Vinse in Serie A e morì ad Auschwitz, la storia di Arpad Weisz nel corto del liceo Laurana-Baldi e Centro Francesca

di NICCOLÒ SEVERINI

URBINO – Un pallone, la necessità di ricordare e una scuola. Il liceo Laurana-Baldi di Urbino, in collaborazione con il centro socio educativo Francesca, ha realizzato un cortometraggio per ricordare e far conoscere la storia dell’allenatore di calcio Arpad Weisz, ebreo, che vinse tre campionati e morì ad Auschwitz. I ragazzi, coordinati dal professore di educazione fisica Antonio Cervellera, hanno girato il corto sui binari della ferrovia dismessa partendo dal libro di Matteo Marani giornalista e scrittore, Dallo scudetto ad Auschwitz.

Arpad Weisz vinse uno scudetto con l’Inter nel 1930 (il primo torneo denominato Serie A) e due con il Bologna nel 1936 e 1937 nell’Italia fascista. Il 1938 fu l’anno che segnò il suo destino. Il 16 ottobre la società rossoblù lo rimosse dall’incarico, su pressione della prefettura, dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali. Grazie alla cooperazione con il Cse Francesca i ragazzi si sono calati nel contesto in tutto. Abiti dell’epoca, registri e anche la riproduzione fedele dell’esonero forzato di Weisz il 16 ottobre del 1938 dal Bologna, con il prefetto che “sconsigliava” l’esercizio di un ebreo su campi sportivi e su suolo pubblico.

Il Bologna di Weisz che bissò lo scudetto nell’annata 1936-1937 – Foto da Wikipedia

“Volevamo organizzare qualcosa per il giorno della memoria nel 2018 – spiegano i ragazzi della 5 C del liceo scientifico – poi il nostro professore di educazione fisica Cervellera, ci ha fatto conoscere questo libro e siamo partiti da lì”. Il progetto, realizzato in collaborazione con il centro socio educativo Francesca è durato più di un anno. Dopo la lettura del libro, i ragazzi hanno steso la trama e le conversazioni che Weisz avrebbe potuto avere con gli altri deportati sui binari della ferrovia, in attesa del treno per la Polonia. Valentina Bartolucci, studentessa della 5C ha spiegato: “Questo lavoro è stato importante perché abbiamo evidenziato come non fossero prigionieri solo gli ebrei, ma anche gli omosessuali, gli oppositori politici e i disabili”. Il corto ha ricevuto il premio nella categoria “cinescuola” all’International film festival di Fano nel settembre 2019, al termine di un progetto durato oltre un anno. Il 27 gennaio è stato presentato ufficialmente al teatro Sanzio nel giorno della Memoria.

Dallo Scudetto ad Auschwitz

Nel 2007, Marani stava curando uno speciale per i cento anni del Bologna e rivivendo il passato della squadra cominciò a interessarsi quell’allenatore, quasi per curiosità: “Che fine ha fatto Arpad Weisz?”. Risposta: l’allenatore ungherese è stato costretto a terminare la sua carriera per le leggi razziali e la sua vita nel campo di sterminio di Auschwitz. L’indizio chiave è arrivato da un’altra scuola, il Bombicci di Bologna. Lì Marani ha cercato informazioni su Roberto Weisz, figlio di Arpad, che era presente nei registri scolastici fino al 1938, anno di entrata in vigore delle leggi razziali. E poi cancellato. Grazie ai suoi compagni di scuola, riuscì a ricostruire la tragica fine della famiglia. Da quell’ottobre la fuga in Olanda, dove allenò fino al 1942, anno in cui la Gestapo lo catturò insieme alla moglie Elena e i figli Roberto e Chiara, di 11 e 9 anni. Quel giorno fu l’ultimo che la famiglia Weisz passò insieme. Arpad fu mandato nei campi di lavoro dell’Alta Slesia, in Polonia, e trasferito ad Auschwitz, due anni dopo, non più in grado di lavorare. Lì dove due anni prima fu sterminata la sua famiglia e lì dove trovò la morte in una camera a gas il 31 gennaio del 1944.

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