di NICOLE CIOTTI, CARLA DELLE VEDOVE ed ELISA MATTA
URBINO – I cori hanno scosso i muri del centro storico di Urbino, e sotto ai cartelli le mani agitavano mazzi di chiavi, il simbolo più potente del 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il giorno per farsi sentire più forte e fare più rumore, come chiese due anni fa Elena, la sorella di Giulia Cecchettin. E tenere alta l’attenzione. Il corteo, organizzato dalle associazioni Astra, Udu, e Apollo Arci, è partito da Porta Santa Lucia e si è concluso nell’Aula Magna del Rettorato dove è stato inaugurato lo Sportello Universitario contro la violenza di genere. Erano una cinquantina, la maggior parte studentesse, ma anche studenti, consapevoli che quello della violenza di genere è un problema maschile.
Perché è importante parlarne
Sono 76 i femminicidi avvenuti in Italia e registrati da Amnesty international dall’inizio dell’anno a ottobre 2025. In media, due donne a settimana vengono uccise da mariti, compagni o ex compagni. La maggior parte delle violenze avvengono infatti in casa, in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro. Per questo motivo il corteo ha invitato ad agitare le chiavi e a farle tintinnare “perché troppo spesso la violenza si manifesta all’interno delle nostra mura domestiche”.
Punto di ritrovo e partenza della manifestazione: la panchina rossa di fronte a Porta Santa Lucia, dedicata alle vittime di violenza di genere, che riporta il numero nazionale anti violenza e stalking: 1522. I dati Istat dimostrano che le chiamate ai centri anti violenza aumentano vertiginosamente ogni 25 novembre. Un motivo in più per diffondere consapevolezza e fare ancora più rumore.

Le voci
“Ci salveremo solo insieme: nessuna rivoluzione è individuale, la libertà non è un oggetto da possedere ma una pratica collettiva” ha detto al Ducato Giorgia Zazzeroni, di Astra, mentre il corteo scendeva per via Santa Lucia. Primo stop in piazza della Repubblica, dove i manifestanti al megafono si sono rivolti all’intera città. Tanti cori si sono alzati come un’unica voce: “Insieme partiremo, insieme torneremo: non una, non una, non una di meno”. Oppure: “Lo stupratore non è malato, è figlio sano del patriarcato”. E poi, in ricordo di Giulia Cecchettin, Sara Tramontano e tutte le vittime di femminicidio: “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce”.

Non sono mancate anche voci critiche contro esponenti del governo. Per primo Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che il 21 novembre durante una conferenza sugli abusi di genere ha dichiarato che l’uomo per natura rigetta la parità con la donna, perché “nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”. Non è stato risparmiato dalle critiche nemmeno Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, per la sua posizione riguardo all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. “Le istituzioni devono investire nell’educazione per risolvere il problema alla radice” ha detto Arianna, una delle manifestanti, al Ducato. Ancora Mariasole: “Bisogna partire da un cambiamento culturale, dall’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, tematica oggi di particolare attualità”.
Il nuovo sportello universitario anti violenza

I manifestanti si sono infine radunati nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Urbino, dove è stato inaugurato il nuovo sportello universitario anti violenza, presidio di ascolto dedicato agli studenti che amplia la rete per la prevenzione. Lo spazio è intitolato a Marise Ferro, giornalista e scrittrice femminista attenta alle tematiche di genere, oltre che moglie di Carlo Bo, storico rettore dell’Università.
“Lo sportello sarà attivo il mercoledì dalle 13:00 alle 17:00, previo appuntamento. Viene garantita la massima riservatezza” ha spiegato al Ducato Maura Gaudenzi, coordinatrice centro antiviolenza Parla con noi del Labirinto cooperativa sociale che gestisce il servizio insieme a Uniurb. L’accesso allo sportello è gratuito e senza obbligo di denuncia.




