Riccardo Santolini (Uniurb) nel Comitato per il Capitale naturale del ministero dell’Ambiente

Riccardo Santolini, professore di Ecologia all'Università di Urbino
di FILIPPO CAMPO ANTICO

URBINO – “La provincia di Pesaro e Urbino è una delle più ricche di capitale naturale ed è un grande patrimonio per l’Italia. Ma per andare avanti bisogna fare investimenti”. Lo dice Riccardo Santolini, docente di Ecologia dell’Università di Urbino, nominato pochi giorni fa componente del Comitato per il Capitale Naturale, che dal 2015, per volontà del ministero dell’Ambiente, si occupa di valorizzare e raccogliere dati sulla ricchezze naturali italiane. Tradotto: quello che rende unico il nostro Paese.

Tutti gli anni, alla fine di febbraio, il Comitato trasmette al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia  un rapporto sullo stato del Capitale naturale italiano, corredato dalle informazioni dei dati ambientali espressi, sia in unità fisiche, ad esempio metri cubi d’acqua che un bacino può erogare, sia in peso economico che la funzione del sistema del Capitale naturale può produrre.

Professore, cos’è il Capitale naturale?

È l’insieme dei beni naturali, cioè aria, acqua, suolo e organismi viventi. Inoltre, si considerano anche le funzioni dirette e indirette che questi sviluppano in favore dell’uomo, che sono necessarie per la sopravvivenza dell’ambiente stesso e delle specie che ci vivono.

Mi faccia un esempio concreto

Il Capitale naturale non è solo quanta legna produce un bosco, ma anche tutto quanto quel bosco fa: l’anidride carbonica che fissa, l’ossigeno che produce, il terreno e l’acqua che riesce a trattenere. Si tratta, dunque, di un nuovo modo di misurare il sistema naturale. Bisogna lavorare per approfondire questo tipo di valutazioni.

Qual è il Capitale naturale di Urbino e dintorni?

Il nostro territorio si trova all’interno di un ecosistema. I nostri boschi hanno tutte le funzioni del Capitale naturale. Le aree protette sono gestite con certi criteri, hanno più funzioni e portano benefici a tutta la comunità.

Quali sono i rischi per il Capitale naturale del nostro territorio?

Le faccio un esempio. Le Marche non sono molto pianeggianti, ci sono coltivazioni con pendenze superiori al 20% e questo fa perdere suolo e materia organica. Poi, a settembre, finita la stagione del raccolto, i campi rimangono vuoti, quindi è importante che anche l’agricoltura guardi al Capitale naturale come una grande opportunità.

Cosa vuole portarsi a casa da quest’esperienza?

L’obbiettivo è riuscire a essere più efficaci possibili nel proporre una serie di azioni che possano far funzionare, in un’economia circolare, questo Capitale naturale e le sue funzioni. Inoltre, vorrei che la nostra attività potesse stimolare la consapevolezza del valore del nostro territorio, che va aldilà della stima economica, ma ha un’importanza per il benessere dell’uomo.

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