Il potere dell’incisione, così i fiamminghi scoprirono Raffaello. La mostra a Urbino

Foto di copertina, particolare da: Philips Galle (da Giulio Romano) "La strage dei Niobidi" (Foto concessa da Luigi Bravi, Pres. accademia Raffaello)
di ENRICO MASCILLI MIGLIORINI

URBINO – Tra le ragioni dell’affermazione di Raffaello come “divin pittore” non c’è solo il suo talento, ma anche la sua capacità di leggere i tempi. L’artista urbinate, infatti, capì il grande potere della recente invenzione della stampa a caratteri mobili, e da subito collaborò con incisori, così che le sue immagini non restassero nelle gallerie o nelle sale dei potenti che le commissionavano.

Incisione di Lambert Suavius da Raffaello e Giulio Romano di “Psiche presenta a Venere l’acqua dello Stige” (Foto concessa da Luigi Bravi, Pres. accademia Raffaello)

È la storia scritta sui precisi pannelli informativi della mostra “Raffaello e l’incisioneda Roma agli antichi Paesi Bassi e a Liegi”, inaugurata sabato 26 marzo nella bottega di Giovanni Santi di Casa Raffaello a Urbino. Qui sono esposte le stampe del museo Wittert dell’Università di Liegi (ULiège).

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Raffaello “manager” di sé stesso

Già nel 1500, Raffaello fu il primo pittore a pensare e organizzare la riproduzione e la distribuzione dei suoi dipinti in versioni ridotte (e meno costose), collaborando  tra gli altri con Marcantonio Raimondi e Agostino Veneziano, tra i massimi incisori dell’epoca. Di un affresco della Cappella Sistina, così, ne potevano esistere dieci, cento o mille copie in giro per il mondo. La riproducibilità, la vera rivoluzione della “stampa”, permise così all’artista di Urbino di viaggiare sempre più lontano, creando intorno al proprio laboratorio un circolo di professionalità che non si limitavano a quelle classiche della bottega.

Oltre agli incisori già citati e ai suoi allievi, come Guido Romano, o i suoi successori, come Parmigianino, c’era anche chi si occupava dell’impressione delle stampe. All’inizio fu Baviero de’ Carrocci, detto il Baviera, che probabilmente gestiva anche i ricavi dell’attività, come si legge nei pannelli della mostra.

“Raffaello è un bene mondiale”

Per Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello, ci sono più messaggi in questa esposizione. “Il primo è continuare a parlare di Raffaello, inserendo poi questo discorso in una forma identitaria per Urbino, che è quella dell’arte dell’incisione. In ultimo, le relazioni internazionali, che sono la missione dell’Accademia nonché qualcosa che è insito nella natura di Raffaello”.

“Non si può spendere il bene Raffaello in una dimensione cittadina o nazionale”, continua Bravi. “Questa è un’occasione per chiunque venga a casa di Raffaello di immergersi nel mondo, cosa impossibile senza il duplice e sostanziale contributo dell’Università di Liegi”. I materiali sono di proprietà del museo dell’Università, e i professori che hanno curato la mostra hanno anche scritto il catalogo, condividendo le ricerche scientifiche con il grande pubblico. “Un vero dono alla casa di Raffaello”, chiude Bravi. Tornano così La strage dei Niobidi, Venere spinata, Psiche condotta all’Olimpo da mercurio Psiche presenta a Venere l’acqua dello Stige.

Urbino e Paesi Bassi: il filo diretto

“L’opera di Raffaello vive dei paesaggi dei Paesi Bassi e continua a vivere dopo la sua morte in quegli stessi luoghi, tra il Belgio e l’Olanda”, spiega al Ducato Dominique Allart, docente di storia dell’arte e archeologia d’epoca moderna (1500-1800) alla ULiège e tra i curatori della mostra insieme al ricercatore Antonio Geremicca. “Raffaello prima chiama alcuni degli incisori italiani più riconosciuti, e così permette alle sue opere di circolare anche tra i borghesi, una grande idea. Questa moda poi si diffonde nei paesi fiamminghi dove ha ispira una sorta di rivoluzione artistica”.

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“Riportare queste opere nella sua Urbino è come la chiusura di un cerchio che mette in luce un lato poco noto dell’artista di Urbino”, continua Geremicca, ricercatore alla ULiège. “Raffaello, da giovane, inserisce nei suoi quadri elementi fiamminghi, soprattutto nei paesaggi, che aveva visto nei quadri dei pittori che Federico da Montefeltro chiamava a corte. Dopo la sua morte, lo stile tipico di Raffaello accresce la ricchissima cultura artistica fiamminga del XVI e XVII secolo con lo stile italianista, per cui artisti stranieri diventano la custodia del suo stile nel tempo. In questo senso è un cerchio chiuso, e in questo senso va letta la mostra: come una dimostrazione di cultura europea”.

Maestro del Dado, da artista non identificato “Venere spinaria” (Foto concessa da Luigi Bravi, Pres. accademia Raffaello)

Presente all’inaugurazione anche Massimo Guidi, assessore assessore con delega a Centro storico e Patrimonio mondiale Unesco. “Una mostra che mette in evidenza l’importanza di Raffaello, e quindi di Urbino in ambito europeo, di come fu un precursore in campi come l’incisione, che qui è diventata poi una tradizione. Si pensi infatti a quanto famosi incisori del Novecento vengano dalla Scuola del libro di Urbino”. La presenza dell’Università di Liegi, per il vicesindaco rappresenta “l’occasione di valorizzare il patrimonio di Urbino in un momento particolare, a pochi giorni dalla nomina di Pesaro Capitale della cultura italiana, anche per rilanciare la candidatura comune a Captale della cultura europea 2033″.

About the Author

Enrico Mascilli Migliorini
Irpino innamorato del mare parlo solo e volentieri di musica. Nasco nel 1994 e mi laureo in Storia con una tesi sulla censura e il primo catalogo dei libri proibiti nella triennale a Firenze. Nella tesi di laurea magistrale a Bologna studio il popolo rom, detto zingaro, diventato parte integrante della mia vita soprattutto grazie al progetto CNR-UE Municipality 4 Roma.

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