Quando Urbino scoprì le radio libere

di ALICE POSSIDENTE

URBINO – Video killed the radio star, recitava una celebre canzone dei Buggles, uscita nel 1979. Oggi, in realtà, sembra vero il contrario. La radio sta tornando in voga e forse sta ‘uccidendo’ la televisione. Come negli anni ’70, quando radio libere fiorivano in tutta Italia, Urbino inclusa.

Nella città ducale, in quegli anni, ne nacquero ben quattro: Radio Urbino Montefeltro, Radio Charlie, Radio Studio 94 e Controradio. Nella Giornata mondiale della radio indetta dall’Unesco, oggi 13 febbraio, abbiamo “resuscitato” antichi ricordi con i protagonisti di quegli “anni d’oro”.

L’anno zero, per le radio libere, è stato il 1976, dopo la liberalizzazione dell’etere sancita dalla Corte costituzionale. Magari non erano proprio “star” i personaggi che parlavano al microfono, ma una loro fetta di notorietà in città erano riusciti a conquistarla.

Quattro radio con temperamenti diversi, in cui ciascun urbinate poteva rispecchiarsi e identificarsi. Radio Urbino Montefeltro, di stampo cattolico, legata a Comunione e Liberazione; Radio Charlie completamente a-politica; Controradio, di sinistra, associata all’università; Radio Studio 94, più giovane delle altre tre e con una velata connotazione di sinistra. Ma, al contrario di quello che si possa pensare, le quattro emittenti non erano in competizione tra loro.

Oggi, i nostalgici di quell’epoca possono rivivere “i bei tempi andati” nel gruppo pubblico su Facebook che conta su 3700 membri e aggrega speaker, dj e fan. Si condividono foto e ricordi dei tempi che furono e, naturalmente, musica – non solo del passato. E tra post e canzoni si legge una nota di nostalgia. Tra le memorie, le date sono confuse. I ricordi sono spesso legati ad avvenimenti privati. “Sa, ricordo bene quel periodo, era l’anno di nascita del mio secondo figlio”, dice qualcuno. Di sicuro, però, si ricordano nitidamente le emozioni di quegli anni.

Radio Urbino Montefeltro

Radio Urbino Montefeltro è stata la prima radio della zona e la terza della provincia, dopo Radio Stella Pesaro 103 e Radio Esmeralda di Fano. Nata sotto l’influenza di Comunione e liberazione, è stata attiva per 17 anni, dal 1976 al 1993. Domenico Campogiani, uno dei fondatori, nell’anno di nascita della radio aveva 20 anni.  “Lessi un articolo di una rivista di Comunione e liberazione che parlava di una radio cattolica che era nata a Milano, Radio Super Milano. Nello stesso periodo un amico aveva creato una radio cattolica a Rho”. E così, anche a Urbino arrivò una radio libera, dello stesso stampo.

Campogiani ricorda ancora il giorno in cui Radio Urbino Montefeltro ha visto la luce: era il 15 luglio 1976. “Insieme agli amici universitari, l’ala cattolica di Urbino, creammo una cooperativa. Abbiamo comprato un trasmettitore con pochissimi soldi, un giradischi e un piccolo mixer”. La sede di Urbino era in centro, in via Santa Chiara.

Le sedi della radio si articolavano in tre studi: a Urbino, a Montegrimano e a Piandimeleto. Le trasmissioni della sera si collegavano, in diretta, da uno studio all’altro. In 17 anni i microfoni di Radio Urbino Montefeltro hanno visto passare decine di ragazzi, futuri professionisti e docenti universitari. Gli appuntamenti erano vari: messe, conferenze, la diretta dell’Urbino calcio e un programma politico, “Il polemico”, condotto da un giornalista locale.

Radio Urbino Montefeltro non sopravvisse alla legge Mammì, del 1990, che modificava in parte le regolamentazioni dei sistemi radiotelevisivi e che prevedeva che le emittenti avessero personale assunto, cosa che non accadeva a Radio Urbino Montefeltro. “Eravamo tutti volontari – dice Domenico Campogiani – alcuni con rimborso spese. Avevamo pubblicità locale, che all’epoca funzionava”.

Radio Charlie

Nata nel 1980, Radio Charlie non aveva connotazioni politiche, trasmetteva principalmente musica. La prima sede si trovava “in uno spazio di 5 metri per 5”, ricorda Massimo Mancini, non molto lontano dall’ospedale. “Rappresentava lo spirito della vera radio libera, un ingresso, 2 stanze e un bagno” continua. Negli anni la radio ha cambiato sede: il secondo studio era in Via Matteotti (sopra l’attuale Bar del Vecchio Mulino) e la terza a Castel Cavallino. Era una società cooperativa, fondata da due soci e frequentata da una trentina di persone, tutti volontari. Fabio Fraternale era uno di loro, faceva lo speaker. Nel 1984 ha cominciato a collaborare con Radio Charlie e alla sua chiusura (nel 1991) passò a Radio Studio 94 insieme ad altri ragazzi.

Massimo Mancini era uno dei soci fondatori di Radio Charlie. Seguiva i dj e seguiva la linea musicale. “Le radio libere erano lo specchio della gioventù, così come lo era la musica che trasmettevamo”, dice. “Se oggi i giovani ascoltano la trap o la tecno, all’epoca c’era il rap o la disco. Si seguivano le mode e i generi”.

Il logo di Radio Charlie, una stellina con gli scarponi e microfono in mano è stato creato da Fabio Galavotti, un grafico che ha disegnato anche le copertine degli album dei Litfiba. “Una sera in pizzeria a Urbino, su un tovagliolino di carta, ha disegnato il logo” ricorda Mancini.

Radio Charlie è sopravvissuta anche dopo la legge Mammì, perché il suo palinsesto prevedeva notiziari fatti da giornalisti assunti. Ha chiuso i battenti nel 1993 e quell’anno anche Mancini passò a Radio Studio 94 dove curava la parte musicale, era dj, comprava i dischi, “in quel periodo c’erano già i primi cd”, ricorda.

Radio studio 94

Radio studio 94, un po’ meno conosciuta in città rispetto alle altre, è l’ultima nata sotto l’onda delle radio libere. Aveva un’ideologia di sinistra abbastanza velata ma trasmetteva principalmente musica. Aveva sede di fronte all’ospedale, in uno spazio ricavato sotto l’albergo Piero della Francesca. Il fondatore era Marco D’Errico, all’epoca studente e portiere di notte, oggi docente di italiano e giornalista. D’Errico ricorda che i ragazzi che collaboravano erano dei “tuttofare”. “Bisognava intendersene anche di elettronica. Alcuni di noi andavano a sistemare i ripetitori sul Monte Nerone, quando i temporali facevano saltare il segnale” ricorda D’Errico.

Radio Studio 94 riuscì ad ottenere i requisiti previsti della legge Mammì e continuò le trasmissioni fino a metà degli anni ’90. Giorgio Ubaldi è stato amministratore per quattro anni. Aveva una sua trasmissione, “Cuori solitari”, che andava in onda il giovedì sera. “Avevamo anche ideato una radionovela, “Elenas”, ispirata a una ragazza greca che studiava a Urbino”. E c’era spazio anche per la satira politica: “Negli anni di Tangentopoli avevamo fatto una trasmissione  comica in cui io interpretavo ‘Pinuccio il bambino’ che giocava nel cortile. Allo zio Achille (Achille Occhetto) rubavano la bicicletta, e il bimbo diceva è stato zio Arnaldo (Forlani), oppure è stato zio Bettino (Craxi), adesso vado dal signor Giulio (Andreotti) e mi faccio ridare la bicicletta” ricorda.

A lavorare c’erano una trentina di persone. Le storie della radio si intrecciavano con le vicende personali dei ragazzi. “Alcuni si sono conosciuti proprio dietro i microfoni e hanno messo su famiglia. Ora sono sposati e i loro figli sono grandi” ricorda D’Errico.

Radio studio 94 è stata anche la prima radio a trasmettere in diretta le partite dell’Urbino calcio, attraverso un telefono cellulare. Ha terminato le trasmissioni a metà degli anni ’90.”Non ha chiuso, in realtà – ricorda Ubaldi – ha venduto le frequenze a radio Cuore”.

Controradio

Controradio, ha avuto una storia più breve, rispetto alle altre due. È durata solo quattro anni, dal 1976 al 1980. Aveva sede in Via Piave e aveva una connotazione espressamente di sinistra, sotto il beneplacito dell’allora rettore Carlo Bo. Di sinistra già a partire dal nome. Gli ascoltatori ricordano che, al di là dei programmi politici, trasmetteva principalmente musica rock.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra e di terze parti maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi