di CARLA DELLE VEDOVE e CHRISTIAN REGIS
URBINO – Nella Sala del Castellare di Palazzo Ducale alcuni bambini giocano tra loro, corrono tra le stanze, si divertono. Una scena insolita per l’inaugurazione di una mostra: forse però è proprio a loro che l’artista Nicola Gambedotti (1931-2011) pensava mentre realizzava le sue opere. Aperta dal 17 gennaio fino al 1° marzo, l’esposizione “Giochi e movimento” riunisce alcuni quadri dell’incisore urbinate che richiamano il mondo dello sport. La quantità di dettagli e la precisione di ogni singolo tratto sono ciò che più colpisce i visitatori: ci vorrebbero ore per studiare ogni centimetro delle incisioni.
La mostra nasce nell’ambito del programma Olimpiade culturale legato ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. L’iniziativa vuole creare un ponte tra sport e cultura e prevede quasi 500 progetti in tutta Italia, non solo dove si svolgono le competizioni.
L’artista: Nicola Gambedotti
Un maestro di incisione, un mentore per le giovani menti: così Fabiana Faliti ricorda il nonno. Cresciuto a Urbino, Gambedotti ha concluso il percorso di studi nella città ducale e si è perfezionato alla Scuola del Libro. Si è poi dedicato all’insegnamento prima al liceo artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. “Ha sempre voluto trasmettere i suoi valori e le sue conoscenze. Era un punto di riferimento per tanti – racconta Faliti al Ducato – ho seguito le sue mostre da quando ero molto piccola e ho sempre voluto proseguire il lavoro che lui aveva già messo in campo con amore e dedizione. Mi fermavo nel suo studio per ore per osservare, fare domande”.
La chiave dello stile artistico di Gambedotti è la tecnica dell’acrilico bulinato, che unisce pittura e incisione. “Viene effettuata prima dipingendo una tavola e in un secondo momento andandola a incidere. Le opere sono quasi scultoree, molto minuziose, e per concluderle serve un tempo notevole. Mio nonno è stato assolutamente un perfezionista” spiega la nipote.

Arte e gioco
La mostra si articola in quattro sale, tutte legate da un filo comune: il gioco e il movimento. Il primo ambiente in cui si imbatte il visitatore è quello caratterizzato dal tema equestre. Una sezione interamente dedicata al tema del cavallo e del cavalleresco come metafora del viaggio e della dinamicità. A fare da padrone all’interno della sala è la figura di Don Chisciotte. Il celebre personaggio nato dalla penna di Miguel de Cervantes è il principale riferimento dell’artista. Il cavaliere dalla trista figura incarna gli ideali cavallereschi di fedeltà, onore e giustizia, valori che Gambedotti mira a esaltare nelle sue creazioni artistiche.

Le due sale centrali sono dedicate al gioco e al movimento. Fabiana Faliti ha spiegato al Ducato l’origine dei due temi: “Nascono, o meglio, vengono riportati alla luce, ravvisando all’interno delle opere dei valori che erano perfettamente in linea con il programma culturale delle Olimpiadi in atto. Abbiamo ricercato una connessione tra opere, stile e contesto storico che riflettesse i valori dei giochi olimpici. Devo dire che ha funzionato bene”.

All’intero della stanza dedicata al gioco, l’opera principale della mostra è Giochi di società. Un’insieme di personaggi e dettagli, nel pieno stile dell’artista, che occupano il quadro raccontando ognuno una storia diversa. Come spiega Faliti anche il titolo stesso è pieno di significato: “Un titolo che lui ha scelto perché evoca la condivisione autentica dello spazio. Nell’opera, infatti, numerosi atleti e giocatori coesistono in armonia, rispettandosi a vicenda pur rimanendo concentrati sulle proprie azioni. Questo genera un dinamico intreccio di movimento, rispetto reciproco e affermazione individuale su più livelli – dal gesto atletico al suolo a quello aerobico in aria –, che introduce il tema del pericolo, della precarietà e dell’incertezza sull’esito finale”.

L’ultima sala è dedicata interamente alla città ducale. Al suo interno sono presenti le opere I duchi di Urbino e La madonna di Urbino. Il primo un’omaggio al famoso Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca. La città diventa agli occhi dell’artista un messaggio contro modelli urbanistici sbagliati che distruggono la bellezza e la memoria storica che il paesaggio cittadino incarna da secoli.




