Campus Mattei, cedimento sotto controllo. Nuova sede di Geologia dal 2028

di ELISA MATTA

URBINO – La professoressa di Georisorse minerarie Patrizia Santi trasporta due pesanti borse: contengono microscopi, libri e altri strumenti che ha dovuto portare via dal suo laboratorio. “Non si è trattato di una frana, solo di un cedimento strutturale. L’emergenza c’è, ma è tutto sotto controllo” dice al Ducato. Un pilastro nell’edificio che ospita i laboratori di geologia e biologia al Campus Scientifico “Enrico Mattei”, fra Urbino e Fermignano, è ceduto mercoledì 4 febbraio, un abbassamento di circa 20 centimetri che ha causato il rigonfiamento del pavimento di un bagno dell’edificio facendo saltare alcune piastrelle. Dopo la segnalazione del personale della facoltà la struttura è stata evacuata, come riporta il Resto del Carlino. Nel frattempo, sono già in atto i sondaggi del terreno per la creazione di un nuovo edificio dove saranno trasferiti i laboratori. Ma bisognerà aspettare probabilmente fino al 2028.

L’esterno della sede di Geologia del campus Enrico Mattei

Docenti e dottorandi si sono dovuti trasferire in un’altra ala dello stesso campus, come ha fatto anche la professoressa Santi. “L’Ateneo si è mosso velocemente per organizzare il trasferimento e sappiamo che sono in atto progetti per darci dei nuovi spazi”, continua. “In questo momento stiamo avendo disagi, non avendo più a disposizione i nostri uffici, ma facciamo buon viso a cattivo gioco”.

Lavori in corso: il futuro del campus

A pochi metri dalla facoltà, due operai manovrano una sonda sul piazzale dell’ex eliporto: serve per saggiare la consistenza del terreno in profondità e verificare se lì si potrà costruire la nuova struttura che ospiterà i laboratori di Geologia. La sede, come il resto del campus, sarà costituita da un prefabbricato dove verranno trasferiti i laboratori, dice Olimpio Gineprini, referente universitario del campus Mattei. “Verrà sostituita una sede ormai vecchia, costruita negli anni ’70. La nuova sede, a differenza di quella precedente, potrà anche beneficiare dell‘impianto di riscaldamento geotermico che regola la temperatura di tutto il campus”.

La vecchia sede oggetto dello sgombero, a destra, e lo spazio di sondaggio del terreno, a sinistra

“La struttura è stata costruita nel 1975 ed è isostatica, quindi poggia soltanto sul terreno e non è interrata”, spiega il responsabile dell’area Edilizia, sicurezza e sostenibilità dell’Università, l’ingegnere Enrico Benagli. “Questo tipo di costruzione è tipico di quel periodo, prima che entrassero in vigore le normative moderne. Non siamo ancora sicuri delle cause precise, ma supponiamo che dipenda dalla pioggia o dal drenaggio delle acque. Perciò, visto che la struttura poggia su un terreno argilloso, con la modifica della quantità d’acqua nel terreno l’argilla si è deformata e ha fatto cedere una fondazione. In questo caso le fondazioni non sono collegate fra loro, come accadrebbe se l’edificio fosse stato costruito oggi, quindi non c’è l’intera struttura a reggerle, ma si comportano separatamente l’una dall’altra”.

“Era già stato previsto che la struttura andasse demolita”, prosegue Benagli. “Dal 2020 abbiamo stabilito un Master Plan per la demolizione e la ricostruzione degli edifici, poi abbiamo lavorato per stralci sulle varie aree del campus secondo i finanziamenti ministeriali che ricevevamo, per questo ancora i lavori non erano stati completati. Abbiamo soltanto anticipato un lavoro, quello dello sgombero, che sarebbe comunque stato svolto”. Quali sono i tempi adesso per il completamento dei lavori? “Adesso siamo in periodo di progettazione esecutiva, che dovrà essere completata entro l’estate. Progettiamo quindi che a settembre ci sarà la demolizione e poi partirà un cantiere che durerà almeno 24 mesi, dall’estate 2026 all’estate 2028”.

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