di REDAZIONE
URBINO – Per l’ultima volta in veste di rettore, Giorgio Calcagnini varca le porte della redazione del Ducato per un’intervista in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026. Un momento di confronto non solo sul futuro dell’Università di Urbino, ma anche per tracciare un bilancio sulla sua esperienza, nell’ultimo anno alla guida della Carlo Bo.
Partiamo con i numeri sulle immatricolazioni. Che impatto ha avuto l’introduzione del semestre filtro a Medicina?
“Il numero definitivo non c’è perché le immatricolazioni sono aperte fino a tutto marzo. Ad oggi sono 4.558 immatricolazioni, in crescita rispetto allo scorso anno nonostante l’introduzione del semestre filtro per medicina. Sui corsi affini a Medicina – Biologia, Biotecnologie, Farmacia – abbiamo un calo ad oggi intorno al 20-22%, fino al 25% di iscritti. Al tempo stesso, c’è stato un forte aumento di studenti internazionali, quasi il doppio, una gran parte dalla Tunisia. Afflusso che spiega in parte questa compensazione”.
Quali sono le prospettive e le novità che l’Università di Urbino mette in campo per questo nuovo anno accademico ?
“Ci sono due novità: abbiamo un corso di studi in Informatica che diventerà un corso interclasse in cui ci sarà l’etichetta “Ingegneria”, perché sappiamo che attira molto. L’altra invece è un corso in Scienze della comunicazione in inglese. Manca l’approvazione del Consiglio universitario nazionale: una volta approvati, partiranno da ottobre”.

Da anni si parla della vendita dei Collegi universitari alla Regione (Erdis). È un’ipotesi ormai tramontata? Come procedono i lavori di ristrutturazione di strutture vecchie di 60 anni?
“L’ipotesi della vendita dei collegi alla Regione è morta. Ai tempi la promessa era stata fatta senza alcuna iscrizione in bilancio, poi è cambiata la giunta e il progetto si è arenato. Pur avendone venduti una parte, i collegi sono nostri e la Regione paga un affitto per l’utilizzo delle nostre strutture. Sui lavori di ristrutturazione, stiamo facendo a blocchi per non perdere posti letto; abbiamo iniziato con le serpentine, ma il collegio dell’Aquilone rischia di dover essere chiuso per un anno o un anno e mezzo. Abbiamo anche in progetto una nuova residenza in zona Petriccio – per cui attendiamo notizie – perché le strutture sono strumenti fondamentali per portare avanti le politiche di internazionalizzazione. Molti scambi Erasmus, ad esempio con il Nord Europa, sono stati chiusi perché non riuscivamo a garantire posti ai collegi”.
In vista del referendum costituzionale del 22-23 marzo, c’è il rischio concreto che non venga riproposto il voto fuorisede.
“Sono favorevole al voto fuorisede, specie in occasione di un referendum costituzionale. Non credo ci siano i tempi nel caso in cui vengano confermate le date del 22-23 marzo, ma proporrò alla Conferenza dei rettori di mandare un’interpellanza al Ministero sulla questione”.
Sono partiti i lavori per i due nuovi studentati di Urbino: 234 nuovi posti letto, di cui 161 riservati ai borsisti Erdis. Urbino ha sufficienti posti letto (pubblici) per universitari e borsisti?
“I nuovi studentati di Piansevero sono un progetto di Erdis e di un privato, che sfruttano i finanziamenti messi a disposizione dal ministero dell’Università per la creazione di 60.000 posti letto in studentati entro giugno 2026. L’università non è coinvolta ed inevitabilmente nuovi alloggi comporteranno una competizione per le abitazioni private, ma l’ampliamento dell’offerta di posti letto è sempre fondamentale nell’ottica di sostenere l’internazionalizzazione di Uniurb”.

Il 31 agosto scadranno i fondi Pnrr per la ricerca accademica. Il Governo ha stanziato dei fondi con l’obiettivo di stabilizzare i contratti dei ricercatori e degli assegnisti, ma le associazioni di categoria parlano di risorse insufficienti. Qual è la situazione per l’Università di Urbino? Ci sono posti a rischio?
“Chiaramente ci saranno meno finanziamenti con il venir meno dei fondi Pnrr. In conferenza dei Rettori è stato confermato che ci sarà presto un decreto ministeriale che stanzia 50 milioni per la stabilizzazione di oltre 1.600 ricercatori di tipo A, ma sono co-finanziamenti, quindi gli atenei devono metterci una compartecipazione. Il rapporto tra le spese del personale e il fondo di finanziamento ordinario più le tasse universitarie non può superare l’80%: se un ateneo lo supera, vengono bloccate tutte le assunzioni. Ancora non sappiamo se i cofinanziamenti rientreranno nel tetto dell’80%, stiamo aspettando il decreto. Chi sta dentro il sistema universitario sa che la precarietà nella fase iniziale è una componente naturale e questi contratti sono a scadenza. Noi abbiamo cercato di avere un bilancio sostenibile per permettere il turnover – cioè va in pensione il professore associato e quello viene sostituito magari con un bando per ricercatore”.
L’anno passato è stato segnato dalle proteste degli studenti sulle tematiche della politica internazionale, in particolar modo su Gaza. Come avete gestito le proteste?
“C’è stata un’occupazione, ma si parla di una dimostrazione democratica che non crea problemi. Non parliamo certo di un clima da anni Settanta. Sicuramente è cosa positiva che gli studenti e le studentesse si muovano cercando di porre l’attenzione sui temi della politica internazionale. Noi abbiamo dato un nostro contributo: abbiamo portato qui due studentesse palestinesi con due borse di studio nell’ambito del progetto Iupals (Italian Universities for Palestinian Students). Le ragazze si sono integrate e sono contentissime. Inoltre, una professoressa di Uniurb ha deciso di utilizzare i propri fondi personali per attivare una terza borsa”.
L’Università di Urbino è al 278esimo posto a livello globale – 14esimo in quella italiana – della classifica delle università green. Come migliorare questa posizione?
“È il secondo anno che partecipiamo, quindi abbiamo scalato le classifiche: una grande emozione per i colleghi che hanno spinto per la partecipazione a questo ranking. La sostenibilità è uno degli impegni che ho assunto fin dalla mia candidatura. Abbiamo fatto tante cose in questi anni, grazie alla prorettrice Viganò e all’istituzione della Commissione alla sostenibilità, come spingere sulla raccolta differenziata e rendere l’università smoke-free. Ora spingiamo per l’installazione di distributori d’acqua gratuiti e per la sottoscrizione di accordi con aziende per la fornitura di gas ed elettricità solo da fonti rinnovabili. L’università investe su questi temi non solo per una questione etica, ma soprattutto perché pensiamo di avere un impatto positivo sull’ambiente”.

Il Regno Unito ha trovato un accordo per rientrare nel programma Erasmus+ dal 2027. Come si organizzerà Uniurb e che opportunità si aprono per gli studenti?
“Avevamo tutta una serie di relazioni, cercheremo di riprenderli. Molti nostri colleghi hanno rapporti con le università inglesi . Tutte queste iniziative servono anche per dimostrare all’estero di essere un’università al passo con i tempi. Non si può rimanere appollaiati sui cucuzzoli ad aspettare Godot, no?”.
L’Uniurb da anni valorizza molto il rapporto con le aziende. Quali sono i settori economici più interessati a questa collaborazione? Come si lavora per potenziare questo strumento?
“Lavoriamo soprattutto con le imprese più grandi, diversificando i settori d’interesse. Ad esempio, quest’anno abbiamo lanciato un master sulla New space economy organizzato in moduli che si riferiscono a più settori economici, dall’abbigliamento alla nutrizione, in collaborazione con la Spacewear di Fano, specializzata in tute spaziali. Inoltre, stiamo lavorando per rafforzare il contributo dell’Università a chi vuole fare impresa: Abbiamo creato un incubatore di impresa al Campus Mattei e siamo entrati in una fondazione per l’imprenditoria con la Politecnica delle Marche per sostenere chi vuole fare impresa e depositare brevetti.
Come si rapporta Uniurb al tema dell’intelligenza artificiale?
“È già stato costituito un centro interdipartimentale sull’intelligenza artificiale. Il corso triennale di Chimica analizza già elementi di intelligenza artificiale, mentre il laboratorio di ricerca in Comunicazione si è trasformato in laboratorio di ricerca in Comunicazione artificiale”.
Uniurb è uno dei cuori pulsanti di questa città. Come proseguirà la sinergia con il Comune e quale contributo o richieste può portare l’Università in vista del nuovo Piano urbanistico?
“Abbiamo dato la nostra disponibilità, per ora non siamo stati coinvolti ma questo non vuol dire che non lo saremo in futuro.
Ha preso parte al bando per la cabina di regia del ministero dell’Economia e finanze incaricata di coordinare lo sviluppo strategico del mercato dei capitali ed è stato selezionato. Quali saranno le sue funzioni e gli obiettivi nel corso del suo mandato?
“Devo ancora confrontarmi con il ministro Giorgetti. In vista della pensione, mi sono guardato intorno e penso che questa sia un’ottima occasione per fare del servizio civico”.
È il suo ultimo anno di mandato, quale eredità lascia al suo successore?
“Lascio un’università dove ho introdotto la programmazione triennale delle carriere, che prima non veniva fatta, e un sistema di assicurazione della qualità con risultati straordinari certificati dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Siamo entrati in reti strategiche con gli atenei di Perugia, Ancona e l’Aquila per partecipare insieme ai bandi Pnrr ed essere più competitivi. Per la successione, mi sembra di capire che ci sono più persone che si vogliono candidare con esperienza nella governance, tra cui una donna”.




