Stocchi: “La ricerca è fondamentale per l’Università di Urbino. Abbiamo docenti eccellenti, ma pochi fondi”

Vilberto Stocchi, rettore dell'università di Urbino
di MARIA PIA PETRAROLI

URBINO – Solar Orbiter è in volo verso il Sole da diverse ore e Vilberto Stocchi, il rettore dell’università di Urbino, seduto nel suo studio a palazzo Passionei, non nasconde l’entusiasmo per la professoressa di Fisica Catia Grimani e il tecnico informatico Michele Fabi, che dall’Ateneo ducale hanno collaborato direttamente alla missione spaziale. “Sapere che c’è un pezzo di Urbino lassù non può che rendermi orgoglioso”.

SOLAR ORBITER – Dall’Università di Urbino il contributo alla missione spaziale europea verso il Sole

Non è la prima volta che l’Università raggiunge questi traguardi. Nel 2016 c’è stata la partecipazione alla rilevazione delle onde gravitazionali…

“Si, già allora erano stati raggiunti grandi risultati. I nostri fisici stanno continuando su questa linea e si stanno occupando anche di tutte le attività che ci possono permettere di conoscere meglio il Sole”.

Oltre a queste attività di ricerca su che altro si sta lavorando?

Ci stiamo occupando di nano e microplastiche seguendo la linea della sostenibilità ambientale. Poi nel campo dell’innovazione i nostri migliori ricercatori, esperti nella scienza della comunicazione, sono stati invitati nel quartier generale di Facebook per analizzare il problema delle fake news. Si sta lavorando anche nel campo delle biotecnologie per contrastare tutto ciò che è legato all’Aids. E grazie al lavoro dei nostri docenti, che spesso per le loro ricerche vengono anche citati a livello internazionale, ci sono stati dei riconoscimenti. Il Times Higher Education, sulla base di un parametro in particolare, quello delle citazioni, nell’ambito delle scienze fisiche ha messo l’università di Urbino al primo posto della classifica nazionale e al nono posto di quella internazionale. Siamo addirittura sopra l’università di Harvard.

Quanti sono i ricercatori dell’Ateneo?

Tra professori e ricercatori sono 330 nelle diverse aree dell’Università: scientifica, economica, giuridica, linguistica e umanistica.

Sono previste nuove assunzioni?

Sì, si continuerà con il piano di reclutamento, indirizzato a scegliere figure di qualità, anche dall’esterno, con l’obiettivo di arricchire sempre di più l’ambiente in cui si lavora. Considerando ovviamente le esigenze di tutti i dipartimenti.

Quando se ne discuterà?

Nel Consiglio di amministrazione di febbraio potremmo decidere di reclutare cinque o sei ricercatori. E poi c’è il decreto Milleproroghe, che dovrebbe essere approvato entro la fine del mese e prevede la distribuzione di 1.607 ricercatori di tipo B (che dopo tre anni diventano professori associati). L’anno scorso su 1.500 che sono stati distribuiti noi ne abbiamo avuti 14.

E quest’anno altri 14?

Spero di sì o forse qualche unità in più, 15 o 16. Si tratta di una grande opportunità, perché in questo modo – sommando tutte le possibili assunzioni – potremmo avere, sempre attraverso bandi di concorso a livello nazionale, almeno una ventina di nuove figure esterne, cioè che non hanno mai avuto a che fare con il nostro Ateneo.

La ricerca ha bisogno di fondi. Voi come fate a reperirli?

È la qualità della ricerca a fare la differenza, se si tratta di un qualcosa di utile e interessante agli occhi di imprese e aziende è possibile di conseguenza anche ottenere dei finanziamenti.

E i fondi pubblici?

Negli ultimi anni sono state messe a disposizione poche risorse da parte dello Stato. Noi speriamo che col nuovo ministro dell’Università, che poi è un collega, Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane, si possano aprire strade nuove. Se un Paese non investe in ricerca e sviluppo è destinato a non competere in uno scenario sempre più internazionale. C’è di mezzo il futuro dei giovani e così si rischia di arrivare a un punto in cui ci sarà qualcun altro a decidere per noi.

Ogni anno le Università partecipano a dei bandi nazionali per ottenere fondi per la ricerca. Lo fa anche l’Ateneo di Urbino?

L’Università ha partecipato, tra gli altri, a uno dei più prestigiosi, il Prin (Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale). I risultati, usciti nel 2019, hanno visto l’approvazione di nove progetti, sei nell’ambito delle scienze pure (biologia, chimica, fisica, ndr.), uno nel campo della filosofia, uno in quello della pedagogia e uno in quello dell’economia) per un totale di 1,2 milioni di euro di finanziamenti. Nel 2015 invece i progetti approvati erano cinque per un totale di finanziamento di 300.000 euro.

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