Urbino, il consiglio del poeta Piersanti ai turisti: “Salite sul torricino per ammirare la perfezione”

Umberto Piersanti insieme al vicesindaco Roberto Cioppi e ad Amerigo Varotti di Confcommercio
di MARCO FERRARI

URBINO – Come risponderebbe Umberto Piersanti, poeta e romanziere urbinate, se un turista gli chiedesse informazioni sulla sua città?
Il Ducato glielo ha domandato lunedì pomeriggio, a margine del terzo incontro sull’accoglienza turistica promosso dal Comune e dalla Confcommercio: un mini corso in quattro puntate per spiegare ad albergatori e ristoratori come raccontare la propria terra ai visitatori.
“Per prima cosa” risponde Piersanti, immaginando di trovarsi di fronte a un turista immaginario, “salga su un torricino del Palazzo Ducale e guardi il panorama che ha davanti. Troverà la migliore misura che esiste. Il perfetto equilibrio tra la città e il paesaggio”

Il poeta –  78 anni appena compiuti, candidato al Premio Nobel  per la letteratura nel 2015 –  è il relatore principale della conferenza. Siede accanto ad Amerigo Varotti ed Egidio Cecchini di Confcommercio, e a Roberto Cioppi, vicesindaco di Urbino. Confessa di amare profondamente la sua città: “Urbino è il mio luogo dell’anima, e quando arrivo a Pesaro sento già l’aria che cambia. Ognuno di noi ha un luogo dove ha imparato a guardare il mondo, e Urbino è il mio. Ma l’urbinate è brusco!”, racconta, abbozzando anche un’imitazione in dialetto e facendo ridere la platea. “In lui c’è un fondo di diffidenza e di scetticismo. Ed è per questo che deve imparare a fare squadra, a organizzarsi in gruppi o in associazioni, sviluppando un forte senso di comunità”.

Poi scherza con i presenti, “ma vi pare che sono stato invitato a leggere in tutte le scuole delle Marche, tranne in quelle della mia città? In Romagna c’è una forte identità. Ai poeti romagnoli, ci manca poco che gli facciano le statue. L’urbinate invece ha uno spirito troppo scettico e caustico che, se lo salva dalla banalità, al contempo lo restringe.”

La sua ricetta per favorire il turismo è semplice: una maggiore cordialità verso chi viene da fuori, un rinnovato senso di comunità, e un radicale miglioramento dei collegamenti. “Abbiamo un palazzo bellissimo, e siamo pieni di luoghi favolosi” racconta ai giornalisti, ma “è necessario migliorare i trasporti, magari privilegiando quelli su rotaia”.

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