Coronavirus, soldati in piazza e distanze di sicurezza. Il secondo giorno di Urbino

di FRANCESCA DE MARTINO e RACHELE SCODITTI

URBINO – In piazza della Repubblica ci sono solo la camionetta dell’esercito e i militari: verificano le uscite delle poche persone che si vedono passare nel centro storico della città, in una giornata di sole tipicamente primaverile. “Lei dove sta andando? Mi faccia vedere l’autocertificazione”, chiedono i militari ai cittadini, con addosso guanti e mascherine di protezione. Con prontezza tutti tirano fuori dalla borsa e dal portafogli il documento firmato, ma l’esercito non si accontenta di quanto vede scritto e chiede loro ancora altre informazioni prima di lasciarli andare. Molti hanno con sé buste della spesa, uno dei motivi più comuni che li porta ad allontanarsi per un attimo da casa. Urbino si è risvegliata così al secondo giorno dall’entrata in vigore del decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che prevede solo l’apertura dei servizi pubblici essenziali.

“Al momento non abbiamo trovato nessuno che non rispettasse le regole, riceviamo solo moltissime telefonate con richieste di informazioni”, dicono Carabinieri e Polizia locale.

L’Ottica Ruggeri, a Borgo Mercatale, è aperta come previsto dal decreto: “Stiamo lavorando, ma la gente che passa è per per lo più per ritirare montature ordinate nei giorni scorsi. In una giornata saranno entrati tre o quattro clienti, infatti stiamo valutando di rimanere aperti solo in una fascia oraria, magari al mattino”, racconta al Ducato la proprietaria.

I piccoli negozi di generi alimentari che vendono anche prodotti tipici si affidano alla consegna a domicilio: “Ormai in negozio vengono poche persone, riceviamo tante telefonate di clienti anziani che preferiscono avere la spesa a casa. Ma è un momento molto difficile per noi, si va avanti a fatica”, spiega un commerciante del centro mentre riordina le monete che ha in cassa. Ci parla a distanza di sicurezza, a dividerci infatti un filo rosso messo apposta per ricordare di seguire le misure imposte dal governo. Chi entra nelle piccole botteghe si adegua alle norme di prevenzione e si rimane a distanza di un metro e mezzo l’uno dall’altro: al Conad di Via Raffaello si aspetta fuori, ci si mette i guanti e si può entrare quando si viene chiamati dal cassiere.

Il tabaccaio, sempre a via Raffaello, preferisce servire la clientela facendola aspettare fuori: “Cosa ti serve? Te la porto io!”, chiede a chi aspetta fuori dal negozio. A fianco, i Dolci di Battista sono chiusi come previsto, il proprietario apre la saracinesca a metà per sbrigare una commissione al volo. Da fuori si intravedono tanti dolci: “Purtroppo queste paste adesso ce le dobbiamo mangiare noi o portarle ad amici e parenti – ci dice – non sappiamo cosa farne”.

L’edicolante in piazza vende i giornali con guanti e mascherina: “Ieri abbiamo venduto solo sessanta copie, avrò visto una quarantina di persone di mezza età venire a comprare il giornale. I clienti anziani, però, non li vedo più da giorni”.

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