È giunta mezzanotte: a Urbino è corsa all’ultimo cocktail

di MARIA ELENA MARSICO e STEFANO SCIBILIA

URBINO – Un fresco sabato sera di settembre, i sampietrini ancora bagnati dalla pioggia del pomeriggio, i turisti che fotografano il palazzo illuminato dal tricolore e i tavolini di piazza della Repubblica occupati da studenti. Sono le undici e la festa sta già per finire. I camerieri di un bar chiudono le ordinazioni al tavolo: “Se volete qualcos’altro potete venire al banco fino a mezzanotte” dice una ragazza ad alcune studentesse sedute a sorseggiare il proprio cocktail. L’ordinanza del sindaco impone, infatti, la chiusura di bar e locali a mezzanotte, dal giovedì al sabato.

Genitori e studenti: “Questa ordinanza è una sciocchezza”

“Sinceramente, non la reputo utile” commenta Ambra, studentessa di giurisprudenza. Angelica, sua collega, aggiunge che “è una sciocchezza perché per i ristoranti sarà molto semplice aggirarla anche attraverso l’uscita serale dal lunedì al mercoledì”. Seduti ai tavolini dello stesso bar ci sono anche due genitori. “In una città di universitari e giovani mi sembra un controsenso per l’economia del posto, è una cosa assurda” commenta il papà. E aggiunge, poi, la mamma “anche perché la città vive con i ragazzi. D’accordo, questo va a favore degli abitanti del luogo. Ma sembra un controsenso: non vi vogliono, però poi vivono con i vostri soldi che spendete tra gli affitti e tutta l’economia che gira. Bisogna cercare di capire chi sta dalla parte di chi”.

Intanto i minuti passano e ai tavolini sono sedute le stesse persone che li occupavano mezz’ora prima. In qualche altro locale le ordinazioni continuano ad arrivare. “Quest’ordinanza è una cosa insensata che non si doveva fare perché Urbino è morta così” dice un ragazzo mentre aspetta il suo drink. “È soltanto un modo medievale per limitare sia studenti sia esercenti, per bloccare qualsiasi tipo di economia, di divertimento o di vita che ci possa essere qui” spiega l’amico.

Alle 23.50, quando i locali cominciano a chiudere le porte e i tavolini iniziano a svuotarsi, da un bar in piazza della Repubblica si leva una musica reggaeton per un minuto esatto. Qualcuno rimane seduto con i bicchieri ancora pieni, mancano dieci minuti allo scoccare della mezzanotte. La carrozza sta per diventare una zucca. Alcuni ragazzi si affrettano a raggiungere un locale che ha la porta semi aperta, o semi chiusa. Una corsa all’ultimo cocktail.

È giunta mezzanotte

00.00, è un nuovo giorno ma la serata è la stessa. “Chi non beve non ha coraggio” gridano in coro dei giovani attorno alla fontana di piazza della Repubblica. Per continuare ad animare il sabato sera urbinate – che è già domenica – tirano fuori le chitarre e delle bottiglie di vino comprate al supermercato. Si canta, si balla, si beve. Anche se non si potrebbe. Un’ordinanza ancora in vigore vieta infatti di consumare alcolici a più di tre metri dai locali.

Movida in piazza dopo la chiusura dei locali

Le immagini di festa e gli alcolici appoggiati sulla fontana del centro storico si contrappongono alle saracinesche che si abbassano, interrompendo un servizio che, solitamente, in un normale sabato sera a quell’ora è al suo culmine. Un minuto dopo la mezzanotte i ragazzi continuano a sperare di poter comprare l’ultimo cocktail. Si accalcano davanti alle porte chiuse dei locali, ma i proprietari non possono permettersi di rischiare sanzioni. Così i tavolini si svuotano e le strade si riempiono. “Fatta la legge si trova l’inganno”.

I gestori: “Senza di noi Urbino è morta!”

Su qualche vetrina del centro storico si legge ancora su dei fogli “Per la dignità nostra, del nostro lavoro, della nostra città. Senza di noi Urbino è morta!”. Era il messaggio della protesta pacifica che si è svolta giovedì sera quando i gestori dei locali hanno chiuso i propri esercizi alle 22, due ore prima della chiusura imposta dall’ordinanza, nel pieno del “giovedì urbinate”. C’è stato chi ha aderito e chi no. “In questo modo ci penalizziamo due volte” racconta al Ducato il proprietario di un bar del centro che ha scelto di non chiudere prima.

Il gestore del Fuoritema, Alessandro Manenti, dice che “la protesta è stata fatta per sottolineare come, professionalmente parlando, gli esercenti non siano un problema per Urbino. Casomai, sono d’aiuto all’amministrazione e alle forze dell’ordine. Perché abbiamo una funzione sociale che è quella di aggregazione, anche per quello che riguarda il controllo. Fin quando i locali sono aperti, noi per primi abbiamo un interesse a far sì che non succedano disordini. A noi per primi interessa che le norme covid vengono rispettate – spiega Manenti – noi non lavoriamo per creare problemi. Ci è sembrata una mancanza di rispetto. La protesta di giovedì è stata pacifica. Fatta e voluta proprio per sottolineare come la chiusura dei locali, in verità, non migliora la situazione di Urbino. Non risolve alcun tipo di problema”.

Secondo Manenti il pretesto che ha fatto sì che scattasse questa ordinanza sarebbe stata la “Baratona” – promossa da una pagina Instagram in accordo con i locali – che consisteva in un giro di dieci bar in tre giorni. La decisione di spalmare questa maratona in diverse serate era stata presa proprio per evitare assembramenti e disordini di qualsiasi genere.

“Questa misura si è resa necessaria”

È previsto però domani un incontro tra i gestori dei locali e il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, che in merito all’ordinanza ha detto al Ducato che “questa misura si è resa necessaria nel confronto con le forze dell’ordine e la prefettura perché, purtroppo, sono successe in città cose spiacevoli giovedì scorso. Anche nelle serate precedenti ci sono stati degli eventi che sono da scongiurare per garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica. Ma anche per il tema della pandemia: non ne siamo ancora fuori. Io già l’anno scorso – quando ci sono stati disordini e problematiche – avevo annunciato agli esercenti e alle associazioni di categoria che ci sarebbe dovuto essere un controllo. Ma questo non è avvenuto e quindi ha costretto me a prendere questo provvedimento”.

Tavolini vuoti dopo la mezzanotte

Nel frattempo, su una nota pagina Instagram di Urbino, tramite un sondaggio, gli studenti hanno eletto il mercoledì come nuovo “giovedì urbinate”. “È un meme”, uno scherzo, si sono affrettati a specificare i gestori del profilo “Non è un invito a uscire quel giorno e far casini!”. Ma in fondo è un segnale che questa storia potrebbe non finire qua. È giunta mezzanotte, i rumori non si spengono, le insegne dei caffè invece sì. E i ragazzi si organizzano.

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