A Urbino tanti defibrillatori, ma alcuni sono sconosciuti al 118

Il Dae alla sede centrale dell'università Carlo Bo, in via Saffi 2
di GIACOMO PULETTI

URBINO – Scuole, strutture sanitarie, università. E poi centri sportivi, bar, caserme. Dopo due anni il Ducato è tornato a verificare la collocazione e il funzionamento dei defibrillatori a Urbino, fondamentali negli attimi più concitati, quando non c’è un secondo da perdere. I dispositivi salvavita presenti nel territorio sono almeno 35, cui si aggiungono gli oltre 20 all’interno delle strutture gestite dall’azienda sanitaria unica regionale (Asur).

Non pochi, dunque, ma la mancanza di informazione e coordinamento tra enti li rende talvolta ininfluenti. A Ferragosto in piazza della Repubblica una signora è morta in seguito a un arresto cardiaco. “In quell’occasione nessuno sapeva che a pochi metri da lì, al collegio Raffaello, c’era un defibrillatore, è assurdo che ci sia la possibilità così concreta di salvare una vita e i cittadini non abbiano le informazioni adeguate” dice Gabriele Lani, responsabile del 118 Area Vasta 1.

Il dirigente spera nella rapida approvazione della legge sull’utilizzo dei defibrillatori automatici esterni (Dae) e semiautomatici in ambiente extraospedaliero, approvata alla Camera il 30 luglio di quest’anno e ancora bloccata in Parlamento. “Con un’app sarà possibile geolocalizzare i defibrillatori e soccorrere in breve tempo la persona in scompenso cardiaco – spiega Lani – ma qui a Urbino come nel resto d’Italia serve maggiore intesa tra gli attori coinvolti, a partire da Comuni, enti e associazioni che gestiscono i Dae”.

In attesa che l’iter per l’approvazione definitiva si sblocchi, dalle verifiche emerge molta incertezza, tra apparecchi non registrati, mancanza di una rete di coordinamento e necessità di maggiore informazione ai cittadini. Molti Dae, infatti, vengono acquistati da privati che poi non compilano il modulo che permette di avere una mappatura completa degli apparecchi.

Lo stato dell’arte a Urbino

L’università Carlo Bo è dotata di sei Dae sparsi in alcune sedi, da quella centrale in via Saffi al campus scientifico Enrico Mattei, passando per palazzo Albani, la piscina Mondolce e la facoltà di scienze motorie in via dell’annunziata. La manutenzione è affidata a una ditta convenzionata che ogni sei mesi controlla che i dispositivi siano funzionanti e pronti all’uso.

All’avanguardia anche le scuole di diverso ordine e grado: due i defibrillatori presenti all’Itis Mattei, così come al liceo scientifico e delle scienze umane Laurana-Baldi e all’Istituto Volponi. Uno invece quello in dote all’Istituto Raffaello, che data la temporanea inagibilità della sede principale è ora custodito a Castel Cavallino. Le ditte produttrici fanno manutenzione regolare su tutti gli apparecchi: provvedono al cambio di batterie e piastre quando necessario.

I segnaposto rossi indicano i Dae in scuole e università; quelli blu i defibrillatori che si trovano nei centri sportivi; quelli verdi altri luoghi

L’Asur si occupa invece di alcuni Dae presenti nel territorio, come quello in dote alla polizia locale in piazza Borgo Mercatale, e di quelli, circa trenta, presenti nelle strutture ospedaliere di Urbino. “Mesi fa abbiamo chiesto di organizzare un incontro e sembrava tutto fatto – racconta ancora Lani – poi non abbiamo saputo nulla, ma credo che sia l’amministrazione comunale sia gli altri enti coinvolti siano consapevoli dell’importanza di questa iniziativa. Serve maggiore collaborazione”.

D’accordo sulla necessità di  maggiore coordinamento Maurizio Gambini, sindaco di Urbino: “Abbiamo già tanti defibrillatori nelle scuole e nei centri sportivi – ragiona il primo cittadino – ma occorrono sponsorizzazione e risorse per acquistarne altri. Ce ne stiamo occupando e approfitto dell’occasione per dichiararmi disponibile a un tavolo di lavoro sul tema”.

L’esempio di Motoducali

Un defibrillatore portatile che potrebbe salvare la vita in caso di bisogno, trasportato dentro un bauletto speciale annesso a uno dei mezzi di Motoducali, prima associazione nelle Marche a dotarsi di uno strumento del genere. L’idea è venuta a Filippo Biagetti, consigliere del motoclub, che spera in questo modo di aumentare la sensibilità verso un tema ancora poco conosciuto.

“Durante gli eventi ai quali parteciperemo, come ritrovi o manifestazioni, porteremo il Dae sempre con noi – spiega Biagetti al Ducato –, la moto sarà presentata l’8 dicembre nel corso della nostra cena di beneficenza, i cui proventi andranno all’associazione Valeria Onlus”. Sette centauri di Motoducali hanno frequentato il corso di preparazione all’uso del defibrillatore e durante i viaggi indosseranno una giacca per farsi riconoscere, sperando che non sia mai necessario. Nel caso del motoclub il defibrillatore è stato subito registrato alla centrale del 118 competente, cioè Pesaro soccorso, ma non sempre questo accade.

Il punto in Italia

La legge Disposizione in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero si compone di nove articoli. Lo scopo è quello di aumentare la diffusione e l’uso dei Dae in diversi luoghi, anche da parte di soggetti non formati (oggi può intervenire solo chi ha frequentato un corso specifico), regolando il collegamento con la rete nazionale del 118 e promuovendo campagne di informazione e sensibilizzazione.

Rifacendosi ai principi dell’articolo 54 del codice penale, all’articolo 3 viene sancita “la non punibilità delle azioni connesse all’uso del Dae”, e all’articolo 5 della legge si specifica che la formazione degli studenti relativa alle tecniche di primo soccorso deve riguardare anche l’utilizzo dell’apparecchio salvavita. Ma è l’articolo 6 che potrebbe portare i maggiori effetti positivi sull’informazione: entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge tutti i soggetti già dotati di un defibrillatore, pubblici o privati che siano, saranno obbligati a darne comunicazione alla centrale operativa del 118 competente per territorio.

In questo modo, tramite un’app sarà possibile geolocalizzare in breve tempo il Dae più vicino al luogo di bisogno e ridurre il tempo d’intervento sulla persona da soccorrere. “Il tempo è un’arma fondamentale – dice Alessandro Capucci, ex direttore della Clinica aritmologica di Ancona e ideatore nel 1998 del “Progetto Vita” a Piacenza, grazie al quale sono state salvate 125 vite – ogni minuto che passa dopo una fibrillazione cardiaca aumenta del 10% il rischio di morte. In questi casi il defibrillatore è il nostro principale alleato”.

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