Il percorso a tappe dei rifiuti di Urbino. Dalle isole ecologiche al centro di raccolta

di GIULIA CIANCAGLINI

Il contenitore dei rifiuti elettronici

URBINO – L’ultima classifica stilata da Legambiente è stata impietosa. Urbino non è tra i Comuni della provincia che nel 2017 hanno differenziato più del 65 per cento dei rifiuti urbani e così non è entrato nella lista dei 34 Comuni “ricicloni” di Legambiente.
Il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, ha subito voluto precisare però che, nell’ultimo anno, le cose sono cambiate. “I dati dicono che nel 2018 abbiamo superato quella soglia, siamo al 65,7 per cento di raccolta differenziata”.

LEGGI – Urbino comune virtuoso, nel 2018 la differenziata supera il 65%

“L’aumento della percentuale è un segnale positivo – dice Alessandro Bolognini, presidente di Legambiente di Urbino – noi abbiamo combattuto per l’introduzione del sistema di raccolta porta a porta e ora le cose sono effettivamente migliorate”. Resta il fatto che Urbino è stato tra gli ultimi Comuni della provincia a raggiungere quella soglia del 65 per cento, considerata ormai un requisito minimo per valutare una città efficiente nella raccolta differenziata.Perché questo ritardo? E come si è arrivati finalmente a una raccolta differenziata funzionante? Per capirlo abbiamo seguito i sacchetti dei rifiuti dal momento in cui escono dalle case degli urbinati fino a quando, pressati e stipati, partono sui camion delle ditte specializzate destinati alla discarica o agli impianti di riciclaggio.

Fabrizio, unico addetto al centro di raccolta, divide i rifiuti

Tutto comincia dall’attenzione e dalla buona volontà del singolo cittadino. È lui a portare nell’isola ecologica più vicina i sacchetti con l’immondizia selezionata con cura. Da quelle piazzuole di secchi multicolori, con cadenze precise, i furgoni di Marche Multiservizi trasportano i sacchi a due chilometri e mezzo del centro città, a via Molino del Sole. È lì, in una costruzione bassa dipinta di verde scuro e con il tetto giallo, il cuore del sistema rifiuti della città, il centro di raccolta differenziata. Lo gestisce un uomo di 31 anni, Fabrizio Santini.

È lui a smistare i sacchi di ogni colore e misura. Indossa una divisa arancione catarifrangente, guantoni neri e un sorriso accogliente. Va subito incontro a chi arriva per scaricare sacchi e cose vecchie e gli indica in quale enorme recipiente buttare i rifiuti. Se ci si vuole liberare da un divano vecchio, un televisore, un armadio o un frigorifero, Fabrizio sale sul muletto e con l’aiuto del braccio meccanico sposta gli oggetti più pesanti e ingombranti. “Il problema è anche di sensibilizzazione – spiega Fabrizio mentre trova una bottiglia di vetro in un bidone per la carta – ci sono ancora troppe persone che non fanno la raccolta differenziata o che non la fanno bene”.Qui la spazzatura arriva come la consegnano i cittadini ma Fabrizio non si fida affatto della loro attenzione nella divisione dei rifiuti. “Ci vuole molta pazienza – continua accennando un sorriso – se il sacco è nero lo apriamo insieme, se invece è trasparente diamo un’occhiata per controllare che non ci sia materiale estremamente diverso”.

Il muletto usato per sollevare gli oggetti ingombranti

Due o tre volte al giorno, Fabrizio si siede dietro la sua scrivania, toglie i guantoni, si mette davanti al computer e contatta le ditte che verranno a ritirare l’immondizia selezionata. Così arrivano i camion: per la carta, per il vetro, per la plastica… E partono per la destinazione finale: Rimini, Cesena e Ravenna. Tutti gli scarti misti, dopo la tappa al centro di smistamento, vengono invece portati in Via Ca’ Gasperino, alla discarica di Ca’ Lucio, a una ventina di minuti in auto dal centro storico. Lì l’indifferenziata viene interrata nelle vasche e finisce il suo viaggio. Lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha però bloccato la richiesta di ampliamento del sito che, secondo le previsioni, tra pochi anni verrà chiuso per esaurimento.

Sempre attraverso lo schermo del suo computer, Fabrizio tiene sotto controllo le richieste dell’attrezzatura per la raccolta porta a porta, attiva dal 2016. Il kit gratuito è consistente. Un secchio grigio, con un codice che lo collega alla residenza, e cento buste biodegradabili, oltre a un vocabolario dei rifiuti per differenziare ogni scarto e un calendario settimanale per sapere, a seconda della zona, quando esporre fuori casa il cestino e quando questo sarà svuotato. Marche multiservizi regala tutto questo a ogni appartamento, per incentivare i cittadini a dare una mano al sistema.
Dal computer di Fabrizio risulta però che sono in tanti a non aver ancora ritirato il kit. E questo nonostante le insistenze dell’azienda che ha mandato lettere di sollecitazione ai cittadini.
Il sistema porta a porta ha inciso sul miglioramento dei dati ma la strada è ancora lunga. La gestione dei rifiuti può essere ottimizzata: più persone possono contribuire, nel loro piccolo, alla raccolta differenziata e chi già lo fa può affinare l’attenzione che ripone nel gesto di separare la spazzatura.

La porta chiusa del centro del riuso

Nel centro di raccolta differenziata, fino a poco tempo fa, ad alcuni oggetti veniva concessa una seconda chance. Il proprietario, se riteneva che a qualcun altro potesse essere utile quel che lui stava buttando, lo portava in un apposito container grigio con su scritto “Centro del riuso”.  “Ma questo servizio è chiuso più o meno da marzo dell’anno scorso – spiega Fabrizio – e non ne so precisamente il motivo. Credo sia per ragioni logistiche e di sicurezza”. Quando funzionava aveva un compito fondamentale nella lotta alla cultura dell’usa e getta ma, da quando la porta di quel container è chiusa, non è più così.

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