Josefa Idem alla Figc di Urbino incontra i giovani: “La chiave è il divertimento”

Josefa Idem durante l'incontro alla sede della Figc di Urbino
di NICCOLÒ SEVERINI

URBINO – L’homo ludens non si può scindere dall’homo esplorans. Con questa frase dell’etologo Konrad Lorenz, lo psicologo della Figc Sammy Marcantognini ha introdotto una sua collega, che però fa questo mestiere da poco. Prima vinceva medaglie olimpiche, mondiali ed europee: Josefa Idem. Per lei, infatti, gioco e apprendimento vanno di pari passo: “È il divertimento la miglior forma di insegnamento, finché si gioca si impara”.

Dalla pagaia alla formazione

L’ex campionessa di canottaggio e kayak, e ministro dello sport da aprile a giugno 2013 del governo di Enrico Letta, ha tenuto il workshop dal titolo “Lo sport come palestra di vita” al centro federale territoriale della Figc (Federazione italiana giuoco calcio) a Urbino. Gli incontri di formazione per l’apprendimento e l’allenamento sportivo dei giovani è diventato il suo mestiere, ma soprattutto il suo obiettivo. Infatti, oggi lavora come psicologa per la federazione, ma il suo curriculum sportivo dice che è stata l’atleta femminile con più partecipazioni ai Giochi, otto consecutive, da Los Angeles 1984 a Londra 2012, rappresentando due nazioni e vincendo due bronzi (uno con la Germania Ovest e uno con l’Italia) e con la maglia azzurra due argenti e un oro all’edizione di Sydney nel 2000. La Idem nel suo percorso post agonistico attraverso le sue esperienze cerca di tenere corsi di formazione per piccoli atleti. Non sotto il profilo sportivo, ma quello mentale

“Quali sono le competenze che deve avere un buon atleta?” chiede al pubblico composto da allenatori, dirigenti genitori, ma soprattutto bambini e ragazzi in apertura dell’incontro. Disciplina, rispetto, determinazione sono solo alcune delle risposte alla domanda. Per la campionessa, la base di partenze è una sola: la passione. Parlando dei tempi moderni critica il “nuovo” sport: “A volte ci sono altri interessi dietro, purtroppo anche nei settori giovanili – ammonisce la Idem – c’è chi lo vede come mezzo per fare carriera, come un motivo di vanto. Questo nuovo modello di business rovina il gioco, perché non è più gioco”.

Se ci si diverte non c’è sacrificio

“Quando avevo 15 anni, in Germania, avevo un allenatore che mi vedeva come il suo talento ma i suoi metodi autoritari mi stavano allontanando dallo sport”, racconta la Idem. Da qui, lo spunto: non è vero che la fatica è il mezzo per migliorare. Solo grazie al gioco e al divertimento si migliora: “Se c’è, la fatica non si sente e così si costruiscono gli allenamenti”, spiega l’ex canoista italo-tedesca.

Le viene da sorridere quando le chiedono di quali sacrifici abbia fatto in carriera:”Non ho ne ho mai fatti. I sacrifici sono altri, li fa chi annega nei mari per cercare le nostre fortune”. Ogni ragazzo per crescere ha bisogno di seguire un percorso diverso. L’allenatore deve indicare la via con la disciplina, non inculcare soluzioni predefinite. L’allenamento deve essere il momento in cui si prendono gli accordi dei ruoli, ma poi in campo scende il giocatore e lì deve esprimere il proprio estro. Perciò una mamma, dal pubblico, ha proposto un momento di autogestione dei ragazzi durante il gioco e la Idem ha apprezzato molto l’idea dicendone che ne terrà conto nei suoi lavori futuri

In chiusura una frecciata all’agenda politica italiana: “Si parla di sport solo quando le cose sono già andate male. Si cerca sempre di trovare soluzioni ma non si cerca mai di programmare qualcosa per farle andare bene”. L’ex campionessa olimpica, quindi, invita i nostri politici e il nostro sistema scolastico ad occuparsi della questione direttamente nelle strutture: “Nei paesi esteri è l’educazione fisica è una materia importante quanto la letteratura o la matematica. Da noi è la nicchia, ci sono solo due ore a settimana nelle scuole, se va bene”.

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