Majd, da Gaza all’Uniurb: una fuga dalla guerra alla vita

Majd, studentessa gazawi a Urbino, di fronte al mare di Gaza
di NICOLE CIOTTI

URBINO – Majd ha 21 anni e indossa un hijab color panna abbinato al vestito. Ha appena dato un esame, l’ultimo per questo semestre. A Urbino studia chimica con elementi di intelligenza artificiale. Sorride mentre si racconta e guarda lontano. Fino a tre mesi fa viveva a Gaza City: sfollata nel sud della Striscia durante la guerra, era appena tornata alla ricerca di una casa che non esiste più.

Majd Stawi è una ragazza gazawi. Da ottobre 2025 frequenta l’Università di Urbino grazie a una borsa di studio Iupals (Italian Universities for Palestinian Students). Si è candidata senza pensarci troppo, nonostante avesse perso il diploma cartaceo di cui conservava solo una foto. Quando è stata costretta ad abbandonare casa per trasferirsi nel sud di Gaza ha lasciato i documenti dietro di sé: “È troppo pericoloso, torneremo a prendere tutto poi” le disse sua madre. Ma quando sono tornate, mesi dopo, non è nemmeno riuscita a trovare casa sua, irriconoscibile fra le macerie lasciate dai bombardamenti israeliani.

Prima della guerra Majd frequentava il primo semestre di software engineering a Gaza City. Non ha mai smesso di studiare, neanche quando viveva a Rafah in una tenda con altre 15 persone. “Non c’era internet nè elettricità, caricavo il telefono dai pannelli solari che c’erano sopra la moschea” racconta. Scaricava libri in pdf per poter studiare inglese, “ma era molto difficile concentrarsi”. Ora parla inglese in modo piuttosto fluente, risultato della tenacia di quei mesi passati ad aspettare la fine della guerra.

A Urbino Majd ha ricominciato da capo, gli studi e la vita. “È tutto bellissimo. A Gaza vivevo in una stanza piccola senza elettricità e dormivo sul pavimento. Qui ho una stanza, è pulita, con un letto. E la vista è bellissima, ti prende appena arrivi”. Professori e compagni l’hanno accolta con calore: “Siamo in 11 in corso… Sono tutti molto premurosi”. Non poteva immaginarsi un cambiamento così drastico nella sua vita. Una volta accettata la borsa di studio, il viaggio verso l’Italia è stato improvviso. È passata per Israele e la Giordania, per poi volare da Amman verso Roma e infine raggiungere Urbino. È potuta uscire da Gaza solo con il passaporto, il telefono, il caricabatterie e i vestiti che indossava, racconta.

Majd con il marito Abdullah prima di partire per Urbino

La vita di Majd è stata già costellata di separazioni. Per primo ha perso il padre, ucciso dagli israeliani nel 2011, quando lei era ancora bambina. Negli anni ha trovato una nuova armonia familiare: la madre si è risposata e la famiglia è cresciuta fino ad accogliere sette figli, tra cui due piccoli gemelli, molto cari a Majd. Ha dovuto anche separarsi dal nonno Yasin, morto di cancro in Egitto “perché rimasto per mesi senza cure”, racconta – e da un fratellino neonato. Persino l’amore, per Majd, ha dovuto farsi strada tra le macerie. Nel febbraio 2025, durante una tregua, ha sposato un giovane ingegnere, Abdullah. Quattro giorni dopo le firme, suo marito è stato ferito a una gamba mentre era sul balcone di casa; il fratello gemello è stato ucciso. Oggi Abdullah è ancora a Gaza, con la speranza di raggiungere Majd per finire insieme gli studi in Italia appena possibile.

La storia di Majd non è solo quella di una ragazza segnata dalla guerra e sfuggita ai suoi orrori. Da lei emerge la vitalità e la bellezza di una giovane donna, intelligente e piena di interessi. Majd è anche una scrittrice, passione che è per lei un’eredità preziosa: anche suo padre scriveva. Lei si definisce con orgoglio una poetessa; nel novembre 2023 era stata selezionata come ambasciatrice per rappresentare la poesia palestinese in Libano, ma la guerra aveva poi cancellato quel volo. Scrive versi in arabo e in inglese, affidandoli in parte anche al suo profilo Instagram. “Quest’anno voglio iniziare a scrivere il mio primo libro”, confida.

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