Dal piccolo studio di Urbino ai ghiacci della Groenlandia: Giorgio Spada lancia l’allarme sui cambiamenti climatici – VIDEO

Il professor Giorgio Spada, docente di Fisica della Terra alla Carlo Bo
di GIACOMO PULETTI

URBINO  – Secondo la rivista britannica Time l’attivista svedese Greta Thunberg è la persona dell’anno 2019. Il riconoscimento arriva al termine di un anno decisivo nella lotta ai cambiamenti climatici, dei quali da decenni la scienza segnala l’emergenza, ma spetta poi ai governi il compito di prendere provvedimenti. Tra gli scienziati che con il loro lavoro si battono per evidenziare la necessità di contrastare il surriscaldamento globale c’è il professor Giorgio Spada, docente di Fisica della Terra al dipartimento di Scienze pure e applicate all’Università Carlo Bo di Urbino. Lo scienziato ha pubblicato, insieme ad altri colleghi, uno studio sulla rivista Nature.

“Nella nostra squadra ci sono esperti di geofisica, oceanografia e matematica”, commenta Spada nel suo studio al secondo piano del dipartimento di Fisica. Sulla sua scrivania grafici, modelli matematici e un mappamondo ad aria di qualche anno fa. “Per capire la velocità di scioglimento dei ghiacci – prosegue indicando sul mappamondo le aree interessate – utilizziamo le variazioni del campo di gravità terrestre e la distanza tra i satelliti e i ghiacci stessi”.

Il professore ha contribuito sviluppando tecniche che permettono di capire la differenza tra gli effetti prodotti dal surriscaldamento globale attuale e quelli causati dalle variazioni in corso da migliaia di anni. La conclusione è che i ghiacci che si sciolgono a velocità maggiore sono quelli adiacenti alle coste, mentre quelli nella zona centrale dell’isola più grande del mondo, paradossalmente si stanno inspessendo.

Spada fa parte di un network di 89 scienziati polari di 50 organizzazioni internazionali che da anni studiano lo scioglimento dei ghiacci nei poli, sostenuti dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e dalla Nasa. L’Ice sheet mass balance intercomparison exercise (Imbie) – questo il nome del network – ha pubblicato sulla rivista Nature i risultati di un’analisi sullo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, oggi sette volte più elevato rispetto al 1992.

Il modello di lavoro sviluppato permette anche di capire in quali zone del mondo l’innalzamento dei mari sarà più imponente. Tra queste, le isole del Pacifico come Tonga e Kiribati, i cui governanti hanno espresso il loro grido d’aiuto durante la Cop25 in corso a Madrid.

“Le acque dei nostri oceani sono sempre più calde e il fenomeno è molto meno uniforme rispetto allo scioglimento dei ghiacci – spiega il docente Uniurb con un passato all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e un dottorato in Fisica all’Alma Mater di Bologna – nella fascia equatoriale questo effetto è molto rapido”. Così rapido che, insieme allo scioglimento dei ghiacci, secondo Spada potrebbe portare a un innalzamento dei mari di sette metri nel caso di estinzione della Groenlandia e di 60 metri in caso di estinzione dell’Antartide.

Già nel 2018 era stato pubblicato sulla rivista scientifica statunitense uno studio dell’Imbie che metteva in guardia dall’emergenza dei cambiamenti climatici, e a questa pubblicazione ne seguirà con tutta probabilità un’altra nel 2020. Nel frattempo, Spada si muove tra le lezioni al dipartimento di Fisica e i meeting in Groenlandia e in Alaska, coordinati da Andrew Sheperd dell’università di Leeds.

Fino a qualche anno fa il docente si avvaleva anche del Programma nazionale di ricerca in Antartide, finanziato dal Miur, che garantiva il denaro necessario, ma ora che i fondi si sono esauriti l’università contribuisce alla continuazione degli studi. Nel Regno Unito i fondi arrivano dal British Antarctic Survey, che si occupa delle variazioni climatiche al Polo Sud. “Aumentare l’attenzione sul tema proprio durante la Cop25 era fondamentale – conclude Spada – speriamo che Greta lo legga portando il messaggio ai potenti del mondo”.

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