di ELISA MATTA e MANUEL MORGANTE
FERMIGNANO- Ha iniziato con una mezza maratona tre anni fa, “per buttare giù qualche chilo di troppo” e poi non si è più fermato. Marco Mignano, 37 anni, fermignanese ex studente di Informatica applicata a Urbino, racconta al Ducato la sua passione, inesauribile, che lo ha portato a classificarsi secondo alla Corsa della Bora di Trieste il 4 gennaio, per un totale di 102 chilometri corsi in quasi 12 ore con temperature che arrivavano anche a 15 gradi sotto zero.
Sei giorni di allenamento a settimana e dieta vegetariana
Cifre impressionanti, che per Marco sono un ulteriore stimolo: per lui, infatti, la fatica e lo sforzo sono un incentivo a superare sempre i propri limiti, a dimostrare che cosa il nostro corpo può essere capace di fare. Parla del suo regime di allenamenti: “Mi alleno sei giorni su sette, cambiando tipo di esercizio a secondo della gara che sto preparando, non esiste un allenamento classico. Solitamente alla gola del Furlo e sul monte Pietralata”. E poi le competizioni: in un anno corre due corse da 100 chilometri, tre da 50 e una corsa ancora più lunga. Anche la dieta ha la sua importanza: Marco è vegetariano e fa molta attenzione alla sua alimentazione, perché “ogni chilo in più è una zavorra nelle salite e rischia di essere un problema per le articolazioni nelle discese”. Grazie ai social come Youtube ha trasformato questa passione in lavoro, seguendo online altri atleti che desiderano intraprendere questo sport
Marco si presenta con le scarpe impolverate, la giacca a vento che indossava durante la Corsa della Bora e soprattutto la sua compagna più fedele, Evia, il suo “ultracane” (soprannome suggerito dalla community che lo segue sui social) che lo accompagna negli allenamenti intorno alla gola del Furlo. Grazie a lei Marco si sente ancora più a contatto con la natura, che è un tema centrale per la sua attività sportiva. I prossimi obiettivi? A maggio il Monte Catria Extreme Trail, 54 chilometri al confine fra Marche e Umbria, poi il Swiss Peaks Trail nella sua versione Odissey: quasi 700 chilometri distribuiti in una settimana sui monti svizzeri tra la fine agosto e l’inizio di settembre.
“L’obiettivo è alzarti la mattina, mettere un piede davanti all’altro e goderti albe, tramonti, sentieri, caldo, freddo, sonno e tutte le difficoltà che ci sono”. Godere delle difficoltà: sembrerebbe un paradosso, invece è il nucleo centrale della filosofia dell’ultrarunning.




