Carlo Bo: un testo inedito a vent’anni dalla scomparsa

La fotografia del rettore Carlo Bo
di CECILIA ROSSI

URBINO – Riaffiora la voce di Carlo Bo, come se tornassimo indietro di venti anni. In occasione del ventennale dalla scomparsa, l’Università di Urbino ha pubblicato sul proprio sito una prosa sconosciuta del “grande critico letterario e all’uomo che diede gloria e prestigio internazionale all’Ateneo e alla città di Urbino”, per rendergli omaggio.

Confessione di Nicodemo, questo il nome dello scritto finora rimasto inedito, venne scritto da Bo nel 14 marzo 1992 e indirizzato al suo amico Valerio Volpini. È un testo che, in poche pagine, evidenzia con straordinaria pregnanza, quali fossero i temi su cui Bo si interrogava, quelli “della cultura e della fede, dell’intima e sofferta lotta tra l’essere e il dover essere, tra l’apparenza e la profonda e segreta verità dell’uomo”, come scrive il rettore dell’Università Giorgio Calcagnini nel commento al testo.

Rettore per 54 anni, Carlo Bo “ha trasformato una piccola Università che contava nel 1947 – anno della sua elezione – tre sole facoltà, in un grande e strutturato campus universitario conosciuto in tutto il mondo”, continua Calcagnini nel suo saluto. La confessione di Nicodemo non si presenta solo come uno scritto religioso e spirituale, ma anche come la voce sincera di un uomo che vuole avvicinarsi e comprendere il senso della vita. “Resto per l’eternità quello che cerca e sa bene che la verità è nel buio del mistero”.

Insieme alla “poesia” della prosa, emerge immancabile la modestia dell’autore, nel biglietto di accompagnamento, che recita: “Caro Valerio, se non va straccia. Grazie e un abbraccio da Carlo Bo”.

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