di LUCA BAGNARIOL
URBINO – Non è stato un Mezzogiorno di fuoco, vista la convocazione alle 13:30, ma l’Assemblea dei sindaci dell’Area Vasta di di venerdì 13 febbraio nella sala Serpieri del Collegio Raffaello di Urbino ha messo in scena il tanto atteso confronto i primi cittadini della provincia di Pesaro e Urbino e l’assessore alla Sanità della Regione Marche Paolo Calcinaro, sostenuto alla sua destra dal direttore dell’Azienda sanitaria territoriale di Pesaro e Urbino Alberto Carelli. Nella città che è diventata suo malgrado il simbolo dei problemi della sanità marchigiana, dopo lo scoppio del caso della grave carenze di personale medico al Pronto soccorso scoppiata ad inizio novembre, le realtà dell’entroterra marchigiano hanno fatto sentire la loro voce per cercare una soluzione al problema strutturale della sanità dell’area: l’assenza di personale medico.
Le richieste dell’entroterra
Il primo a farsi avanti è il sindaco di Carpegna Mirco Ruggeri, che oltre alla carenza di medici mette al centro del suo intervento il Punto salute di Sassocorvaro. Secondo Ruggeri, una struttura troppo decentrata rispetto all’area servita e dove l’unico medico di base presente a Carpegna è costretto a prestare servizio una volta alla settimana. “Abbiamo a disposizione un solo infermiere di comunità – aggiunge il primo cittadino – in servizio per 2 ore il sabato e tre ore la domenica e che deve servire 4.300 abitanti”. Il numero di medici attivi nell’Unione montana del Montefeltro, come riporta Ruggeri, si ferma a sette: un numero lontano rispetto ai dodici prospettati dall’Ast per soddisfare le richieste degli abitanti della zona. “Due di questi sette andranno pure in pensione a breve” aggiunge il sindaco di Lunano Mauro Dini, che nel suo intervento sottolinea come la struttura di Sassocorvaro rischi di attrarre tutto il personale sanitario, lasciando sguarnito il resto del Montefeltro.
La richiesta, come specificato dal sindaco di Mercatello sul Metauro Alfiero Marchetti, è quella di promuovere a livello regionale degli incentivi economici per garantire la presenza di medici nell’entroterra marchigiano. “Siamo a quaranta chilometri dal primo pronto soccorso e la nostra popolazione è per lo più anziana” sottolinea Marchetti, primo cittadino di un comune che vede la presenza di un solo medico di base per quasi duemila abitanti. “Molti dei miei cittadini scelgono il medico di base ad Urbino, sempre se lo trovano. Non si può parlare di Case di comunità quando mancano i medici: serve dare un segnale”.
L’intervento più sul punto è quello del vicesindaco di Fermignano Alessandro Betonica, di professione medico di medicina generale. “Se non si studiano percorsi alternativi per l’accesso ai reparti d’urgenza, i Pronti soccorso in realtà come la nostra rischiano di rimanere l’unica porta d’accesso e non riescono a gestire un peso del genere”. Secondo Betonica, l’idea di utilizzare le Case di comunità per la gestione dei post-acuti, su cui spinge molto l’assessore Calcinaro per evitare il fenomeno del boarding – le lunghe attese per il liberarsi dei posti letto -, va rivista: “le degenze di queste patologie richiedono l’attenzione del personale medico ospedaliero”.
I problemi sulla costa sono altri
Di altro tenore le questioni sollevate dai sindaci dell’area costiera, Fano e Pesaro, come spiegato dal sindaco Luca Serfilippi e dall’assessore comunale Luca Pandolfi spingono per disincentivare gli ingressi autonomi in Pronto, che spesso si risolvono in codici verdi e bianchi e che sono la principale causa del sovraffollamento delle strutture. “Forse è il caso di iniziare a multare chi si presenta in Pronto soccorso per un’unghia incarnita” chiosa Serfilippi, ottenendo l’approvazione di Pandolfi seduto alle sue spalle
Dalla sindaca di Gabicce Mare Marila Girolomoni, invece, arriva la richiesta di promuovere una convenzione con gli ospedali della Romagna per garantire la mobilità sanitaria ai cittadini del confine che decidano di rivolgersi alle strutture sanitarie romagnole. La risposta dei dirigenti sanitari è che l’accordo attende da due mesi la ratifica da parte dell’Emilia-Romagna, ma va sottolineato che a novembre il presidente Michele de Pascale aveva annunciato di voler fermare il fenomeno dei pazienti da fuori Regione.
Eletto il nuovo organo di rappresentanza dell’Assemblea
L’incontro si è aperto con l’elezione del nuovo organo di rappresentanza, saltata nella riunione di maggio 2025 per l’abbandono dell’aula da parte dei sindaci dei piccoli comuni al momento della votazione. Questa volta nessun colpo di scena: i 29 sindaci presenti hanno approvato all’unanimità i quattro membri – uno per ogni distretto sanitario provinciale – che affiancheranno Gambini nel suo lavoro. A essere scelti sono stati Luca Serfilippi di Fano, Andrea Biancani di Pesaro, Diego Sabatucci di Pergola e Federica Battazzi di Belforte all’Isauro.
Palla a Carelli e Calcinaro
Dopo la votazione, c’è spazio per l’intervento di Carelli, che rivendica la bontà del lavoro svolto fino a questo momento. Particolare attenzione viene dedicata ai sette Punti salute – le strutture a gestione infermieristica che offrono servizi di prevenzione e assistenza sanitaria – già attivi nel territorio provinciale, con altri tre in fase di completamento. Sulle Case di comunità, strutture cardine della soluzione pensata da Calcinaro per mitigare le problematiche sanitarie regionali, Carelli ha fatto emergere che le uniche criticità riguardano quella di Gallantara, indietro nei lavori rispetto alla scadenza dei fondi Pnrr prevista per il 31 giugno 2026.
Prima delle domande dei sindaci parla anche Calcinaro, indicando le tre criticità trasversali del servizio sanitario regionale: l’assenza di personale medico; il sovraffollamento dei Pronto soccorso e la lunghezza delle liste d’attesa. Agli ultimi due punti, l’assessore spera di rispondere con l’inaugurazione delle Case di comunità e il piano di assunzioni straordinarie lanciato dall’Ast di Pesaro e Urbino.
Una speranza condivisa, pur con molti scetticismi, dai sindaci dell’entroterra marchigiano, che nell’incontro hanno avuto finalmente modo di esporre il loro punto di vista sui problemi che affliggono la sanità locale. Ora, la palla passa nelle mani dell’assessore alla Sanità e al direttore Carelli.




