di GIACOMO CECCOLINI e CHRISTIAN REGIS
URBINO – Prevale il no tra gli insegnati e i dirigenti scolastici delle scuole superiori del territorio sui metal detector nelle scuole. La stessa opinione è condivisa dagli studenti degli istituti che si reputano tranquilli della situazione nelle loro scuole.
La direttiva dei ministri dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e dell’Interno, Matteo Piantedosi, è arrivata a tutti i prefetti e i dirigenti scolastici e mira ad attivare, se necessario, misure di sicurezza e controllo nelle scuole dopo il grave fatto di cronaca avvenuto a La Spezia che ha visto uno studente minorenne accoltellare, uccidendolo, un altro ragazzo. Nel documento non si parla solo di ambiente scolastico, ma anche di luoghi vicini frequentati dagli studenti, come ad esempio i parchi. Nelle situazioni più gravi il dirigente scolastico potrà richiedere maggiori controlli alle forze dell’ordine, nei casi estremi anche attraverso l’uso di metal detector.
Parola alle scuole
Il dirigente scolastico dell’Istituto tecnico industriale statale (Itis) di Urbino, Sergio Brandi, intervistato dal Ducato, ha affermato: “Il problema non è la scuola, ma è una questione sociale. Spero di non dover prendere le misure descritte nella direttiva nemmeno come ipotesi. In caso ci fosse la necessità non posso metterli. Dovrei segnalare una situazione di emergenza al prefetto, all’ufficio scolastico, dopodiché ci sarebbe un passaggio con il comitato per la sicurezza. Poi si deciderà se inviare le forze dell’ordine”.
Lo confermano anche gli altri insegnati e dirigenti delle scuole superiori della zona che non considerano necessaria la direttiva e, in alcuni casi, si dicono proprio contrari al provvedimento. Una di loro ribadisce: “Qui non è un problema, non ci sono mai stati atti di violenza. Sono più importanti progetti di prevenzione. Ciò che è successo a La Spezia è un atto ultimo dove alla base erano presenti problemi familiari e di relazione, che l’ha portato a compiere ciò che ha fatto”.
La preside della scuola di Urbania, Antonella Accili, si sbilancia: “Dentro alla mia scuola non ho mai avuto questi tipi di problemi, ma se fosse necessario non mi opporrei ai metal detector. Alcuni ragazzi, pur andando bene a scuola, potrebbero avere un coltellino in tasca o altri oggetti. La misura sarebbe un deterrente per contenere i disordini che possono verificarsi davanti alle scuole o nei piazzali delle corriere”. Ma per la dirigente sorge il problema della spesa: “ Chi li paga? Io ho 14 plessi, dipende dalle risorse che si hanno a disposizione”. Condivide la stessa opinione un insegnate che pone l’attenzione sui problemi familiari e culturali degli studenti, sopratutto su quelli stranieri: “Si portano dietro tante problematiche familiari che si ripercuotono sulle sue azioni”.
Anche il sindaco di Urbino Maurizio Gambini si è espresso sul tema in un’intervista al Ducato: “Nel nostro territorio non abbiamo avuto e non abbiamo segnalazioni di fenomeni di questo genere. Io, personalmente, sono favorevole alla proposta, anche se credo che sia ancora più importante prevenire certe situazioni”.




