Presentato catalogo mostra ‘Carlo Bo e il Palazzo Ducale’: il dialogo fra i poli di Urbino

di ENRICO MASCILLI MIGLIORIN

URBINO, 22 GIU- Nell’Aula Tartaruga di Palazzo Passionei, un Palazzo Ducale in miniatura, si legge un motto: “Che regga questa casa finché la formica continuerà a bere e la tartaruga a percorrere terre”. Venne scritto nel XV secolo, quando vi si riunivano letterati del Rinascimento, mentre dal 1972 lo leggono gli studenti  dell’Università di Urbino. Non è un caso che la Fondazione Carlo Bo, nelle persone di Tiziana Mattioli e Massimo Raffaeli, l’abbia eletta a luogo adatto per presentare il catalogo della mostra “Carlo Bo, il Palazzo Ducale. Parole e immagini nelle stanze”, frutto di una collaborazione tra la Fondazione stessa e l’Università di Urbino.

Presente in via telematica anche la sindaca di Sestri levante, paese natale di Bo, Valentina Ghio. “Sestri ha sempre amato e continua ad amare Carlo Bo, l’essenza della nostra identità, nonostante fosse schivo quando tornava, almeno una volta all’anno, tutti gli anni eccetto il 1944”, ha detto la sindaca abbracciando metaforicamente lo spirito della mostra. “Dopo Urbino accoglieremo anche noi la mostra e anzi stiamo già lavorando alla realizzazione di una percorso parallelo che accompagni il visitatore nella conoscenza della Sestri di Carlo Bo, realizzato grazie alla famiglia Bo che ha messo a disposizione manoscritti ancora inediti.”.

Carlo Bo e Federico da Montefeltro, un dualismo perfetto

Il critico ligure aveva colto il legame tra la letteratura e Palazzo Ducale, massima opera politica e non architettonica di Federico da Montefeltro, come scrisse in A casa del duca, pubblicato ne Il Nuovo Leopardi.  Per Carlo Bo la casa del duca, priva di affreschi e stucchi ma piena di porte e finestre, è il segno del confine che non ferma ma invece favorisce l’incontro, come ricorda nel suo intervento il magnifico rettore Giorgio Calacagnini.

Da questa dualità tra letteratura e politica nasce l’utopico progetto di Bo, che riporta in una terra di confine un nuovo Rinascimento dopo la Seconda Guerra Mondiale. “Grazie a questo testo Carlo Bo, un nome che passa di bocca in bocca tra gli studenti, prende finalmente vita”, ricorda la professoressa Antonella Negri. Questo catalogo, che esce nel ventennale della morte del letterato, diventa fondamentale per ricordare il formatore di generazioni di universitari.

In realtà lo scrittore cui è intitolata l’Università urbinate era già apparso, come per magia, una volta al mese per sei mesi in un’iniziativa dell’Università di Urbino che ha riscosso un grande successo: “Urbinate per sempre. Architetture della Luce e dello Spirito”. Più di 20mila utenti si sono connessi sul sito dell’UniUrb per sentire attori o personaggi della cultura leggere scritti di Carlo Bo, di cui qui proponiamo una puntata.

Questo libro si muove però sulla dualità, su cui bisogna tornare per spiegare il rapporto di Bo con Urbino. Si tratta della medesima dualità letta anche dal critico e filologo Raffaeli, che vede in Urbino “una polis, una città di libri in una città di mura”. Il giornalista e scrittore si sofferma su un tratto pionieristico di Bo, cioè che quando cominciò a scrivere non esisteva neanche la parola letteratura comparata.

Grazie a Carlo Bo l’Università di Urbino è diventata un luogo di comparazione in cui la letteratura è una metadisciplina, una traduzione continua, “Un corpo a corpo tra l’identico e il diverso “. Bisogna ricordare infatti l’impegno di Bo, che negli anni terribili del primo fascismo traduce Lorca, un atto rivoluzionario. La sua opera continua con Giovanni Bogliolo, che traduce La vita davanti a sé di Romain Gary già negli Anni 70, capendo l’importanza della storia prima che Netflix ci facesse un film con un’inedita Sofia Loren.

Per Simone Dubrovic, docente di lingua e letteratura italiana al Kenyon College dell’Ohio, “questo libro ci mette a conoscenza di un movimento circolare in cui Carlo Bo e il duca Federico si inseguono. Palazzo Ducale per Bo diventa un programma politico, una macchina armonica allegoria del titanismo, costruito tra l’altro su un terreno che tecnicamente non lo permetterebbe.”

La luce di Urbino

Così le fotografie di Paolo Semprucci, scorrendo sotto la voce dell’ex assessore Silvia Cuppini, raccontano nel loro dispiegarsi quella che può sembrare la storia della luce, ma è anche la storia del senso di Palazzo Ducale per Carlo Bo: un’iniziazione che dal cortile d’onore porta allo studiolo. C’è anche la storia del codice di amicizia, come lo chiama  la professoressa Mattioli, che dal 1938 vige ad Urbino e cui  Bo ha consacrato la propria vita. La consapevolezza che certi incarichi non vanno posti sotto la dignità o la forma ma sotto un segno interiore, è la base che gli permise di portare a Urbino una forma di umanesimo vivente, scrive Mario Luzi, “tra amicizia e riserbo”.

Resta comunque una storia della luce, che esplode nella fotografia copertina del libro, in cui dalla fine di Via San Domenico si vedono due finestre della facciata ovest del Palazzo Ducale illuminate. La professoressa Cuppini fa notare come la foto ritragga un punto che precede di poco l’obelisco che gli Albani posero a raffigurare un fascio di luce pietrificata, esattamente in corrispondenza della cupola della cappella San Domenico, dove un bambino Gesù regge una carta con su scritto “Ego sum lux mundi” (io sono la luce del mondo).

Sembra di rileggere le parole de Il vento del Montefeltro di Carlo Bo, un’ode alla purezza salvifica della luce in generale, ma soprattutto alla luce di Urbino:

Vi basterà trovarvi sul declinare della sera di fianco al Palazzo Ducale, scendendo dall’Università, per sentirvi avvolti e soggiogati da un’aria intatta, ferma, quale solo la grande poesia è in grado di comunicarvi. Chi attraversa questi momenti privilegiati ha la sensazione di essere salvo, di non essere più raggiungibile dal male, dalla pena, dal tormento. Un po’ come se si vivesse nello stupore un tempo del giudizio universale.

Una presentazione che svela un rapporto di amicizia tra due momenti essenziali per l’Italia, il Rinascimento e il dopoguerra, e lancia prospettive future complesse e affascinanti. Sono in preparazione, infatti, nuove serie fotografiche sulle architetture del Palazzo Ducale in cui saranno coinvolti anche studenti dal Texas, un percorso che va condiviso anche con le istituzioni, che erano presenti alla presentazione del catalogo: il direttore di Palazzo Ducale Luigi Gallo, il presidente dell’Accademia Raffaello Luigi Bravi e il vicesindaco Massimo Guidi.

About the Author

Enrico Mascilli Migliorini
Irpino innamorato di Napoli e del mare, parlo solo e volentieri di musica: Leonard Cohen, Tom Waits, David Bowie e, scontato, i Beatles. Nasco nel 1994 e mi laureo in Storia con una tesi sulla censura e il primo catalogo dei libri proibiti nella triennale a Firenze. Nella tesi di laurea magistrale a Bologna ho deciso di studiare il popolo rom, detto zingaro, diventato parte integrante della mia vita soprattutto grazie al progetto CNR-UE Municipality 4 Roma..

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