I ricami delle donne di Urbino sulle bandiere della Palestina fanno vela verso Gaza

Le donne di Urbino che hanno partecipato all'iniziativa di ricamo collettivo per Gaza
di LUCA BAGNARIOL

URBINO – “Stammi bene, amica mia, e sappi che noi aspettiamo il tuo arrivo pregando, alzando le mani al cielo per proteggerti finché non arriverai sana e salva”. Le parole del piccolo gazawi Khaled, dedicate ad una delle partecipanti della prima spedizione della Global Sumud Flotilla, stanno attraversando il Mar Mediterraneo in direzione Gaza. Sono cucite, in arabo, su cento bandiere issate sulle imbarcazioni della nuova Flotilla salpata dal porto di Ancona domenica 22 marzo, nell’ambito dell’iniziativa di ricamo solidale “Com’è il cielo in Palestina?” promossa dall’artista pergolese Giovanni Gaggia. Dieci di questi vessilli sono stati ricamati a Urbino, grazie agli sforzi di un gruppo di 13 donne locali.

“Uno sforzo collettivo”

Il gruppo operativo nasce quando Maria Grazia Faraci, membro di Sinistra per Urbino e coordinatrice locale dei Sanitari per Gaza, inizia a cercare partecipanti. In breve tempo, ci racconta Maria Grazia, “la voce si è sparsa: siamo partite dall’associazione ‘Noi Donne di Urbino’, poi sono arrivate donne non affiliate a nessuno dei gruppi che avevamo contattato. È stato un passaparola spontaneo che, crescendo, ha coinvolto sempre più persone”.

Dopo aver raccolto adesioni, viene la parte difficile: iniziare a ricamare. Non tutte le partecipanti hanno esperienza nel campo, per cui è necessario incontrarsi e farsi guidare da mani esperte. “Abbiamo prenotato una sala comunale – racconta Faraci – e ci siamo affidate a Giusy La Greca ed Elisabetta Moci per capire come fare. Dopo questo primo incontro, gli impegni ci hanno impedito di incontrarci di nuovo, ma ci siamo costantemente aggiornate sul gruppo inviandoci le foto dei lavori in corso”. Un’esperienza che richiama la tradizione del ricamo palestinese, momento di aggregazione fondamentale per alcune delle comunità gazawi: “Abbiamo voluto riprendere qualcosa che fa parte della loro storia, farla nostra e restituirgliela in qualche modo”.

Anche senza condividere uno spazio fisico, l’esperienza coinvolge emotivamente tutto il gruppo. Movimento di mano dopo movimento di mano, i fili d’oro riempiono le bandiere della Palestina con le parole del piccolo Khaled. Tempo una settimana e i dieci vessilli sono pronti per essere imbarcati sulla nuova Sumud che ha lasciato le coste marchigiane domenica scorsa.

L’occasione vien cenando

L’occasione per prendere parte all’iniziativa arriva durante la tre giorni di fine gennaio organizzata da numerose realtà socio-politiche di Urbino – Sinistra per Urbino, l’Arci provinciale di Pesaro-Urbino, l’Anpi di Urbino, l’Unione degli Universitari, l’Istituto per la storia del movimento di Liberazione Cappellini, i Sanitari per Gaza, il Gas Nomade ed i Gruppi di acquisto solidale, gli Scout Cngei, il Partito della Rifondazione comunista di Pesaro e Urbino e il Pci di Pesaro-Urbino – per raccogliere fondi a sostegno del progetto Tom – Tutti gli occhi sul Mediteraneo, la flotta civile dell’Associazione ricreativa culturale italiana per il monitoraggio e l’assistenza delle persone migranti nelle acque del Mediterraneo.

Maria Grazia spiega che l’idea è stata proposta a cena da Silvia Severini, l’impiegata pubblica di Ancona che aveva preso parte alla prima spedizione della Flotillia abbordata dall’esercito israeliano l’1 ottobre 2025. “Dopo averci raccontato della sua esperienza – racconta Maria Grazia – Silvia ci ha parlato dell’iniziativa di Gaggia. Non ci abbiam messo molto a dare la nostra disponibilità a partecipare”.

Ancona, Milano, Mondovì, Pescara, Roma, San Benedetto del Tronto, Teramo, Torino, Venezia, Verbania ed infine Urbino. Undici città per cento bandiere, con ben dieci assegnate alla città ducale. “Viste le altre città partecipanti, non ci aspettavamo che una realtà piccola come Urbino ottenesse così spazio” .

Tenere viva l’attenzione

“La guerra in Iran ha distolto l’attenzione dalla Striscia, dove è ancora in corso un progetto genocidario” conclude Maria Grazia, ricordando che la partecipazione all’iniziativa di Gaggia non sarà l’unico appuntamento dedicato alla Palestina nelle prossime settimane.

In attesa di notizie dalla Sumud, nella speranza che questa volta le imbarcazioni riescano a raggiungere le coste di Gaza e portare il sostegno di cui ha bisogno il popolo palestinese.

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