DI LUCA BAGNARIOL, EMANUELE DONATI E ELISA MATTA
URBINO – Un nuovo primario e sei posti a tempo indeterminato per aumentare il numero dei medici strutturati. Questa è la ricetta preparata dall’Azienda sanitaria territoriale per risolvere il sottodimensionamento del personale del pronto soccorso di Urbino. Nel frattempo è già stato aperto un bando di concorso per dei posti a tempo determinato, nella speranza che questi si convertano in posti fissi.
Dopo le dimissioni dell’attuale primario e il numero di strutturati sceso a uno, l’Ast ha deciso di prendere dei provverdimenti. La determina n. 1471, firmata dal direttore generale dell’AST Alberto Carelli il 19 novembre, ha dato il via all’iter amministrativo per l’assunzione di nuovi medici. Il bando per i posti a tempo determinato è già stato pubblicato, mentre quelli per i tempi indeterminati e per la posizione di primario attendono solo i tempi tecnici della burocrazia – 15 giorni dalla firma della determina – per dare il via alla procedura di gara. I sei medici che vinceranno il bando di concorso per i posti fissi, come confermato dall’AST alla redazione del Ducato, saranno tutti indirizzati al pronto soccorso di Urbino, visto che quelli di Fano e Pesaro sono quasi a pieno organico.
Carelli si è mosso in prima persona per rispondere nei tempi più rapidi possibili alle preoccupazioni della popolazione di Urbino e dell’entroterra, raccolte dalla rete civica “Urbino Salute”. L’Ast ha ribadito che attraverso la presenza di gettonisti – la cui convenzione scade a giugno 2026 -, del personale dimissionario – che lascerà l’incarico a marzo 2026 – e delle prestazioni aggiuntive dei medici interni ed esterni sarà garantita la continuità di servizio. L’obiettivo, tramite questo ciclo di bandi di concorso, è di arrivare a una risoluzione definitiva del problema per la primavera del 2026.
Una ricetta insufficiente
Le soluzioni messe in campo dall’Ast rischiano di cadere nel vuoto, però, in assenza di un sostegno attivo da parte della politica comunale e regionale. Il problema riguarda il trasferimento del personale nelle aree interne: una prospettiva che non attira i professionisti sanitari e che porta i bandi per le strutture dell’entroterra a cadere spesso nel vuoto. Tale dinamica si applica anche al pronto soccorso di Urbino. Proprio per questo motivo, l’Ast ha deciso di aprire un concorso per posti a tempo determinato perché ritiene più probabile che attiri personale rispetto alla prospettiva di un trasferimento definitivo.
Una soluzione potrebbe essere quella di pensare a degli incentivi specifici per convincere il personale medico ad accettare di spostarsi in realtà come quelle dell’entroterra ducale, che non offre i servizi e lo stile di vita della costa pesarese. Incentivi fondamentali non solo per favorire la partecipazione ai bandi di concorso, ma anche per evitare le dimissioni dei medici a pochi mesi di distanza dal loro ingresso nelle strutture sanitarie. Secondo il sindaco di Urbino Maurizio Gambini, sentito dalla redazione del Ducato, a intervenire deve essere la Regione Marche: “Durante la pandemia noi abbiamo provveduto in tal senso perché c’era un’emergenza, ma in una condizione normale un comune non può dare incentivi per far venire a lavorare qualcuno, perché si chiama danno erariale. La competenza è esclusivamente della Regione, io che sono responsabile della salute pubblica del nostro comune sto attento che i servizi siano erogati nella maniera più efficente possibile”. Il sindaco, dopo aver affermato di avere in programma un incontro con il neo assessore alla Sanità della Regione Marche Paolo Calcinaro, ha concluso: “Noi chiaramente poniamo la massima attenzione, ma non possiamo creare delle disparità di trattamento per alcune categorie, perché vietato a norma di legge. Tutto il resto sono puri discorsi politici”.
L’attacco delle opposizioni
Per Federico Scaramucci, membro dell’opposizione in consiglio comunale, la gestione da parte della giunta Gambini della questione è del tutto insufficente: “Il sindaco deve battere i pugni e andare a parlare con il presidente della Regione e con l’assessore alla Sanità, perché queste sono scelte politiche. Noi chiediamo innanzitutto dei contributi per i medici per poter trovar casa e avere un’agevolazione anche per i trasporti. Chiediamo la possibilità di introdurre servizi per i figli, perché se le famiglie si devono trasferire qua a lavorare devono essere pensate delle soluzioni ad hoc”.
Altre Regioni hanno deciso di adottare provvedimenti specifici per la medicina d’urgenza, come nel caso di Lazio e Toscana. Anche nella legge di bilancio per il 2026, l’articolo 71 parla di contributi aggiuntivi da parte delle Regioni agli operatori dei pronti soccorso – anche se non è detto che questa parte trovi spazio nel testo finale da approvare il 31 dicembre. Secondo Scaramucci, però, la situazione del pronto soccorso di Urbino richiede un’attenzione speciale: “È chiaro che se ci fosse un intervento della Regione riguarderebbe tutto il territorio, però noi siamo in una situazione di emergenza ad Urbino che richiede uno sforzo in più. Altre Regioni hanno preso provvedimenti simili, sia di destra che di sinistra, sono cose che si possono fare. Manca la volontà politica di farle”.
Il è stato al centro del Consiglio comunale del 28 novembre.




