Neve sparita e impianti fermi: 15 giorni di attività sul Catria e solo due weekend sul Nerone

di CHRISTIAN REGIS

URBINO – “Siamo ormai consapevoli che la neve potrebbe non tornare più. Quest’anno abbiamo aperto solo due weekend”, dice Fabrizia del rifugio chalet principe Corsini sul monte Nerone a quota 1526 metri. Uno scenario amaro confermato dai dati dell’Osservatorio meteorologico Alessandro Serpieri. Quest’anno si registrano appena 36 centimetri totali di accumulo a Urbino. Di questi, ben 30 sono caduti durante l’unica vera nevicata di metà gennaio, mentre i restanti 6 risalgono a novembre. La tendenza non sembrerebbe cambiata rispetto l’inverno scorso quando i centimetri caduti erano stati 19,5 caduti per la maggior parte a dicembre 2024.

Tuttavia, è allargando lo sguardo agli anni passati che l’anomalia climatica evidenzia la sua entità. Le nevicate che un tempo caratterizzavano Urbino – senza dover scomodare lo storico racconto del nevone del 2011/2012 – sembrano oggi notevolmente ridimensionate. Se negli inverni dal 2000 al 2013 i centimetri di neve accumulati al suolo sono scesi sotto quota 40 solo una volta, dal 2014 al 2026 il quantitativo di neve caduto al suolo nella maggior parte degli anni – sette su 13 – non ha superato quella soglia.

Il racconto dei gestori degli impianti sciistici

Sul Monte Catria, Michele, gestore della stazione sciistica del monte Catria (1250 – 1500 metri), ha raccontato al Ducato che “in tutta la stagione ci sono stati solo 15 giorni di attività. In linea con l’anno scorso”. Stessa situazione sul Monte Nerone, dove le finestre di apertura si sono limitate a brevi intervalli: “Solo due weekend hanno consentito di sciare, a gennaio e novembre; l’anno scorso la neve era già sparita a Natale. Nel 2023 addirittura nel monte Nerone non si era sciato affatto. Ma se torniamo indietro di qualche anno la situazione cambia radicalmente: sciavamo molto di più”. Perfino la neve artificiale non sembra essere la soluzione: “Noi non la usiamo”, confermano all’unisono da entrambi i monti.

Di fronte alla scarse precipitazioni, i gestori di rifugi e impianti di risalita hanno virato verso soluzioni alternative. “Abbiamo dovuto diversificare, ormai il turismo montano si concentra soprattutto nei mesi estivi, con attività come trekking ed escursioni”, sottolineano dal Monte Nerone. Più ottimisti sul Monte Catria: “La stagione non è ancora finita. Ci sono stati anni in cui abbiamo sciato a marzo e persino a Pasqua. Aspettiamo la chiusura prima di trarre conclusioni affrettate”.

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