di MANUEL MORGANTE
URBINO – Quando ha iniziato a occuparsi di volontariato, Giacomo Biagiotti, di professione educatore pedagogico, si rifiutava di parlare in pubblico a causa della dislessia. Col tempo ha messo da parte la paura e l’imbarazzo spinto dalla volontà di fare del bene al prossimo. Una convinzione che da Fermignano lo ha spinto a partire per l’Etiopia, come racconta per telefono al Ducato, mentre si trova proprio nel sud-est del Paese africano, a Dalba, per inaugurare un asilo nido. La struttura è stata costruita grazie all’associazione “Sycolagia”- in etiope “Amore e fratellanza” -, un ente no profit creato da lui nel 2020. Obiettivo, racconta Biagiotti, rendere i bambini autonomi attraverso l’istruzione: “Ogni regione ha la sua lingua e le persone non si capiscono tra loro in un raggio di venti chilometri. Vogliamo dare loro la possibilità di superare queste barriere comunicative, come ho fatto io con la dislessia, facendomi aiutare”.
Oltre alle difficoltà linguistiche, Biagiotti ha incontrato altre sfide come povertà e guerre, che ci racconta con voce stanca, non dormendo da giorni: “In Etiopia ero già stato altre volte, ma solo dopo aver creato l’associazione ho deciso insieme ad alcuni amici di fare qualcosa di concreto. Dopo che siamo entrati in contatto con Abba Renzo, un frate cappuccino che ha vissuto quarant’anni in Africa, abbiamo preso la decisione di costruire questo asilo nido”, dice.
Progetti vecchi e nuovi
Le difficoltà, soprattutto all’inizio, sono state enormi: “La zona era sperduta, i collegamenti stradali erano pochi e difficili. Durante la costruzione, iniziata nel 2022, i prezzi dei materiali sono quadruplicati a causa dello scoppio di guerre nel nord dello stato”. Nonostante le sfide di questi anni, continua Giacomo, l’asilo è quasi ultimato: “La struttura è pronta, mancano alcune cose come la recinzione e imbiancare i muri. Dobbiamo pensare anche a un finanziamento annuo, poiché un professore percepisce in media 150 euro”. Biagiotti ha già immaginato come farlo:” Abbiamo pensato di comprare un campo sui quali il custode potrà coltivare ortaggi e venderli, sia come sostentamento personale che per pagare i docenti”. Anche altri progetti sono in cantiere, come ci racconta: “Vicino a Dalba stiamo costruendo una scuola elementare/media, ma al momento i lavori sono fermi per problemi della struttura. Più avanti vogliamo costruire una scuola superiore e un pozzo in questa zona”.
Il volontario italiano ci tiene a sottolineare che non ha mai chiesto finanziamenti a terzi: “Tutti i soldi li abbiamo raccolti con serate di beneficienza. All’inizio ero disorientato, non sapevo come organizzare questi eventi per i giovani”. Quello che non è mai mancato, per Biagiotti, è stato il sostegno emotivo della famiglia e della propria città, Fermignano. E grazie al volontariato ha potuto costruire una seconda casa, trovando l’amore sette anni fa: “In Etiopia ho incontrato la mia futura moglie, ora abbiamo una figlia, Amelie. Il nuovo asilo avrà proprio il suo nome”.

Una scelta di cuore
“Sono entrato in questo mondo quando avevo ventun’anni, grazie a Luigi Ugolini, un laico che, con il centro missionario Vallefoglia, ha organizzato moltissimi viaggi in giro per il mondo”. È stato in una di queste prime missioni in Etiopia che ha fatto nascere in Biagiotti la passione nell’aiutare le persone: “La prima volta che sono stato qui ho capito quale fosse la mia strada”, afferma con voce convinta. “Mi sono detto ‘basta’, devo fare questo e ho mollato gli studi in biologia. Ora ho 34 anni e sono orgoglioso di questa scelta”.
Non sono mancati momenti complicati: “Faticavo a capire le persone, a muovermi tra loro, mi arrabbiavo perché tutto si faceva lentamente e non sapevo cosa fare. Poi è arrivato frate Abba Matheos, che ha sostituito Abba Renzo quando è deceduto, dandomi una mano per accelerare la costruzione della struttura. Nella lingua aramaica, Abba significa “padre” e loro lo sono stati per me nei momenti difficili”.
Un segno lo ha lasciato anche un episodio accaduto nel primo viaggio ad Addis Abeba, dice il cooperante italiano: “C’era un signore di cinquant’anni, ma sembrava ne avesse novanta. Era magrissimo. Stava piovendo, così gli ho prestato il mio k-way. Il giorno dopo mi ha portato il suo cibo. Mi sentivo distrutto emotivamente, ma poi ho compreso la differente visione della vita che c’è in questo Paese”. Continua Biagiotti: “Nonostante gli manchi tutto, come istruzione, casa, internet, e vivano alla giornata, non perdono mai il sorriso e la generosità. Anche stamattina quando sono sceso dall’auto i bambini mi hanno assalito, ci siamo messi a giocare a calcio”.

Avvicinare i giovani
“Molti non capiscono perché non mi appoggi a sponsor per sostenere economicamente i miei progetti”, dice Biagiotti. Per lui, però, non sarebbe un sostegno vero ma solo di facciata, poiché queste azioni devono venire dal profondo del cuore: “In ogni lavoro che faccio cerco di condividere il voler fare bene e vorrei trasmetterlo ai ragazzi, che vedo non attratti da questo mondo”.
Non vuole usare la parola abbandono, perché non si è mai sentito solo Biagiotti. Ha sempre avuto intorno amici e colleghi che credevano come lui in quello che facevano: “Io lavoro come educatore in una onlus dove ci sono tanti ragazzi migranti che con coraggio raccontano le loro storie, e mi aiutano nella beneficienza”, ci dice.
Fondamentale per lui è far capire a più ragazzi possibile il significato di fare del bene: “Quando parlo di volontariato trovo gente ancora scettica. Invece vorrei che i giovani guardassero oltre, sentissero la voglia di cambiare il mondo”. Un appello, quello del volontario italiano che si conclude con questo messaggio: “La felicità per me è amare , donare. So che possono sembrare frasi fatte ma sono convinto di questo. Non sarai mai triste se farai del bene e far capire ai giovani che esiste un noi ci permetterebbe di superare l’egoismo della società attuale”.




