Effetto Coronavirus: gli studenti lasciano Urbino per tornare a casa, ma la città non si ferma. “Non abbiamo paura”

Urbino, Palazzo Ducale
di CLARISSA CANCELLI, ELIA FOLCO e FEDERICO SOZIO

URBINO- Senza gli studenti, molti dei quali tornati a casa dopo l’ordinanza della regione Marche che ha sospeso tutte le attività scolastiche e universitarie per il Coronavirus, Urbino appare svuotata. O almeno, non ha più le sembianze di una città universitaria. Ma il centro è sempre vivo. Pizzerie, mercatini e bar sono regolarmente aperti.

“I ragazzi non sono tornati a casa per paura di essere contagiati, ma perché non hanno lezione”, commenta un dipendente della caffetteria  I Dolci di Battista. “Abbiamo superato il terremoto, il nevone. Passerà pure questa”, dice mentre porta al tavolo cappuccini e cornetti alla crema.

Passeggiando per la città si incontrano poche persone. In piazza ci sono per lo più adulti o anziani. “Io ho 88 anni ma vivo comunque tranquilla”, dice sorridendo Anna Damati. “L’importante è lavarsi spesso le mani”, raccomanda mentre esce dal Caffè degli Archi. I tavolini del locale sono di solito occupati da studenti che si ritrovano per fare colazione e chiacchierare prima di andare all’Università. Adesso c’è solo un gruppo di ragazze. “Sono veramente preoccupata di perdere così tante lezioni”, spiega Arianna, una studentessa dell’ultimo anno dell’Istituto Raffaello. “Crediamo sia giusto prendere precauzioni, ma noi dobbiamo preparaci alla maturità”, le fanno eco le sue compagne.

I commercianti lamentano il calo di clienti dopo l’ordinanza. “Ci eravamo appena ringalluzziti con la mostra di Raffaello che ha portato tanti turisti in città, ci mancava questo Coronavirus. A me comunque fa più paura il terremoto”, ammette la titolare della piadineria Da Ido e Ada di via Veneto. “Noi restiamo aperti e continuiamo a lavorare – spiegano i proprietari della cresceria L’Aquilone – ma non c’è più gente. Che ne sarà dei prossimi giorni?”.

Anna Tamanti, coltivatrice e venditrice di frutta e ortaggi, non si lascia scoraggiare dalla situazione, nonostante la sua età: “Ho 81 anni e sono qui a vendere i miei prodotti a Urbino da 60. Questa è la mia vita e non ho paura. C’è troppo allarmismo”, racconta allegra mentre promette di servire subito una cliente.

Anche il turismo ha subito una flessione significativa. “Non ho mai visto Urbino così vuota – afferma Amerigo Varotti, direttore della Confcommercio provinciale – non si possono chiudere i musei e le attività in questo modo, soprattutto quest’anno che si celebra il cinquecentenario di Raffaello. Ci sono state molte cancellazioni, anche nel lungo periodo. Dobbiamo recuperare credibilità, la gente non può avere paura di venire in un posto che non è zona rossa. Venerdì 28 terremo un summit – continua Varotti – per trovare una soluzione, parleremo con gli albergatori e vedremo come agire. Anche quando c’è stato il terremoto nel 2016 la situazione è stata drammatica, anche se non rientravamo nella zona a rischio – dice Varotti – abbiamo sofferto tantissimo, ma non ci è stato dato nessun aiuto. Creare nuovamente una situazione del genere senza motivo è una sciocchezza”.

Su un punto molti sono d’accordo: la decisione del presidente della Regione Luca Ceriscioli è stata esagerata. “Hanno svuotato la città con questa decisione – dice l’urbinate Almo Berretta, appassionato di fotografia – in una mia foto dello scorso anno, scattata in questi stessi giorni, piazza Rinascimento era piena di studenti che andavano a lezione o tornavano a casa. Ora è vuota, il centro ha perso il suo via vai”.

“Fino a sabato la città era piena di gente. Bloccare tutto così improvvisamente è sbagliato, non è corretta la modalità – spiega Walter della pizzeria Fagiolo –  la prevenzione ci vuole ma si chiudono i musei e l’università? E noi poi come facciamo ad andare avanti? Economicamente ne risentiamo noi e tutta la città”.

“Con questa ordinanza ci hanno messo a sedere. Capisco il prendere provvedimenti – dice Manuela, dipendente della pizzeria Il Buco – ma alla fine io lavoro a contatto con il pubblico tutti i giorni e questo non mi spaventa. La decisione del sindaco di chiudere le scuole può anche essere comprensibile – aggiunge – ma chiudere l’Università per gli studenti è una follia. Anche perché qualcuno che torna a casa poi magari entra in contatto col virus e lo porta qui. Si doveva continuare come sempre. Non si può creare un’emergenza là dove non c’è”.

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