Avis: “Urbino e provincia in crescita, ma dobbiamo lavorare sui giovani”

L'incontro dell'Avis all'Università di Urbino
di Nicoletta Pettinari

URBINO – Il 2019 dell’Avis di Urbino conta già un incremento del 56% delle donazioni di gennaio e febbraio, in totale 167, rispetto alle 107 dei primi due mesi del 2018. Lo scorso anno sono state effettuate 857 donazioni, divise tra sangue intero (660) e plasma (197), il 17% in più rispetto al 2017. Ma l’età media della popolazione continua ad alzarsi, presto sarà dunque necessario un turn-over generazionale, coinvolgendo più giovani.

Di cifre e dell’importanza della donazione in ottica nazionale ma ancor più comunale e provinciale si è parlato questa mattina a Palazzo Battifferri, nell’incontro “Avis ed economia del dono” organizzato dal Dipartimento di Economia, Società e Politica dell’Università di Urbino.

Coinvolgere i giovani

“La crescita nei primi due mesi di quest’anno è un dato rilevante se si considera che nel periodo invernale influenza e malanni di stagione provocano un fisiologico calo delle donazioni – commenta Massimo Castellucci, presidente di Avis Urbino – ma c’è molto lavoro da fare, in particolare per agevolare il ricambio generazionale sia all’interno dell’associazione che tra i donatori”. Donatori che al momento sono 532 (344 maschi e 188 femmine) e di cui fanno parte anche gli studenti universitari, provenienti soprattutto dalle regioni del Sud (Calabria, Sicilia, Campania).

“Negli ultimi anni abbiamo ricevuto diverse richieste da parte dei giovani, cosa che ci lascia ben sperare. Portiamo avanti molti progetti in collaborazione con le scuole, dove, insieme a un medico, raccontiamo cos’è l’Avis e come opera, senza rischi e a tutela dei donatori”, spiega Castellucci, sottolineando poi che “ci sono segnali positivi per il futuro, anche se le nuove generazioni sono ancora una risorsa da incentivare. Ad esempio, abbiamo una richiesta minima da parte dei giovani donatori di entrare nei consigli direttivi. Bisogna lavorare sotto questo punto di vista”.

Passaparola e comunicazione, i dati provinciali e regionali

Il presidente dell’Avis provinciale di Pesaro e Urbino, Daniele Ragnetti, aggiunge: “La nostra realtà associativa ha registrato buoni risultati negli ultimi tempi. Se consideriamo che in Italia sono circa 1 milione e 300 mila i soci Avis, il 3% della popolazione, nella nostra provincia questa percentuale oscilla fino al 5%. Dai dati statistici il 70% dei donatori arriva per passaparola e contatto diretto, ci manca quel 30% che deve derivare da una comunicazione efficace”.

Nella provincia di Pesaro e Urbino sono presenti 37 Avis comunali e 12.610 donatori (8.382 maschi e 4.228 femmine) suddivisi per fasce d’età: da 18 a 25 anni 1.620 donatori (847 maschi e 773 femmine), da 26 a 45 anni 6.042 (3.941 maschi e 2.095 femmine) e da 46 a 65 anni 4.954 (3.594 maschi e 1.360 femmine). Nel 2018 sono stati 1.043 i nuovi iscritti, la maggior parte dei quali rientra nella fascia da 18 a 35 anni e le donazioni sono state 21.256 (16.596 di sangue intero e 4.660 di emocomponenti).

Nelle Marche l’Avis è presente con 138 sezioni comunali e conta circa 56.000 donatori, che nel 2018 hanno fornito al sistema salute oltre 105.000 donazioni (tra sangue intero, plasma e piastrine). “Stiamo attuando attività concrete che portino a una dinamica virtuosa della cosiddetta economia del dono, di mutua assistenza. Va recuperato quel senso civico del passato che oggi abbiamo smarrito. Ripristinarlo aiuta noi stessi e gli altri” ha detto Hermann Graziano, responsabile della comunicazione di Avis Marche.

Il futuro: “Previsto un calo, servirà ricambio generazionale”

Le docenti intervenute all’incontro, Mara del Baldo e Fatima Farina, e il prorettore della ‘Carlo Bo’, Giorgio Calcagnini, hanno evidenziato il ruolo determinante che l’Avis svolge in tutta Italia e che proprio da un ambiente formativo e giovane come l’università può partire una sensibilizzazione che renda chiaro a tutti come il sangue sia un problema esteso, che riguarda ognuno di noi.

E per il futuro? Il dottor Carlo Pazzaglia, degli Ospedali Riuniti Marche Nord e responsabile del centro trasfusionale di Pesaro e Fano, delinea un quadro non del tutto roseo. Si stima infatti che per il 2020, a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, i donatori diminuiranno del 4,5% e che per il 2050, in base al rapporto tra chi dona e chi non dona, i donatori in Italia saranno in netto calo rispetto agli altri paesi, anche in senso internazionale. “Attualmente i coreani e gli americani sono i migliori donatori al mondo, ma negli Stati Uniti chi dona viene pagato” ha concluso Pazzaglia.

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