URBINO, 03 FEB. – Da circa una settimana, il laboratorio analisi dell’Ospedale di Urbino sta sollevando preoccupazioni tra i cittadini e le associazioni locali. Secondo Urbino Salute, il punto prelievi ha infatti smesso di accettare i campioni di sangue prelevati a domicilio, a meno che non siano effettuati direttamente dagli infermieri dell’Adi (Assistenza domiciliare integrata). Un cambiamento che, secondo l’associazione, è avvenuto senza preavviso e senza una determina ufficiale, mettendo in difficoltà pazienti fragili e non deambulanti che si affidavano a infermieri liberi professionisti o a reti di aiuto familiare.
“Questo cambiamento improvviso – si legge dalla nota di Urbino Salute – ricade sul cittadino fragile, riducendo l’accesso a un servizio essenziale”. L’associazione evidenzia il rischio di sovraccaricare il servizio Adi, strutturalmente carente e riservato a casi eccezionali come i pazienti oncologici, o di spingere i laboratori privati convenzionati oltre i limiti di budget, lasciando scoperte le fasce più deboli. “Auspichiamo che, prima di smantellare prassi consolidate, vengano progettate soluzioni alternative”, conclude la nota.
Interpellata sulla questione, l’Ast Pesaro Urbino (Azienda sanitaria territoriale) ha replicato motivando la decisione con ragioni di sicurezza clinica e normativa. “Non possiamo accettare prelievi fatti da soggetti non registrati, che spesso operano in nero e non garantiscono la tracciabilità del campione né la sua riferibilità all’utente”, precisano al Ducato dall’Azienda. Sottolineano inoltre che il percorso corretto prevede l’attivazione dei canali ufficiali: “Se un utente ha necessità, si rivolge all’Ast dove intervengono i nostri infermieri o i privati convenzionati con budget dedicato. Solo questi garantiscono sicurezza, tracciabilità e qualità”.
e.d.




