La carica dei 55 al canile Ca’ Lucio. 62 le adozioni lo scorso anno

Il cane Antonino e la volontaria Fiorella FacondiniIl cane Antonino e la volontaria Fiorella Facondini
di NICOLE CIOTTI e CARLA DELLE VEDOVE

URBINO – Yuma è arrivata al canile Ca’ Lucio, nella campagna urbinate, lo scorso ottobre. Era pelle e ossa, in fin di vita, rimasta senza acqua e cibo per più di due settimane. Era stata abbandonata in un appartamento nel centro storico di Urbino dopo che la sua proprietaria e l’ex fidanzato si sono lasciati e hanno cambiato casa. Una storia assurda nota alla cronaca. Polizia e servizio veterinario l’hanno subito portata al Ca’ Lucio. Sembrava che per Yuma non ci fossero più speranze, ma dopo alcune settimane di cure, anche con flebo, ha iniziato a riprendersi. Grazie ai volontari del canile, che proprio nel periodo del suo arrivo hanno partecipato a un corso di formazione, non solo le condizioni di salute sono migliorate, ma Yuma ha anche recuperato la fiducia nelle persone. Ora aspetta qualcuno che desideri accoglierla nella propria famiglia.

Gli ospiti di Ca’ Lucio oggi sono 55. Una ventina di volontari e tre operatori quotidianamente portano da mangiare agli animali, puliscono le cucce, educano i cani e li curano. Il canile è gestito dal 2024 dall’Odv Cane orgoglioso, di cui la responsabile è Francesca Fiorani, che il Ducato ha intervistato. A Ca’ Lucio, servizio pubblico gestito in forma associata, fanno riferimento 33 comuni dell’entroterra. Pochi giorni fa il consiglio comunale di Urbino ha rinnovato all’unanimità la convenzione con l’organizzazione.

Yuma gioca con un volontario

Lo scorso anno 62 cani sono stati presi in adozione dal canile Ca’ Lucio. Un dato positivo, anche se nel 2025 e nel primo periodo del 2026 risulta sempre più allarmante l’aumento delle rinunce di proprietà, mette in evidenza Fiorani. Tra i cani che trovano rifugio al canile urbinate in particolare quelli da pastore e da lavoro, come maremmani e segugi. Molto spesso non hanno il microchip, strumento per riconoscere il cane e contattare i proprietari in caso di smarrimento: “Chi possiede un animale domestico ha l’obbligo di metterglielo e di denunciare le cucciolate. Spesso però questo non viene fatto, anche per ignoranza. Mettere il microchip significa prendersi la responsabilità del proprio animale” spiega Fiorella Facondini, volontaria dal 2015.

Uno dei cani ospitati al Ca’ Lucio

Solitamente i cani vengono portati al rifugio su segnalazione al servizio veterinario dell’Ast (l’azienda sanitaria territoriale) o alle forze dell’ordine, che procedono poi per metterli in sicurezza. A Ca’ Lucio vengono osservati per una decina di giorni su indicazione del veterinario e vengono fatte loro le analisi del sangue. In seguito vengono portati al loro box, uno spazio recintato in cui ogni cane ha la propria cuccia. Per i cani “saltatori” il box è coperto dalla rete anche nella parte superiore. Da dopo essere stati accolti al rifugio, i cani iniziano un percorso di educazione insieme ai volontari e operatori con una formazione teorica e pratica specifica. Imparano a stare al guinzaglio, ma soprattutto a ritrovare la fiducia nelle persone e negli altri animali. Un percorso spesso lungo e difficile, ma che solitamente dà grandi soddisfazioni e regala ai cani un nuovo futuro.

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