di GIACOMO CECCOLINI
Non capita tutti i giorni di vedere dal vivo una doppietta azzurra, soprattutto alle olimpiadi invernali. Francesco Bondanese, ex studente e ora lavoratore a Urbino, ha avuto questo privilegio partecipando ai Giochi di Milano-Cortina come supervisore di area a Livigno. Mentre ci parla del suo lavoro, Francesco non nasconde l’emozione provata durante alcune gare e la felicità per aver condiviso questa esperienza con persone, per lo più volontari, provenienti da tutto il mondo. E anche se la pace olimpica non è stata rispettata, la sua sensazione è quella di trovarsi davanti a un futuro migliore.
L’impegno di Francesco
Per la Fondazione Milano-Cortina, Francesco lavorava nel Livigno Snow Park, una delle venues (sito di gara) più grandi all’aperto dell’intera olimpiade. “Fondamentalmente gestivo gruppi di oltre 30 volontari per turno in diverse zone, dalla biglietteria alle aree di competizione. Abbiamo iniziato il 5 febbraio, lavorando non-stop con circa 5.000 spettatori al giorno. È stato molto impegnativo, eravamo sempre sul campo a coordinare gli eventi”, spiega Francesco.

Nella sua area di competenza si svolgevano quattro discipline: ski cross, lo slopestyle, il big air e il giant parallel slalom. Ha assistito all’oro della cinese Elieen Gu e alla doppietta azzurra nello ski cross, con l’emozionante dedica, dopo l’argento conquistato, di Federico Tomasoni alla sua ragazza, morta nel 2024. “È difficile anche mantenere la professionalità quando vedi una cosa del genere: è stato molto, molto toccante”, ammette Francesco.
La professionalità di tutti
All’inizio delle Olimpiadi, alcuni hanno affermato che le venues non erano pronte. “In realtà non era così. Certamente c’era ancora da fare. Io sono arrivato il 26 gennaio, esattamente un mese fa. Ho trovato un team molto disponibile, che ha lavorato giorno e notte, anche oltre il proprio turno, per rendere tutto quanto a prova di spettatore, per mantenere la sicurezza, per fare in modo che tutto andasse bene. Erano dei veri e propri appassionati”. E sui volontari: “Sono stati molto professionali. Può sembrare che vengano solo per ricevere la divisa, ma non è stato così. Ho trovato grande collaborazione e generosità”.
Una speranza per il futuro
In un momento di crisi internazionale, Francesco, grazie alla sua esperienza olimpica, ha visto uno spiraglio positivo per il futuro: “Vedere persone che anche nelle proprie diversità, si trovano bene tra loro, stanno in pace, superando anche la barriera linguistica mi ha reso molto ottimista. Ho visto persone di altre nazionalità che condividono i miei valori, le mie idee, diverse nella lingua, ma simili nel credo.” Francesco conclude dicendo che è stata un’emozione magica, un’esperienza ti capita una volta nella vita, ma che, come lui stesso ammette, difficilmente potrà ripetere alle Olimpiadi estive di Los Angles 2028: “Con la situazione politica che c’è non sono molto propenso e poi i costi sono troppo elevati”.
