Il genio dell’incisione. A Urbino è un successo la mostra su Federico Barocci

di BEATRICE GRECO

URBINO – I torricini di Palazzo Ducale da una finestra. Quella vista che incanta ancora turisti e cittadini doveva averla ammirata anche Federico Barocci, pittore del Cinquecento, dalla sua bottega, posta nella via che ora prende il suo nome. Così l’ha immortalata nel suo più grande capolavoro incisorio, Annunciazione, ora esposto nella Galleria d’arte Albani in occasione della mostra Federico Barocci e l’incisione in Europa tra Cinque e Seicento, curata da Luca Baroni.

Questa è la prima esposizione dedicata al maestro urbinate nella sua città natale. Aperta lo scorso 24 luglio, sta ricevendo moltissimi visitatori, fa sapere la volontaria Marta Venerucci. “Sono soprattutto turisti, ma ci sono stati anche esperti d’arte e incisori venuti appositamente per la mostra, partendo da lontano”, dice accogliendo una coppia di visitatori tedeschi appassionati d’arte e giunti a Urbino per visitare l’esposizione. “È molto apprezzata per la sua semplicità, perché è scritta in maniera chiara, con un percorso lineare” aggiunge.

“Stiamo ricevendo molte richieste anche dalle scuole – sottolinea Giuseppe Balduini, segretario dell’associazione Vivere con l’Arte che cura l’evento – perché il valore didattico è inequivocabile. Questa mostra è molto importante per Urbino e per tutta la regione. Qui c’è la storia dell’incisione e della grafica, fondamentale per la nostra città”.

Federico Barocci, il pittore voluto da tutto il mondo

Conosciuto soprattutto come pittore, Barocci ha cambiato per sempre la storia dell’incisione e l’ha fatto proprio da Urbino, sua città natale nel 1533. Da qui opera in maniera indipendente, specializzandosi in grandi pale d’altare, e in pochi anni diventa uno degli artisti più richiesti e pagati d’Europa. Liste d’attesa lunghissime con papi, imperatori e sovrani che aspettano per anni il proprio turno per avere un’opera del maestro urbinate. Ma la folgorazione per l’arte incisoria arriva dopo che l’incisore olandese Cornelis Cort traduce in stampe due delle tele più celebri di Barocci. A raccontare nel dettaglio il maestro urbinate è Luca Baroni, classe 1993, curatore della mostra. Storico dell’arte diplomato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, conosce Barocci sin da bambino: “Un amico di famiglia aveva in casa alcune incisioni di Barocci – racconta – . Non erano in teche o cornici, potevo toccarle con mano, ammirarle da vicino. Così mi sono appassionato e, una volta all’università, ho voluto approfondire”.

Da pittore a rivoluzionario dell’incisione

Specializzandosi nell’acquaforte, che prevede l’intaglio di una lastra di metallo attraverso l’uso di un acido, Barocci rivoluziona il panorama incisorio, introducendo due grandi innovazioni. La prima è l’uso del puntinato: non solo “graffi” nelle opere di Barocci, ma puntini che donano un maggiore effetto di chiaro-scuro e che vengono utilizzati dall’artista soprattutto per dare vita ai volti. La seconda innovazione fa sì che l’incisione diventi una tecnica espressiva a sé stante e non solo uno strumento per moltiplicare in serie immagini o disegni. Attraverso la morsura a coperture multiple, Barocci espone la lastra di metallo a più bagni consecutivi nell’acido, ottenendo così diversi livelli di corrosione e diverse gradazioni di nero e grigio. Così sono stati realizzati i torricini e tutti gli altri elementi presenti nell’Annunciazione e nelle altre tre opere dell’artista.

La mostra: prima, durante e dopo Barocci

Mostra Federico Barocci e l’incisione in Europa tra Cinque e Seicento

Un percorso di 70 opere, tutte prestate da privati, che accompagna il visitatore in un viaggio pre-Barocci e post-Barocci. Si parte da Battista Franco, Cornelis Cort e Parmigianino, modelli e ispiratori del maestro urbinate, per approdare nella seconda sezione della mostra dove ad essere esposte sono le sei opere autografe di Barocci. Oltre alle due xilografie, Madonna di San Giovanni e Riposo durante la fuga in Egitto, anche le quattro acqueforti, tra cui Stigmate di San Francesco, riproduzione della pala d’altare presente nella chiesa di San Francesco a Urbino, oltre ai capolavori del Annunciazione e Il perdono di Assisi. Il viaggio prosegue con le opere di artisti italiani e stranieri che, prendendo ispirazione da Barocci, hanno applicato le sue innovazioni. Fra loro Agostino e Annibale Caracci, ma anche Rembrandt.

Nel suo Erudito nello studio sembra prendere spunto dall’Annunciazione, prova ne è – secondo gli esperti –  la finestra sullo sfondo presente in entrambe le opere. “Ho scelto il più grande incisore del Seicento per chiudere la mostra – spiega Baroni -, perché l’influsso di Barocci è arrivato fino a lui, e oltre. Il loro contatto è ormai provato e attestato. Una prima ipotesi del 1978, secondo cui alcune composizioni di Rembrandt riprendono per tecnica elementi barocceschi, è stata confermata dal ritrovamento, in casa dell’artista olandese, di stampe proprio del Barocci, insieme con una copia della Madonna delle nuvole realizzata da Rembrandt stesso”.

Sulla sinistra, Erudito nello studio di Rembrandt. A destra, Annunciazione di Federico Barocci

La mostra è aperta dal martedì al sabato, dalle 10.30 alle 13 e dalle 16.30 alle 18.30. L’ingresso, consentito solo con green pass, è totalmente gratuito. “Sono davvero contento perché la mostra piace molto, anche ai non esperti – afferma Baroni – . L’incisione è un tema generalmente di nicchia, ma sapere che sono riuscito a incuriosire anche chi non è del settore mi riempie il cuore. Ho pensato alla mostra come ad un’invito a casa propria e forse questa semplicità ha premiato. L’unico cruccio è quello di non aver dedicato maggiore spazio all’area didattica, ma spero di poter rimediare nei prossimi mesi. L’auspicio è di prorogare l’apertura fino a dicembre per poter coinvolgere scuole e istituti”.

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