Maltempo di maggio: Coldiretti conta i danni nella provincia di Pesaro e Urbino

Furlo, frazione di Acqualagna allagata dall'esondazione del Candigliano
di LUCA GASPERONI

URBINO – La pioggia si è fermata ed è il momento di contare i danni. La violenta perturbazione che ha colpito le Marche in questi giorni ha portato corpose precipitazioni e temperature invernali  dopo un inverno secco che ha visto il 55% di precipitazioni in meno. I vigili del fuoco durante il maltempo di ieri ,13 maggio, quando è caduta in 18 ore la quantità di pioggia che viene registrata solitamente in tutto il mese di aprile, hanno effettuato circa 50 interventi nella provincia di Pesaro e Urbino per risolvere i problemi di viabilità, ma soprattutto aiutare gli agricoltori.

Come riportato da Confagricoltura infatti, grandine e vento hanno provocato ingenti danni alle coltivazioni agricole e alle strutture (capannoni, serre, tunnel), provocando la caduta di alberi e l’allettamento delle colture già alte in campo. Le zone più colpite sono state Pesaro, Vallefoglia e Montelabbate.

“La grande quantità di acqua caduta da un lato era necessaria dopo i mesi di siccità autunnale e invernale – commenta Paolo Di Cesare, direttore Coldiretti della provincia PU – “dall’altro ha compromesso produzione e raccolta di alcuni prodotti”.

I disagi maggiori sono stati per le colture da frutta, in special modo le ciliegie, come spiega Di Cesare: “Per la ciliegia le conseguenze sono gravissime: tanta acqua fa andare a male il frutto, il forte vento scuote i rami e lo fa cadere , in più siamo in una fase di raccolta e il maltempo la impedisce”.

A rischio ci sono anche le fragole coltivate a terra, troppa acqua potrebbe farle marcire anche se, di solito, sono abbastanza protette. Il direttore di Coldiretti prosegue poi la panoramica delle colture:  “Gli altri frutti del territorio, albicocche e pesche, non stanno avendo grosse conseguenze e fortunatamente andranno in produzione il mese prossimo”.

“La fioritura è danneggiata dalle temperature”- dice Di Cesare – “quando il frutto si blocca in quella fase poi non si sviluppa completamente”. I meloni e le viti sono i primi a risentire delle basse temperature di un maggio anomalo. Per quanto riguarda il grano e il fieno invece i problemi sono l’allettamento e le perturbazioni che piegano lo stelo.

Molti tecnici sono all’opera per fare una ricognizione delle conseguenze: secondo un’analisi parziale già si contano perdite per milioni di euro. Entrano qui in gioco le misure di prevenzione e  compensazione del Fondo di Solidarietà nazionale (Fsn) e del Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), previste per i danni al settore agricolo provocati dalle avversità atmosferiche eccezionali o dalle calamità naturali.

Le prime consistono nell’incentivare gli agricoltori a tutelarsi da rischi agricoli attraverso la stipulazione di contratti assicurativi. Una pratica che in Italia, ma soprattutto nelle Marche, tarda ancora a diffondersi.

“I fenomeni climatici si vanno sempre più intensificando, la cultura assicurativa deve entrare nella cultura agricola” – ammonisce Di Cesare – ” ci sono dei contributi che possono coprire fino al 70% del premio assicurativo, proprio per renderli più accessibili”. Le misure di compensazione invece sono quelle successive al danno e si concentrano sul ripristino dell’attività produttiva, aiutando a riattivare le infrastrutture necessarie con una bonifica.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi