Marcello Pucci porta l’arte della ceramica da Urbino in Giappone

Marcello Pucci e Noriko Matsumoto
di DAVIDE GRESTA ZUCCHI

URBINO – Viene da Urbino, ha studiato a Urbania e adesso ha portato cinque sue opere astratte a Kyoto, in Giappone. Di queste, una rappresenta il Monte Acuto, che, insieme al Catria e al Nerone, fa parte del panorama che si ammira proprio dalle mura della città ducale. Il nome e l’altitudine del monte compongono il titolo dell’opera: M.A.1668, esposta dal 25 giugno a ieri, mercoledì 7 luglio, al Kyoto Ceramic Center in una mostra collettiva con altri artisti internazionali dal nome “Yakimono Competitive Exhibition”.

Il primo maestro di “discipline plastiche” di Marcello Pucci è stato il professor Ermes Ottaviani di Urbino nella sua casa in campagna. “Con lui realizzavo opere dallo stampo prettamente figurativo. Però non mi dava la stessa soddisfazione della libertà di creare nuove forme come faccio attualmente”. Alla fine degli Anni 90, dopo avere lavorato il ferro, l’artista ha il suo primo incontro con l’argilla. Da quel momento inizia la sua ricerca della forma, della tecnica e dei materiali che lo accompagna fino a oggi.

Con Orazio Bindelli, maestro di “tecniche di ceramica”, ha frequentato un corso a Urbania di 600 ore. “Nonostante Orazio abbia dato il via a quello che poi è stata la mia formazione, non mi ritengo un ceramista, in quanto uso la terra in maniera differente da come la usa un ceramista classico”, afferma l’artista. In Giappone nel 2009 ha invece avuto come maestro Gestuyo, con cui ha avuto esperienze di cotture di ceramiche ad alta temperatura, a legna e a cenere.

Pucci, che ha anche un suo atelier a Urbino, partecipa a concorsi e a mostre nazionali e internazionali con ampi riconoscimenti di pubblico e critica. E’ molto noto in Giappone, dove nel 2017 e 2018 con il suo ‘Mostre di Marcello Pucci in tour’ ha esposto nelle più note città giapponesi. “I giapponesi apprezzano tantissimo la ceramica. Molto più che a Urbino e in Italia in generale” continua Pucci. Il legame con il Paese del Sol Levante è molto stretto: anche la moglie Noriko Matsumoto, che lo accompagna nella vita e nel lavoro, viene dal Giappone.

Locandina della Yakimono Competitive Exhibition

Un’attesa lunga un anno

La città giapponese di Kyoto aspettava da oltre un anno questa collettiva organizzata dalla ‘Fondazione associazione ceramica di Kyoto’. Doveva svolgersi nell’arco di un anno tra il 2019 e il 2020 e inglobava sette mostre. A causa della pandemia di Covid-19 alcune di queste, tra le quali quella di Marcello Pucci, sono slittate all’estate 2021. La tematica della mostra era migaki, dal giapponese “lucidatura”. Le opere dovevano infatti essere realizzate nelle varie tecniche di lucidatura. Pucci ha usato la sua tecnica della terra sigillata.

“Una delle vere emozioni di questa mostra è la combinazione voluta di sette ‘concorsi’ di artisti che normalmente non si incontrano: artisti di fama mondiale, ultra locali e contemporanei” spiega il curatore della mostra Kazuma Shimomura.

L’ingresso all’esposizione è gratuito. “Hanno partecipato molti artisti, tra i quali il ceramista fiorentino Leonardo Bartolini, che vive e lavora a Kumamoto, lo statunitense Peter Hamann, i giapponesi Yo AkiyamaTetsuya Tanaka, Kazuki Takemura, Ayumi ShigematsuTakefumi Aoki e Shigekazu Nagae. Tra i coreani, Kwanho Woo“.

“M.A. 1668”, opera di Marcello Pucci

Il ritorno a Urbino

Lo scorso maggio, prima di partire per il Giappone, il ceramista ha rinnovato il suo ‘Atelier Pucci’ in via Valerio a Urbino, “per rendere l’accoglienza migliore e aumentare la qualità dell’esperienza offerta ai visitatori”. Il luogo è stato visitato, qualche anno fa, dal critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Verso la fine di luglio Marcello Pucci e Noriko Matsumoto faranno rientro in Italia. Tra le aspettative dell’artista al ritorno a Urbino “c’è la speranza che riprenda il turismo”, un traino importante per le vendite degli oggetti d’arte.

About the Author

Davide Gresta Zucchi
Nato ad Ancona e cresciuto nella provincia di Pesaro-Urbino. Laureato in "scienze della comunicazione". Assegnatario di borsa di studio Erasmus+, ho trascorso un periodo di sette mesi a Lubiana in Slovenia dove mi sono occupato di scrittura e di realizzazione di contenuti creativi per il web. Ho lavorato come product development nell'alta moda per importanti maison del lusso. Oltre ad aver maturato sette anni di esperienza lavorativa in Italia, ho lavorato anche un anno nel Regno Unito.

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