“La casa capovolta” il romanzo Premio Calvino di Elisabetta Pierini

di CECILIA ROSSI

FERMIGNANO – Eva è una bambina eccentrica e distratta. Il suo passatempo preferito é estraniarsi dalla realtà circostante per fabbricare personaggi e paesaggi mai esistiti.

Eva nasce dalla penna di Elisabetta Pierini: nata a Pesaro 57 anni fa, fermignanese d’adozione, dopo la laurea in Chimica farmaceutica ha iniziato a lavorare come assistente tecnico all’Università di Urbino Carlo Bo e il 6 maggio ha pubblicato il suo primo romanzo La casa capovolta, edito da Hacca.

Pierini ha deciso di affiancare la carriera scientifica a quella di scrittrice da quando ha vinto nel 2016 la XXIX edizione del premio Italo Calvino per autori esordienti. Lo ha presentato al festival di letteratura per l’infanzia Stacciaminaccia, che si tiene ogni anno dal 2016 a Fermignano, nel giardino della Sala Bramante.

“Stavo quasi per andare a sbattere – racconta al Ducato – quando mi sono messa alla guida dopo aver ricevuto la telefonata con cui mi avevano informato che ero la vincitrice“. L’emozione in breve ha coinvolto anche i suoi concittadini fermignanesi, che hanno fatto incetta del romanzo nelle librerie.

Se pure fosse una favola – e come le favole ricca di dolcezza ma tinta di corrosiva asprezza – è il più deciso attacco alla realtà da me conosciuto (in letteratura) negli ultimi tempi.

Angelo Guglielmi – Premio Calvino

Anche dal Peep nascono sogni

Il nome originale dell’opera era L’interruttore dei sogni perchè il tratto più interessante di Eva è la sua capacità di saltare dal mondo della realtà a quello della fantasia con la stessa facilità con cui si preme un pulsante. Il nuovo  titolo vuole mettere al centro non solo la condizione personale della protagonista, ma quella di tutti i personaggi descritti da Pierini.

La “casa capovolta” è infatti una villetta di periferia, ormai in decadenza per via della trascuratezza degli inquilini, la piccola Eva e i suoi genitori. Tutto intorno, una teoria di casette a schiera una simile all’altra, con il proprio quadrato di terreno e il proprio posto macchina e, sullo sfondo, sterminati campi verdi, sporcati qua e là dalle macchie scure di cantieri in costruzione.

È la classica descrizione di un quartiere residenziale di provincia come ce ne sono tanti in Italia, anche nelle zone del Montefeltro. Pierini spiega che in effetti, mentre portava avanti la stesura dei primi capitoli, deve essersi ispirata inconsciamente alla zona Peep di Fermignano, ad un una delle tante casette in cui, diversi anni fa, sarebbe dovuta andare ad abitare con la sua famiglia. Non avendolo fatto lei, ci hanno pensato i suoi personaggi..

Come è nata “La casa capovolta” 

“Non scelgo io ciò che scrivo, un giorno mi è comparsa in testa l’immagine di una bambina e poi Eva è venuta fuori da sola” rivela l’autrice, sottolineando come non sia mai stato difficile calarsi nei panni della protagonista né trovare le giuste parole per farla dialogare con le altre figure che ruotano intorno alle vicende di Eva: il padre che non la capisce e la madre che non la nota, la migliore amica Laura, i vicini di casa Marta e Guido che litigano sempre e quei personaggi di colore che animano i quartieri di ogni città, immaginari e non. Dentro a tutto questo, “attraverso i sogni Eva respirava come attraverso una maschera da sub”.

A prendere tempo non è stata tanto la stesura del testo originale, quanto piuttosto le riletture a caccia di piccoli errori o incongruenze, che Pierini svolge sempre i giorni seguenti “quando sono più lucida”, per poi affidarsi anche al parere esterno del marito. Scrive per poco tempo, dice, giusto mezz’ora al giorno la sera, poco prima di andare a dormire, sia che si tratti di ore tranquille sia che in casa regni il caos intorno a lei. Durante la giornata non le succede quasi mai di pensare a quel mondo a parte in cui Laura ed Eva prendono il tram per andare a scuola insieme, ma se le capita si annota subito quello che le passa per la mente, così da tenerselo in caldo per le ore riservate alla scrittura.

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