Nubifragi Marche, Senigallia si rialza dopo lo “tsunami”. “Peggio dell’alluvione 2014”

di ROBERTA ROTELLI e  GUGLIELMO MARIA VESPIGNANI

SENIGALLIA – È un labirinto di fango quello che compare davanti agli occhi appena entrati a Senigallia, dopo il nubifragio che ieri notte ha colpito le Marche Nord-orientali. I ponti che collegano i due versanti della città, Nord e Sud, e che sovrastano il fiume Misa nel cuore del centro storico, sono rimasti chiusi per tutta la notte, mentre il corso d’acqua straripava. La cittadinanza ha potuto aspettare solo che la fine dell’ondata desse tregua alla propria città che, già nel 2014, era stata messa in ginocchio da un’alluvione che aveva provocato morti, enormi danni e centinaia di sfollati.

La piena a Senigallia

Tutta la città coinvolta

“Ma questa volta è diverso” dicono gli abitanti. Peggio. A confermarlo è lo stesso sindaco Massimo Olivetti, che racconta al Ducato come, rispetto a otto anni fa, l’inondazione abbia colpito tutte le zone della città. L’acqua esondata dagli argini, per i quali che non è stato ancora completato il rinforzo dopo la calamità del 2014, è arrivata fino al lungomare, dove le decine di hotel e strutture di ospitalità che sorgono si sono trovati con la melma davanti all’ingresso.

Per la verità, l’effetto della piena del fiume sulla foce è già visibile parecchi chilometri prima dell’arrivo in città: dall’Autostrada A14, direzione Nord, in una giornata di cielo sereno dopo la notte di tempesta, si vede un ventaglio di fango di centinaia di metri quadrati che si apre in mare, e che ci metterà giorni, se non settimane, a dissiparsi.

90 sfollati “difficile arrivare dappertutto”

Sono più di 90 gli sfollati che durante la notte sono stati accolti dalla Caritas di Senigallia. Ma la responsabile della protezione civile Barbara Rotatori dice: “Le situazioni critiche sono molte di più. Sono all’opera da stanotte i vigili del fuoco e sono state messe in campo le idrovore per pulire l’acqua e il fango dalle strade e dalle case. L’emergenza però è così estesa che facciamo fatica ad arrivare dappertutto”.

La seconda giornata del dopo-alluvione a Senigallia è cominciata molto presto. C’è chi non è riuscito a dormire per niente, e ha messo in salvo quello che ha potuto, c’è chi ha dormito un’ora o due, c’è chi è arrivato dove c’è più bisogno alle prime luci dell’alba. “È dalle sette che siamo qui a pulire – spiega con la ramazza in mano il proprietario del locale Fish Ham in piazza Simoncelli – Grazie a Dio non è arrivata l’acqua in cucina e nei quadri elettrici, ma tutta la sala è stata allagata. Il locale è tutto in legno ed è stato danneggiato alla base. Questa alluvione ha fatto più danni di quella del 2014, soprattutto in centro. Ora staremo a vedere cosa faranno Governo e Comune”.

Piazza Simoncelli completamente allagata e coperta di fango è forse l’immagine più emblematica della nottata che hanno passato i cittadini. L’acqua non smetteva di entrare, salire di livello, e danneggiare tutto ciò che trovava. La linea sui muri dei palazzi che segna il livello dell’alluvione arriva alla spalla. “La prima ondata c’è stata verso le 10-10 e mezza – raccontano al Ducato due residenti – mentre la mareggiata più pesante che ha portato il fango è arrivata a notte inoltrata. È stato una sorta di piccolo tsunami, un’onda anomala”.

“Acqua e fango sono entrati tutta la notte, anche in cucina. Stiamo capendo ora cosa è successo, quali sono i danni, e stiamo pulendo tutto”, dice al Ducato il responsabile e pasticcere della gelateria Pretty Pink a Senigallia. “Siamo un po’ provate – raccontano le proprietarie del negozio di abbigliamento per bambini Les Bulles – La situazione non sembrava così grave, e invece non riusciamo ancora a quantificare i danni”.

Un torrente sulla strada

Via Verdi, a poche centinaia di metri dal fiume, è stata una delle strade più colpite, per via della sua leggera pendenza che ha favorito il flusso dell’acqua verso la via e che l’ha trasformata, durante la notte, in un torrente che ha invaso negozi, abitazioni e garage dei residenti.

Lorenzo è uno dei ragazzi che ha affrontato la piena in casa con la sua famiglia. Appena è iniziata l’inondazione ha portato via l’auto e poi è riuscito a limitare i danni in casa montando una protezione col gesso rapido. Ma l’acqua è entrata comunque dalle porte-finestre. “La sensazione peggiore è quella di sapere che non puoi fare nulla. L’acqua sale, e devi solo aspettare che finisca, per poi metterti al lavoro per riparare al disastro”.

Non solo. Lorenzo ha anche preso parte ad un soccorso molto delicato avvenuto a pochi metri da casa sua durante la notte. “L’ambulanza non riusciva a intervenire dentro la casa al piano terra dove si trovava una donna molto anziana, di 90 anni. In preda al panico si è messa a urlare, un mio amico ha chiamato i soccorsi, ma il mezzo non sarebbe arrivato dove necessario. Così ho aiutato i soccorritori con la jeep a raggiungerla, e l’hanno portata in salvo”. Anche Michele, a pochi metri da lì, ha rischiato di dover chiamare i soccorsi. “Ma una volta svuotato il garage l’acqua si è fermata, e sono riuscito a uscire. Ora è solo qualche centimetro, questa notte nel seminterrato era arrivata a quasi un metro, con il cortile del vicino che buttava acqua a cascata. Ho avuto paura”.

Tanta solidarietà

Si sa, che nelle città che più duramente vengono colpite da eventi catastrofici come questi, la cittadinanza ha nello spirito la capacità di rispondere e di rialzare la testa. Senigallia non fa eccezione, e dimostra che questo non è un luogo comune. Sempre Lorenzo racconta delle reti che si sono attivate: gruppi Whatsapp, social network, o anche con il vecchio passaparola portano aiuto dove ce n’è bisogno.

Ma in realtà basta fare un giro per le zone più pesantemente colpite a fine giornata per rendersene conto. Sono decine le persone, anche dai comuni limitrofi o dalla provincia, che hanno preso in mano le pale e i tira-acqua, e si sono unite alla fatica di chi sembra aver perso tanto, a volte tutto. Sicuramente troppo per quella che, dati i trascorsi, può essere definita come una catastrofe annunciata.

Corso 2 giugno a Senigallia, invasa dal fango

About the Author

Guglielmo Maria Vespignani
Nato nel 1991 ad Ancona, sono cresciuto a Jesi e mi sono diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Laureato in Filosofia nel 2015 all'Università di Bologna, ho successivamente diviso la mia vita tra sport e impegno sociale.

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