Scout di Urbino incontrano la città per sfidare i tabù

Il Clan-Fuoco alla fortezza Albornoz per Teletaboo (foto di Sara Beccaroli)
di CECILIA ROSSI

URBINO – Parlare di pregiudizi e stereotipi, in una mano uno spritz e nell’altra il telefono. Può sembrare un sabato sera in centro di alcuni giovani urbinati, ma ‘Teletaboo’ è molto di più: gli scout Agesci di Urbino hanno infatti organizzato giovedì pomeriggio un incontro alla fortezza Albornoz, aperto ad adulti e ragazzi, “dove si parla di tutto e di più”. Seduti ai tavoli con bicchieri e salatini, si discute di tutti quegli argomenti che è ancora difficile intavolare in famiglia all’ora di cena: sesso, gioco d’azzardo, censura e libertà d’espressione.

Temi sempreverdi, modalità nuove

Ad aiutare ad affrontare temi all’apparenza spinosi, sopratutto nel confronto tra generazioni, è la tecnologia. Ogni partecipante ha in mano un foglietto con un Qr Code, che, fotografato col proprio cellulare, permette di accedere ad una chat dove si risponde in forma anonima alle varie domande. “Lasceresti un cantante libero di scrivere ciò che vuole nelle sue canzoni?”, qualche minuto di riflessione e si leggono i risultati in percentuali delle risposte ad alta voce. Intorno passanti incuriositi e avventori del bar della fortezza che si fermano per capire che succede.

Due moderatori, con camicia azzurra e fazzoletto, dirigono ogni macrotema e danno la parola per aprire la conversazione a perplessità, chiarimenti e provocazioni, che arrivano sopratutto dagli adulti, che mostrano tanta voglia di capire il mondo in evoluzione dei giovani. Il dibattito vede coinvolti figli e genitori, studenti fuori sede e sconosciuti, che trovano un luogo sicuro in cui tutto ciò che occorre è “un telefono e la voglia di confronto”.

Confrontarsi per capirsi

“Abbiamo scelto un luogo all’aperto e l’uso del Qr Code per poter stare insieme in vicinanza e in sicurezza, come non si faceva da tempo” dice la scout Camilla del Clan-Fuoco, il gruppo urbinate di 17 ragazzi e ragazze che hanno ospitato l’evento, di età compresa tra i 16 e i 21 anni. Mentre parliamo la conversazione si fa frizzante ai tavoli intorno a noi: si discute di Chiesa e di quanto sia evoluta la sua visione nel corso degli anni. “Abbiamo deciso di concentrarci sui tabù perché è il tema che abbiamo scelto quest’anno per il Capitolo, il momento del nostro percorso in cui si agisce per dare un servizio concreto alla cittadinanza. Vogliamo fare in modo che sopratutto i giovani siano sempre più consapevoli e partecipi alla comunità”.

Non c’è un canovaccio preciso da seguire: l’aperitivo culturale si svolge, dall’inizio alla fine, nella scia di ciò che viene proposto dai partecipanti, per mantenere sempre aperta la possibilità di capirsi e confrontarsi. La timidezza iniziale lascia il posto, in poco tempo, alla necessità di esprimere la propria opinione su temi che non possono che provocare tutti. Una mamma, in mezzo agli altri genitori, dice una frase che riassume bene la serata: “La cosa essenziale è capire l’importanza del mutamento”.

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