di ELISA MATTA
URBINO – Quindici anni fa veniva alla luce, quasi per caso, una casa romana di epoca repubblicana dentro le mura di Urbino, accanto al monastero di Santa Chiara. Una scoperta che poteva portare lustro a una città già ricca di storia, facendole ritrovare le sue origini più antiche e il suo patrimonio nascosto. Eppure, per Urbino, questa scoperta ha portato ben poche gioie, anzi, si è rivelata un ostacolo più che un valore aggiunto. La struttura è tornata alla luce nel 2009, dopo i lavori di drenaggio delle acque del centro storico: da allora è rimasta sepolta sotto un telo bianco, mentre intorno crescevano erbacce e sterpi e alcuni gatti formavano una colonia in attesa di risposte dalla città.
Interrogata dal Ducato su eventuali progetti di tutela dei siti, la Soprintendenza di Ancona e Pesaro e Urbino fa sapere che le opere di drenaggio per mettere in sicurezza il versante, che mostrava segni di instabilità, sono state completate. A febbraio sono stati trasmessi dal settore Manutenzione territorio e Opere pubbliche gli elaborati relativi alle indagini preliminari sull’area. A oggi, la Soprintendenza è ancora in fase di valutazione dei documenti inviati dal Comune.
Una buona compagnia
La domus di Santa Chiara, tuttavia, non è l’unico reperto archeologico incastonato nella città: a pochi metri di distanza, in via San Domenico, c’è un teatro, anch’esso romano, che versa nelle stesse condizioni di abbandono della domus. Nell’ormai lontano 2015 si parlava di un progetto per aprirlo al pubblico “entro la fine dell’anno”. Undici anni dopo, la tettoia che lo copriva è stata rimossa, ma dal teatro nessun segno di vita. Nel 2019 è stato emesso parere favorevole al progetto di valorizzazione e fruizione del Comune e il teatro compare nel Piano integrato di attività e organizzazione 2026-28: accanto alla voce che riguarda il teatro, c’è scritto: “Completare gli scavi e creare un piano per l’organizzazione di eventi culturali”. Non esattamente un progetto dettagliato per un sito archeologico che, a differenza della domus, è in piena vista dal 1943.

Tanti rinvii e una questione ricorrente
La proprietà dell’area dove si trova la domus è del Comune di Urbino, che ha spostato sempre più in là l’inizio dei lavori. Nel 2021, il sindaco Maurizio Gambini parlava di un progetto definitivo già approvato e una gara d’appalto che sarebbe arrivata a momenti; nel 2023, il Comune destinava 770mila euro per le due strutture dagli 8,7 milioni di euro dal Pnrr per la riqualificazione del centro storico. Nel 2024 si parlava di “un nuovo progetto di valorizzazione dell’area”; nella nota di aggiornamento al documento unico di progettazione 2025-27, si legge riguardo alla domus: “Redatti progetti di fattibilità tecnico economica, si predispone il progetto esecutivo, gara e assegnazione lavori nel primo semestre 2025”. Infine, nell’intervista rilasciata al Ducato all’inizio del 2026, Gambini annuncia: “Gli interventi sono stati progettati e finanziati e i lavori partiranno a breve per essere completati entro il 2027”.
Il Ducato ha contattato il settore Opere Pubbliche e Patrimonio per avere conferme sui progetti in corso, ma non ha ottenuto risposte.

Progetti, note integrative, piani e dichiarazioni si susseguono da anni: il primo articolo del Ducato sull’argomento risale al 2013, quando già erano emersi problemi e ritardi nella gestione di un elemento fondamentale del patrimonio archeologico di Urbino. Sono passate generazioni di studenti e di urbinati che hanno camminato sulle stesse vie che i loro antenati percorrevano duemila anni fa, ma che sono andate via via a degradarsi sempre di più. Adesso si può soltanto intuire lo splendore antico di questi siti, sotto la vegetazione e l’immondizia gettata da passanti maleducati. Un gatto nero, forse lo stesso dell’articolo del Ducato del 2024, si gratta via di dosso la polvere, come a chiedere conto dello stato in cui versa quella che ormai è diventata la sua casa.




