Capolavori sul filo, Raffaello e l’arte dell’arazzo. La mostra a Palazzo Ducale

Il direttore di Palazzo Ducale, Luigi Gallo, tra gli arazzi della mostra "Sul filo di Raffaello"
di MARIA ELENA MARSICO

URBINO – Roma, Parigi e Urbino. L’arte di Raffaello fa il giro d’Europa e ritorna nella sua città natale. I suoi capolavori, trasformati in arazzi, sembrano quasi voler portare lo spettatore ad Atene, a Betlemme o a Gerusalemme. Con una prospettiva che non lascia via di fuga nemmeno nel tessuto, incollando gli occhi di chi guarda i manufatti ai fili che compongono la meraviglia.
Riapre la Galleria Nazionale delle Marche con la mostra “Sul filo di Raffaello. Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo” dedicata al divin pittore e al modo in cui maestri tessitori riuscirono a riprodurre con trama e ordito le scene che impreziosiscono le Stanze Vaticane.

“Il salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro torna a essere il salone delle feste – dice Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale delle Marche – gli arazzi trasformano il volto di questa sala”. Ed è proprio questa l’impressione che si ha quando dalla porta si scorge, sulla destra, il manufatto che riproduce La Scuola di Atene di Raffaello. Entrando nella sala si rimane colpiti dai colori, dagli intrecci delle tessiture, dai dettagli dei volti e dei fili d’argento in rilievo che compongono le scene. La calda e tenue illuminazione dell’allestimento accompagna la maestosità delle opere senza alterare la tavolozza originale. I manufatti esposti definiscono lo spazio nella sala del trono, sono appesi ed è come se fossero in sospensione, spiega l’architetto Francesco Primari. L’esposizione, a cura di Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazzini, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, è visitabile dal 21 maggio al 12 settembre 2021.

La presentazione al pubblico è avvenuta in diretta streaming  sulla pagina Facebook della Galleria nazionale delle Marche.

Parigi che amò Raffaello

Dodici sono i secolari arazzi che raffigurano i celebri affreschi di Raffaello che decorano le Stanze Vaticane, dall’Adorazione dei pastori alla Cacciata di Eliodoro dal tempio. Le opere sono tessute nelle più grandi manifatture europee, prima fra tutte quella parigina di Gobelins a conferma dell’interesse francese dimostrato nei confronti di Raffaello. Sotto il regno di Luigi XIV e fino al XIX secolo, c’è stata grande ammirazione nei confronti del Sanzio. La Francia aveva bisogno di un pittore di riferimento. Proprio per questo fu concepito il progetto di realizzare gli arazzi delle opere più celebri di Raffaello. E 11 dei manufatti esposti provengono dal Mobilier National di Parigi.

Capolavori di tessuto

Per creare queste imponenti opere – che possono arrivare a nove metri di lunghezza per cinque di altezza- importanti sono stati i cartoni preparatori che avrebbero poi contribuito al consolidamento e all’arricchimento della fortuna del Sanzio. “Gli arazzi hanno dato il ‘la’ a una nuova forma d’arte”, dice Gallo.

“Con questa mostra si vuole portare Raffaello monumentale vaticano a Urbino” dice la curatrice della mostra, l’urbinate Anna Cerboni Baiardi. Questo progetto, ideato già nel 2018, la rende orgogliosa. Nella città del pittore viene portato, infatti, con queste opere, l’equilibrio classico che Raffaello raggiunge a Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. La curatrice, inoltre, pone l’attenzione anche sull’opera che raffigura l’Adorazione dei pastori, fondamentale per il rapporto tra Raffaello e gli arazzi e dice che “con lui, il Rinascimento è entrato prepotentemente nel mondo dell’arazzeria che fino a quel momento era legato alla cultura gotica”. È la prima volta, inoltre, che questo manufatto esce dai Musei Vaticani, ed è un valore aggiunto alla mostra. Baiardi aggiunge che “è un genere artistico che conosciamo poco” e crede che “questa mostra possa essere l’occasione per far sì che si punti maggiormente lo sguardo sull’arazzo”.

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