di MANUEL MORGANTE
URBINO – Giudizio negativo anche da Urbino sulla sperimentazione del software Dedalus, piattaforma per la gestione di cartelle cliniche e procedure diagnostiche digitali negli ospedali del territorio. Il progetto, introdotto dalla Regione Marche a inizio estate, dopo appena pochi mesi è stato sospeso per i problemi riscontrati nel suo utilizzo. Il Ducato ha raccolto la testimonianza di un dottore dell’Ospedale di Urbino, uno degli otto presidi che ha preso parte alla sperimentazione: “Il reparto di Chirurgia è stato il primo in cui è stato introdotto questo software, ai primi di dicembre mi sembra. Mi risulta che sia poi stato utilizzato in tutto l’ospedale, sicuramente nel Pronto soccorso e in sala operatoria. Il reparto rianimazione usa un programma diverso”.
Un cambio troppo radicale
Secondo il medico, il problema maggiore non risiede nella digitalizzazione in sé, ma nel sistema scelto, troppo complesso: “In altre regioni Dedalus è impiegato da anni ormai. Qua, invece, la decisione di usare questo programma è stata presa troppo presto, senza avere un sistema ben collaudato che lo supportasse. Un po’ come avere una Lamborghini, ma senza i soldi per la benzina. Prima avevamo una raccolta dati mista, cartacea e digitale: un sistema transitorio, ma semplice da usare. Dedalus, invece, si è rivelato estremamente lento e non sempre funzionante”.
La stessa Dedalus ha detto al Corriere Adriatico che “il progetto è molto articolato e complesso, implementato con il supporto di molti partner industriali già presenti negli ospedali marchigiani per la gestione dei diversi componenti, con i quali Dedalus” ha dovuto interagire e ha aggiunto che “una parte significativa dei disagi che si sono verificati è riconducibile ad alcuni di questi sottosistemi preesistenti – che devono necessariamente imparare a parlarsi – e alla connettività: interruzioni imputabili alla rete che determinano inevitabili rallentamenti”.
Una delle principali critiche mosse è sul fatto che quello che doveva essere un programma per semplificare il lavoro si è rivelato un problema: “Molte volte chi decide non è gente esperta, non si interfaccia con noi operatori. Per esempio, con questo sistema, gli infermieri non possono più chiedere gli esami direttamente, deve farlo il medico e questa è una complicazione quotidiana. I soldi del Pnrr (Dedalus è stato finanziato con questi fondi, ndr) potevano essere usati in maniere diversa; per esempio si poteva assumere più personale nei reparti in maggior sofferenza, come cardiologia”.
Il medico ci tiene, però, a ricoscere il lavoro svolto dai tecnici informatici, che ogni giorno assistono i sanitari nell’utilizzo di Dedalus. Nonostante ciò, continua l’operatore, anche loro si trovano in forte difficoltà con il software. Poi conclude con una riflessione amara: “Io lavoro da una vita in ospedale, e ho visto di tutto. Ma posso dire che oggi operiamo in condizioni molto più difficili rispetto a dieci o venti anni fa. Lo sforzo organizzativo deve essere fatto per semplificare le cose e non peggiorarle, come in questo caso”.
Un Dedalo da affrontare
La questione sarà trattata durante il Consiglio regionale di martedì 3 marzo alle 10, dopo che la Regione Marche ha deciso di sospendere la sperimentazione. “Abbiamo deciso di mettere in pausa il progetto e di riprenderlo dopo che tutti i problemi saranno risolti”, ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro. “Abbiamo contattato Dedalus, che ha già provveduto a migliorare il sistema, ma non è ancora abbastanza. Non possiamo fare altro che aspettare e vedere”, conclude Calcinaro. Anche opposizione e sindacati hanno criticato fortemente l’esperimento affermando che non affronta i problemi strutturali della sanità marchigiana.




