di MARCO FALLARA
URBINO – La piscina comunale di Urbania chiude il 2 febbraio. La comunicazione ufficiale è arrivata venerdì 30 gennaio con un’ordinanza del comune, all’indomani dell’incontro tenutosi in una sala del consiglio troppo piccola per ospitare la folla presente. L’assemblea si è trasformata subito in uno scontro a tre fra la polisportiva Nuoto Montefeltro (gestore dell’impianto), la giunta comunale e la cittadinanza, portando alla luce criticità profonde in una discussione durata oltre due ore e mezza.
Il sindaco Marco Ciccolini e l’architetto Luca Storoni hanno cercato di spiegare, tra le urla indignate dei presenti, che a seguito di varie perizie nate dalla volontà di rinnovare energeticamente la struttura, un esperto di legno arrivato da Firenze e chiamato dal Comune, ha constatato che l’edificio non è sicuro, la struttura di legno “vecchia di 45 anni” è molto usurata. Questo ha obbligato l’amministrazione a pianificare una massiccia ristrutturazione e, di conseguenza, a chiudere.
Le domande della comunità
La domanda che il pubblico ha posto più volte riguarda le tempistiche: come è stato possibile far partire la stagione sportiva a ottobre – con tanto di inaugurazione e foto ufficiali con l’amministrazione – se il comune era già a conoscenza dei problemi strutturali emersi dalla perizia di luglio? Una scelta che, secondo i presenti, ha messo a rischio l’incolumità di ragazzi e clienti. Alla domanda diretta urlata dal fondo della sala: “Siete andati avanti 3-4 mesi con le dita incrociate?”, l’architetto Storoni, che si è occupato delle pratiche, ha detto sì.
Molti genitori hanno chiesto con insistenza quanto i propri figli avessero rischiato “da zero a cento” ma l’amministrazione non ha saputo fornire dati certi. Il sindaco ha tuttavia precisato che la struttura “non cade domani” e che, semplicemente, “non è più dimensionata secondo i calcoli attuali”.

Le informazioni sono emerse solo grazie alle domande esplicite o agli interventi del pubblico. Uno dei principali temi di scontro tra il presidente della polisportiva, Davide Perez, e la giunta comunale ha riguardato le modalità di comunicazione: alla società che gestisce l’impianto, infatti, l’avviso dei lavori era stato dato a dicembre solo telefonicamente, mentre la comunicazione scritta è arrivata soltanto il 12 gennaio, a meno di venti giorni dalla chiusura. Lo stesso Perez ha voluto precisare davanti a tutta la sala che si impegnerà al massimo delle sue capacità per restituire i soldi degli abbonamenti, dichiarando con fermezza: “La società non si tira indietro”.
L’appello dei dipendenti
Durante l’incontro, alcuni dipendenti hanno preso la parola con rabbia e commozione, chiedendo una risposta definitiva sul proprio futuro lavorativo. Parlando proprio con i lavoratori, è emerso immediatamente il rammarico non solo per la perdita dell’impiego – con il peso di chi ha fatto sacrifici trasferendosi fuori sede e deve ora sostenere un affitto – ma anche per l’interruzione del progetto agonistico, che stava regalando grandi soddisfazioni a ragazzi e allenatori.
Un altro tema centrale è quello della riabilitazione: la chiusura interromperà inevitabilmente percorsi fondamentali per la salute dei pazienti. Infine, un dipendente sottolinea con amarezza: “Non ho mai visto interventi di manutenzione ordinaria, nonostante loro sostengano di averli fatti”. Alle domande incalzanti su quando fossero stati eseguiti i precedenti interventi, il sindaco ha provato a rassicurare la platea, senza però riscuotere successo.
Le alternative
Il piano dell’amministrazione per arginare il danno prevede la collaborazione con gli impianti di Urbino, Fossombrone e Sassocorvaro per il trasferimento degli atleti dell’agonistica. Nel frattempo si cercherà di avviare la piscina di Acqualagna, che a oggi non è attiva. Questa proposta ha però sollevato forte scetticismo, soprattutto da parte della Polisportiva, che non la ritiene un’opzione percorribile. Inoltre, la piscina di Urbino “Fratelli Cervi” è stata appena acquisita dal Comune di Urbino. Come dichiarato al Ducato dal sindaco Maurizio Gambini, la struttura necessita di una profonda ristrutturazione e di una bonifica dall’amianto; quest’ultimo, sebbene attualmente in sicurezza, dovrà essere completamente rimosso e smaltito.




