di NICOLE CIOTTI, FRANCESCO FLORIS E CHRISTIAN REGIS
URBINO – Sembra un paradosso, eppure l’acqua scarseggia anche nella stagione delle piogge. Aumenta la lista dei comuni marchigiani della provincia di Pesaro e Urbino che stanno emanando ordinanze per il risparmio dell’acqua. Dopo Pesaro, Gradara, Tavoleto e Vallefoglia, lunedì 10 novembre si è aggiunto Fossombrone e martedì 12 è stato il turno di Urbino. È questo un fatto eccezionale: i provvedimenti di emergenza idrica vengono emanati in estate, non in pieno autunno e non nel mese dell’anno che registra storicamente più precipitazioni.
Precipitazioni a Urbino 2015-2025
Quantità di piogge e neve in millimetri
La limitazione agli usi non indispensabili dell’acqua si rende necessaria per la situazione di siccità che si prolunga nell’autunno. Gli ultimi due mesi sono stati decisamente poco piovosi, registrando valori sotto la media, e novembre non fa prevedere un recupero della situazione attuale. Il servizio di agrometeo regionale (Amap) descrive per Urbino un quadro che fa impensierire: nei primi dieci giorni di novembre è caduto solo l’8% della pioggia che mediamente cade durante il mese.
Grafico Amap livello severità idrica

Il raggiungimento dei valori medi mensili appare lontano e improbabile, come conferma l’Osservatorio meteorologico Serpieri: “Siamo già a metà novembre ed è impensabile che negli ultimi mesi dell’anno si riesca a recuperare la pioggia che non è caduta”. A questo si aggiunge un altro inverno, quello scorso, povero di neve, (17 centimetri caduti a dicembre 2024, 2,5 a gennaio 2025).
Anche il direttore dell’Autorità di ambito territoriale ottimale (Aato), Michele Ranocchi, descrive una situazione idrica complessa: “Un inverno e una primavera piovosi ci hanno consentito di superare l’estate, che però da giugno è stata molto povera di piogge; quindi, ora dobbiamo gestire risorse non abbondanti. Ancora non è il caso di parlare di emergenza, ma stiamo provvedendo con ordinanze per sensibilizzare la popolazione”.
Ordinanze: i dubbi di Gambini e Feduzi
C’è anche chi, però, ha deciso di non seguire le direttive regionali e non emanare ordinanze di risparmio idrico nel suo territorio. Come il sindaco di Fermignano, Emanuele Feduzi: “Non farò l’ordinanza perché sono anni che parliamo di sfangamento (la rimozione del fango dai bacini idrici, ndr) del Furlo o degli altri bacini e ancora nulla è stato fatto. Può essere un polmone per noi e per tutta la provincia; quindi è un ‘no’ con protesta, anche se sensibilizzeremo la popolazione sul tema”.
Dello stesso parere è il sindaco di Urbino Maurizio Gambini, che come Feduzi sottolinea l’urgenza di intervenire direttamente sul territorio: “L’efficacia di questi provvedimenti di razionamento è abbastanza limitata, purtroppo. È necessario accelerare su determinati interventi, che vanno fatti urgentemente per avere la garanzia che non arrivi a mancare l’acqua. Parlo di pulizia delle dighe, degli invasi di apertura del pozzo del Burano, e di una serie di interventi anche alla diga di Mercatale.”
Il problema non è soltanto relativo alla quantità di acqua caduta, ma come questa viene immagazzinata. Sulla questione si dibatte da anni, dato che il territorio è sprovvisto da un sistema di raccolta idrica efficiente, come ha spiegato Michele Ranocchi: “La difficoltà è causata dal fenomeno naturale del trasporto solido, con pozzi e invasi che perdono la capacità di immagazzinare acqua perché questa entra nei bacini e trasporta anche fango e pietre, i quali si accumulano nel tempo”.




