Urbino, una variante per rendere abitabili stalle e fienili. L’opposizione: “Paesaggio a rischio, serve parere Unesco”

di LINDA CAGLIONI e FRANCESCO COFANO

URBINO – Oltre 800 tra stalle, fienili e depositi sparsi per la campagna urbinate potrebbero trasformarsi in agriturismi, bed&breakfast, case private. Oppure in laboratori universitari destinati alla ricerca o uffici privati non aperti al pubblico. Sono solo alcuni degli scenari resi possibili dalla variante che mira al recupero dei fabbricati un tempo legati ad attività rurali e ora inutilizzati, approvata in Consiglio comunale lo scorso 11 aprile. In proposito però, Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, Agricoltura e Tutela del Paesaggio (settori interessati dalla delibera) commenta: “Ne ho solo sentito parlare”.

La misura darebbe slancio all’edilizia: oltre alla ristrutturazione dei fabbricati, infatti, sarebbero necessari anche camminamenti, marciapiedi e stradine per adeguare il territorio alle nuove realtà ricettive. Secondo l’opposizione, però, la variante metterebbe a rischio il paesaggio che circonda Urbino, il cui centro storico è patrimonio Unesco dal 1998.

COSA COMPORTA IL PROVVEDIMENTO

La variante dovrà ora passare al vaglio della Provincia, che dopo la pubblicazione della delibera ha 180 giorni di tempo per dare il suo parere. L’attuale Piano regolatore, redatto da Giancarlo De Carlo nel 1997 subirebbe alcune modifiche. Ad esempio:

  • la sostituzione degli annessi agricoli esistenti in nuovi edifici residenziali;
  • l’innalzamento dell’altezza massima per gli annessi agricoli, che passa dagli attuali 4/4.5 metri a 6 metri;
  • l’installazione di strutture leggere coperte con telo in pvc o simili solo per i manufatti destinati al fieno e ad altri tipi di foraggio.

Carte alla mano, ad oggi risultano sui 226 chilometri quadrati di territorio urbinate 437 immobili con funzioni connesse alle attività agricole mentre i locali destinati al deposito sono 373. A completare il quadro catastale vanno aggiunti altri 64 manufatti, classificabili come scuderie, stalle o autorimesse. Risultano dunque 874 fabbricati che con la variante al Piano regolatore generale potrebbero diventare abitabili: “Questa misura permette di recuperare strutture che esistono già senza lo spreco di ulteriore suolo. Puntiamo a valorizzare ciò che esiste già” ha detto durante il Consiglio comunale il sindaco Maurizio Gambini, che legge in questa mossa anche l’occasione propizia per risollevare dalla crisi il settore edilizio, oltre che una strategia per ripopolare il territorio, magari convincendo qualche figlio a trasformare l’annesso di famiglia in una casetta per star vicino a mamma e papà.

LE POLEMICHE DELLA MINORANZA

Resta scettica, però, l’opposizione, che vede nella variante una minaccia per il paesaggio. Secondo Maria Clara Muci (Pd) , “con questa delibera si va incontro a una radicale modifica dei nostri luoghi. Il centro della città è stato riconosciuto patrimonio Unesco più di 30 anni fa e anche se il parere dell’organizzazione non è vincolante noi non possiamo agire senza tenerne conto”.

All’epoca del suo ingresso nel sito culturale, l’Icomos (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti) aveva chiesto a Urbino di impegnarsi a conservare i suoi tesori architettonici e l’ambiente che ne costituiva lo sfondo panoramico. Richieste che furono soddisfatte con la stesura del Prg, redatto dal celebre architetto Giancarlo De Carlo e approvato nel 1997. Videro così luce le cosiddette “buffer zone”, ossia zone tampone attorno alle mura istituite per proteggere le costruzioni rinascimentali, la cui integrità era valsa la prestigiosa iscrizione tra i siti Unesco.

I CONTATTI CON L’UNESCO

Ed è proprio sul destino delle buffer zone che, sulla questione edilizia, il confronto tra le parti si è fatto più aspro. Il Pd, nel corso dello stesso Consiglio comunale, ha infatti presentato un emendamento per preservare le zone tampone, che però non è stato accolto: “Trasformare un annesso agricolo ha delle conseguenze sul piano urbanistico che non possiamo ignorare: impone la costruzione di strade, di camminamenti che modificheranno per forza il paesaggio. Volevamo che almeno si tenesse conto delle buffer zone, che nelle linee guida dell’Unesco erano pensate per proteggere il paesaggio, la cui integrità ha reso possibile il riconoscimento dell’Unesco” ha detto la Muci in aula.

Una finestra di dialogo con l’organizzazione culturale è già stata aperta dalla lista civica Cut, che ha indirizzato all’Unesco una lettera per conoscere il loro parere sulla variante. “Abbiamo già ricevuto un riscontro dalla commissione Unesco francese – ha spiegato l’ex vicesindaco Francesca Crespini della lista Cut – ma ha rimandato la questione alla sezione italiana, dalla quale stiamo ancora attendendo una risposta”. Nella corrispondenza inviata la lista civica scrive che “l’attuale Amministrazione ha adottato atti urbanistici in pieno contrasto con gli indirizzi sino ad ora seguiti, atti che promuovono trasformazioni edilizie diffuse in grado di trasformare e deturpare il territorio agricolo anche in prossimità del centro storico. […] Si chiede l’intervento di questa spettabile organizzazione volto a dissuadere l’Amministrazione comunale dal porre in atto le modifiche urbanistiche […]”.

Secondo Sgarbi, tuttavia, il parere dell’Unesco in materia non ha alcuna importanza: “Il principio di ristrutturazione di per sè è opinabile, occorre capire in che modo si attuerà e avere il parere della Sovrintendenza”. In risposta alle obiezioni avanzate, Gambini sottolinea come “la città sia patrimonio Unesco per il centro storico. Il resto è uno scempio, tra cui le zone della Piantata, di Mazzaferro, dell’ospedale. Questa delibera vuole migliorare il paesaggio, rinnovare le strutture fatiscenti senza stravolgere il paesaggio, incentivare la residenzialità senza consumare il suolo per convincere le persone a tornare qui”.

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