La visita a Urbino del futuro re Carlo III: tra il menù di Alfonso e gli scatti di Ester

di MARIA ELENA MARSICO

URBINO – Tartina di farro integrale con base di burro e tartufo bianco della zona, crepes con gli scampi, una spigola pescata – non d’allevamento – al forno e, infine, come dolce delle profiteroles al limone. Le porzioni devono essere piccole, per evitare l’uso del coltello, come prevede il protocollo reale. Questo è il menù che lo chef Alfonso Donatantonio scelse per l’allora Principe di Galles, oggi re Carlo III, quando venne in visita a Urbino.

Quando l’ospite è Carlo d’Inghilterra

Era il maggio del 1988 quando il figlio della regina Elisabetta II, durante il suo tour marchigiano, visitò la città di Raffaello per la prima volta. “Mi chiamò Carlo Bo dicendomi che aspettava una personalità estera, senza dirmi chi fosse. Quello stesso giorno il rettore volle sapere il menù che proponevo. Io ero pronto e glielo diedi. Lui mi rispose ‘Va bene. L’ospite è il principe Carlo'”, ha raccontato Alfonso al Ducato.

Alfonso Donatantonio

Trentaquattro anni fa, Donatantonio era il cuoco dell’Ersu, dove ha lavorato dal 1973 al 2010. Nel 1978, media inglesi avevano incoronato la mensa degli studenti di Urbino come una delle migliori d’Italia. E fu proprio lo chef degli studenti a cucinare per l’allora principe di Galles. Il protocollo prevedeva che l’ospite non dovesse andare né in albergo né al ristorante. L’erede al trono d’Inghilterra, quindi, doveva essere ospitato. Per questo motivo il rettore chiamò la contessa Vecchiotti che mise a disposizione le cucine della sua grande casa vicino al rettorato.

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Alfonso è nato in una località della Costiera Amalfitana, a Minori, in provincia di Salerno, e preparare un menù a base di pesce a Urbino per lui non fu un problema. “Carlo Bo si affidò alla mia esperienza”, racconta. Per accompagnare i piatti, lo chef scelse come vino un rosato. “Molti sommelier, per esperienza o per invidia, criticarono molto questa scelta perché secondo loro non si abbinava. Al principe, invece, piacque molto”.

“Dodici a tavola”

Alfonso di quel giorno ricorda tutto. Ogni parola e ogni dettaglio. Come la tovaglia in raso – che la contessa fece lavare quattro volta prima del pranzo -, i calici “del rinascimento”, le posate, l’argenteria. A tavola erano seduti in dodici, perché Carlo Bo “era superstizioso”, riferisce lo chef – non potevano essere in tredici: è di cattivo auspicio, secondo un’antica credenza -.

Sempre a causa delle rigide regole del protocollo, chi ospitava veniva servito per ultimo, racconta Donatantonio. Fu il caso del rettore. A portare i piatti furono tre camerieri con guanti bianchi e spalline. “Alla fine del pranzo, il principe ci fece mettere in fila e ci strinse la mano, ringraziandoci per l’ottima qualità del menù”, aggiunge con orgoglio lo chef.

Ad apprezzare le pietanze anche Carlo Bo: “Queste case di nobili sono sempre fredde. Per fortuna le scaldi tu con i tuoi piatti”, disse quel giorno a Donatantonio. Il racconto continua: “Il giorno dopo negli articoli c’era scritto che la spigola seguiva il principe, perché a Pesaro avevano servito la stessa cosa. Io ero molto soddisfatto… Parlavano anche del vino rosato servito a Carlo che bevve un paio di bicchieri”. L’attuale re d’Inghilterra apprezzò ogni portata, trovò tutto “leggero e delicato” e parlando con i camerieri chiese anche qualche ricetta. “Era una persona molto socievole”, ricorda  lo chef.

A tavola con Alfonso: da Pertini a Pavarotti

Era la prima volta che Alfonso doveva rispettare un protocollo così rigido. Ma nel corso della sua carriera aveva già  cucinato per altre personalità: dai presidenti della Repubblica come Giovanni Leone, Sandro Pertini e Giorgio Napolitano ai grandi dello spettacolo come Luciano Pavarotti, Vittorio Gassman e Riccardo Muti, uno degli ospiti che lo ha emozionato di più. E ancora il magistrato Giovanni Falcone e il giornalista Piero Angela.

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Carlo Bo chiamava sempre Alfonso per gli eventi importanti: hanno lavorato insieme per oltre trent’anni. C’era una cosa, però, che il rettore chiedeva sempre allo chef: “Sul menù dovevo inserire la durata del pasto. Una volta misi 28 minuti, lui cancellò e scrisse 14”. Con quello che ormai è il re Carlo III, però, il pranzo durò circa due ore, “il giusto”.

“Ho detto ‘Carlo, Carlo!’ e lui si è girato”

Di quella passeggiata marchigiana dell’allora principe nel maggio 1988, conserva un ricordo molto nitido anche Ester Arceci, ex insegnante di educazione artistica. L’abbiamo incontrata nel suo negozio di ceramiche di fronte a Palazzo Ducale, dove un tempo il padre aveva un negozio di fotografia. “Ero con una mia amica, l’abbiamo visto arrivare all’improvviso. Nessuno sapeva niente perché la comunicazione della visita era arrivata in inglese e non tutti capivano la lingua”, racconta al Ducato.

Ester Arceci

Ester era sempre pronta con la macchinetta fotografica. Anche quel giorno. Così, insieme all’amica, iniziò a seguire il principe Carlo ovunque andasse quella mattina. Non c’era moltissima gente e per questo motivo potè scattare numerose foto. E proprio quelle immagini del 1988 ritraggono Carlo vestito con il doppiopetto scuro, gli occhiali grandi sfumati e i pantaloni beige.

Carlo III che guarda nell’obiettivo della macchina fotografica di Ester Arceci

“Poi a un certo punto l’ho chiamato. Ho detto ‘Carlo, Carlo!’ e lui si è girato”, prosegue. Lo scambio di sguardi è stato immortalato dalla fotografia che pubblichiamo e il principe, in quel momento, accennò a “un sorrisetto”. “Se ci fossero stati i cellulari sarei riuscita anche a fare un selfie”, continua Arceci ridendo insieme al figlio Andrea con lei dietro al bancone.

1990: gli acquerelli del re all’Accademia Raffaello

Quello, però, non fu l’ultimo incontro tra Ester e Carlo. Due anni dopo, nel maggio 1990, il principe tornò nella città ducale per l’inaugurazione di una mostra all’Accademia Raffaello.

Carlo III a Urbino nel 1990. Intorno a lui una gran folla. Foto di Ester Arceci

Avevano esposto i suoi acquerelli. L’ex principe di Galles era infatti appassionato di quella tecnica artistica. Nel 1988, durante la prima tappa del suo tour marchigiano, fu visto anche disegnare nel giardino della villa Ca’ Paciotti, poco distante dal centro di Urbino.

Carlo III a Urbino nel 1990. La via è transennata. Foto di Ester Arceci

Quando tornò in città due anni dopo, nel maggio 1990, “tutti sapevano della visita, avevano messo anche le transenne – racconta Arceci – Ho scattato qualche foto da lontano, c’era molta gente”. Nel 1988, invece, insieme al principe c’erano le scorte inglesi, italiane e qualche amico.

Gli scatti di Ester

Ester, poi, precisa che davanti a Palazzo Ducale non ha incontrato soltanto Carlo. Ma anche tante altre persone note: da Michail Gorbaciov a Rita Levi-Montalcini. Ha immortalato attori, cantanti, giornalisti e anche altri nobili, come i nipoti della Regina Elisabetta, i figli della sorella Margaret. “Se sapevo che venivano qui, io ero attenta”. E così, ogni volta, era pronta a incontrare la gente nota all’esterno o all’interno del negozio, insieme alla sua inseparabile macchina fotografica.

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