#ClimateStrike, duemila studenti in piazza a Urbino: “Non vogliamo morire di clima” – FOTO

di NICCOLÒ SEVERINI

URBINO – Erano duemila, giovani, e si sono fatti sentire. Gli studenti delle scuole, dalle elementari alle superiori, e delle università di Urbino hanno risposto presente a #ClimateStrike, hashtag della manifestazione internazionale contro i cambiamenti climatici. Al termine della sfilata, in piazza della Repubblica, i rappresentanti d’istituto hanno letto le loro motivazioni davanti all’amministrazione comunale rappresentata dal vicesindaco Roberto Cioppi, a cui hanno portato le loro richieste per salvaguardare l’ambiente, partendo dalle buone pratiche da attuare a Urbino, dando il via al dibattito. Fischi per l’assenza del sindaco Maurizio Gambini, che era atteso in piazza per rispondere personalmente alle domande dei ragazzi.

La catena umana

È il simbolo della manifestazione, che si è svolta nelle piazze di tutto il mondo. I ragazzi hanno formato un enorme cerchio tenendosi per mano: “Tutti insieme vogliamo rappresentare il pianeta e lo vogliamo salvare. È in gioco il nostro futuro”.

La catena umana formata dagli studenti

L’iniziativa entra nel movimento #FridayforFuture lanciato da Greta Thunberg, la sedicenne studentessa svedese che sciopera scuola il venerdì per lanciare l’appello ai politici di tutto il mondo di pensare all’ambiente.

Le prime polemiche sono arrivate sull’itinerario. Il Comune ha deciso di cambiare il percorso, con partenza dall’ospedale e non da piazza della Repubblica, come programmato. Arrivato nel centro cittadino da via Raffaello, il corteo ha sfilato fino a Palazzo Ducale e piazza Risorgimento per poi arrivare in piazza della Repubblica. I giovani non si sono mai divisi, camminando, e la catena non si è mai spezzata. “L’unità è la prima cosa”, hanno detto sia i più grandi che i più piccoli.

“Siamo molto contente della risposta degli studenti – hanno commentato Giulia Bartolomei e Alessia Palma, rappresentanti di istituto dell’Itis Mattei di Urbino – devono essere tutti parte dello sciopero e sensibilizzarsi a riguardo. Abbiamo visto tra i nostri compagni la voglia di cambiare: prima non eravamo attenti alla cura dell’ambiente, ora abbiamo aperto tutti gli occhi”.

Altre associazioni hanno partecipato, tra cui Greenpeace e la Cisl. Anche i lupetti degli scout di Urbino e Fermignano sono scesi in piazza vicino ai ragazzi più grandi. “Questo è uno dei punti fondamentali della loro educazione” ha commentato uno dei capisquadra Mauro De Donatis.

“Ci dobbiamo arrabbiare tutti quando a scuola vediamo qualcuno che non rispetta la raccolta differenziata. Nel nostro piccolo, quello che possiamo fare lo dobbiamo fare” dicono i ragazzi.

Cori e Striscioni

“Sciolto il polo, sciolto il futuro!”, “Con Greta salviamo il pianeta”. Erano alcuni dei canti che gli studenti guidati dai loro rappresentanti d’istituto che li incitavano con il megafono. I cartelloni, sia con semplici scritte che con disegni e progetti più elaborati, li hanno disegnati loro. Terra, orsi polari, mare. Questi i soggetti dei loro striscioni.

Uno striscione del liceo artistico di Urbino

La forma non è mai cambiata, sempre la catena umana come rappresentazione. Tutti i ragazzi si sono disposti lungo le pareti di Palazzo Ducale e degli edifici di Piazza del Rinascimento. Non si sono spezzati e insieme cantavano per poi mescolarsi e ritornare alla forma originale.

Al centro della catena in tanti con i loro cartelli, si sono sdraiati a terra. Il messaggio è stato chiaro: “Eccoci. Guardiamo questo cielo che un giorno potrebbe opprimerci, vogliamo rimanere attaccati alla nostra Terra”.

Le proteste e le richieste

La catena si è sciolta solo all’arrivo in piazza della Repubblica. I rappresentanti degli istituti superiori della città sono saliti sulle sponde della fontana e con il microfono in mano hanno fatto sentire le loro ragioni ai rappresentanti dell’amministrazione comunale. Sono rimasti molto delusi dall’assenza del sindaco “fuori per discutere atti e proposte sulla tutela e sulla bonifica del fiume Foglia e le sue aree” ha spiegato il suo vice al Ducato.

Hanno ringraziato i loro coetanei per la presenza – è forse la prima volta dal secondo dopoguerra che c’è una manifestazione così partecipata a Urbino – e hanno toccato i temi più vicini a loro. Le loro richieste sono distributori di acqua potabile in giro per la città, maggiori aree ecologiche per la raccolta differenziata, ma soprattutto smettere di utilizzare piatti e bicchieri di plastica monouso nelle mense scolastiche.

I rappresentanti d’istituto delle scuole

“L’amministrazione comunale ha già provveduto da tempo di utilizzarle già da tempo” ha ricordato Massimo Guidi, assessore all’istruzione, che ha dato un consiglio agli studenti: “Non fate come i politici, informatevi. Aggiornatevi sempre – ha proseguito Guidi – dobbiamo fare tutti di più noi come amministrazione e voi come giovani cittadini”.

Gli studenti chiedevano l’impegno con la firma delle loro richieste al vicesindaco, che però per ragioni burocratiche non è avvenuta.

Le iniziative

Cioppi, fischiato quando ha preso la parola, ha ricordato come l’amministrazione sia attenta al problema. Al prossimo consiglio comunale verrà discusso il piano di adeguamento ai cambiamenti climatici. “Abbiamo la fortuna di vivere in una città patrimonio dell’Unesco, siamo i primi a volerlo preservare. Abbiamo già ridotto la produzione di anidride carbonica (CO2) sotto la soglia del 40% ma non vogliamo fermarci”. Il comune collaborerà con Svim, la società istituita dalla Regione Marche per lo sviluppo economico, con uno sguardo all’ecosostenibilità.

Il vicesindaco Roberto Cioppi

Urbino ha aderito al Life Sec Adapt insieme ad altri 12 comuni marchigiani e di altre nazioni come Spagna e Grecia tra le altre. Il progetto vuole facilitare il passaggio ad un’economia a bassa emissione di carbonio e rendere possibile lo sviluppo sostenibile, grazie al coordinamento delle autorità regionali e delle agenzie di sviluppo.

Il processo diventerà esecutivo con la firma del nuovo Patto dei sindaci per il clima e l’energia che dovrà garantire un aumento dell’efficienza energetica, integrando il cambiamento climatico nelle politiche di sviluppo regionale.

Le istituzioni possono offrire i mezzi, ma i giovani sanno che il cambiamento deve partire dalla cultura del singolo, dai gesti quotidiani: “Dobbiamo essere i primi a non inquinare. Altrimenti, non avrebbe senso chiedere attenzione per qualcosa che non facciamo neanche noi”, hanno sottolineato gli studenti in chiusura.

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