Moneta virtuale per le buone azioni. L’idea di Digit, start-up urbinate: “Siamo i san Francesco del futuro”

Lorenz, Saverio e Gian Marco al lavoro
di GIULIA CIANCAGLINI

URBINO – A pochi passi dai torricini, in via Garibaldi 66, c’è un piccolo laboratorio che guarda al futuro: la start-up Digit. Tra una settimana compie un anno, ma i ragazzi che la tengono in vita la definiscono ancora “una creatura appena nata”. La società sviluppa, produce e mette in commercio prodotti o servizi con un alto valore tecnologico. Non a caso, i soci sono quasi tutti ricercatori di informatica ed esperti di programmazione. L’obiettivo, però, è mettere l’informatica al servizio dei cittadini. Digit ha inventato una moneta digitale che si guadagna facendo qualcosa per gli altri – come il volontariato – o per sé – come prendersi cura del proprio corpo o andare a teatro. Questa moneta non può essere scambiata con i soldi, ma i commercianti possono scegliere di accettarla a loro piacimento, dando valore a chi fa del bene. “Invece di usare l’informatica per giocare, noi la sfruttiamo per la società. Siamo praticamente i san Francesco del futuro”, scherza Saverio Delpriori, uno dei soci più giovani.

Gli “wom”, moneta per le buone azioni

Saverio Delpriori, uno dei soci più giovani della start-up

Digit, nata come spin-off dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, porta avanti iniziative che possano in qualche modo produrre valore sociale, in modo diretto o indiretto. La piattaforma Wom ne offre un esempio: si tratta di un sistema di crediti che l’utente guadagna facendo delle attività di bene comune. “Se vai a correre, ti mantieni in forma e abbassi così il livello medio di probabilità di infarti nel mondo, guadagni wom – spiega Saverio – oppure se aiuti a mappare lo stato delle strade, per esempio di Urbino, raccogli wom”. Il nome sta per “Worth One Minute” (letteralmente, “vale un minuto”): ogni voucher è la ricompensa per un minuto di sforzi, svolti da un individuo, a vantaggio di qualsiasi causa socialmente utile. I voucher sono totalmente anonimi e conservano soltanto le informazioni dello scopo sociale per cui sono stati rilasciati e del luogo e del giorno in cui sono stati conseguiti.

“Alcuni bar qui a Urbino fanno parte del circuito, come Deliziose Follie. Hanno offerto caffè o brioche in cambio di wom – racconta Gian Marco Di Francesco, sviluppatore – anche la libreria Montefeltro e l’ottica hanno fatto degli sconti a chi aveva accumulato wom”. L’applicazione per smartphone, sviluppata da Digit, si chiama “Pocket” e funziona proprio come un portafogli, un luogo digitale per mettere da parte gli wom. “In futuro rilasceremo altre applicazioni che possano certificare gli wom, per esempio il contapassi”, continua. Molte delle azioni che gli individui compiono contribuiscono al bene collettivo e hanno un valore sociale, che in economia viene detto “esternalità positiva”.

Lorenz, davanti al suo computer

La piattaforma riconosce questo valore sociale e inserisce anche azioni che non sempre rientrano nel volontariato propriamente detto. Ambiente, cultura, istruzione, salute e benessere, sicurezza, infrastrutture e servizi, patrimonio culturale, coesione sociale e diritti umani: sono queste le categorie che, per Digit, hanno valore sociale.

Per ora la piattaforma è in fase di test ma presto l’Università di Urbino rilascerà voucher per ogni esame superato e anche andare al cinema, al teatro o a un’assemblea di quartiere farà guadagnare wom. Per progetti come questo servono anche competenze sociologiche. Ed ecco spiegata la presenza, tra i soci della start-up, di professori universitari di Sociologia, come Fabio Giglietto.

La mappa che mostra la diffusione degli wom in Italia

La vetrina interattiva

Dal 28 agosto, la sede della start-up è in via Garibaldi. Passeggiando sotto ai portici, si nota una vetrina che viene allestita ogni due mesi con una nuova idea. Ora, fermandosi davanti al civico 66, gli urbinati possono prendere parte attiva in un esperimento di immedesimazione. In un’immagine che ritrae un gruppo di deportati della Shoah, posta dietro a un filo spinato, viene proiettato il volto del passante, catturato da una webcam. La maglia si colora e la matricola aumenta di un’unità: corrisponde al numero di persone che si sono fermate davanti alla vetrina. L’allestimento è stato inaugurato nella giornata della Memoria, ma prima di questo ce ne sono stati altri tre: uno per lanciare un’app, uno dedicato a Maria Montessori e uno ispirato al romanzo Farenheit 451. “La vetrina ha due funzioni: incuriosire ma anche rendere semplicemente più bello un posto”.

I quaderni di scuola per giocare con i codici

Digit valorizza anche l’educazione e, in particolare, la trasmissione delle competenze informatiche. La start-up collabora con Pigna per la creazione di quaderni digitali. “Nelle pagine, in alto a destra c’è un box con un reticolo di 8×8 quadretti, che possono essere anneriti per creare un’immagine digitale – racconta Gian Marco, lo sviluppatore di questa idea – dopo aver disegnato con la matita o con la penna, tramite l’app si può rendere digitale, cambiare colore, o creare immagini in serie che formano poi una piccola gif, visualizzarle in 3d, proiettandole nello spazio tramite la fotocamera, si possono inviare anche soltanto i codici”. L’idea è quella che anche i più piccoli, giocando, possano imparare le basi dell’informatica e divertirsi con i codici.

Brendan Paolini, socio di Digit

La squadra di Digit, capitanata dal professore ordinario di Sistemi di elaborazione delle informazioni Alessandro Bogliolo, può contate su dieci soci – ricercatori, dottorandi e professori dell’Università di Urbino – e per ora ha un solo dipendente, Gian Marco. “All’università non si riescono a sviluppare tutte le idee – spiega Cuno Lorenz Klopfenstein, uno dei quattro under35 – questa società ci da la possibilità di portare a termine e concretizzare le belle idee che nascono nelle aule dell’Ateneo. E anche se non è un lavoro, a noi piace così”.

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