di FRANCESCO FLORIS
URBINO – Non è stata solo una maestra di ginnastica, ma anche un esempio di vita. Si è spenta a Urbino, a 89 anni, la professoressa Egle Abruzzini, figura di enorme importanza della ginnastica ritmica italiana e internazionale. Dal 1961 al 2000 ha insegnato alle scuole medie e all’Istituto superiore di educazione fisica (Isef) della città ducale, formando migliaia di studentesse e studenti, poi diventati insegnanti e professionisti del settore. Il figlio, Roberto Bensi, la ricorda al Ducato: “Ha lasciato un segno nell’attività motoria e nello sport, un mondo legato a questa città”. Anna Rita Calavalle, sua ex allieva e collega: “Era una persona che indicava la strada, un punto di riferimento”.
Urbino prima della ginnastica ritmica internazionale
Negli anni ‘60 partì il progetto per portare l’Isef nella città ducale. Egle Abruzzini era tra i docenti provenienti da Roma che per primi fecero partire il corso, come racconta il figlio: “Lei è arrivata qui con il gruppo di pionieri dello studio dell’educazione fisica”. Una carriera che continuò in crescendo fino alle Olimpiadi di Pechino 2008, con gli incarichi ai vertici federali nazionali, l’esperienza da giudice e il ruolo di presidente del Comitato tecnico della ginnastica ritmica internazionale.
“Una cosa che mi rende orgoglioso – continua Bensi – è che lei rivoluzionò la ritmica non solo da un punto di vista tecnico, ma anche nella correttezza del giudizio. Allora, la politica – in un periodo in cui la ginnastica era molto diffusa nei paesi dell’est Europa – aveva un peso molto forte e lei inventò un sistema di squalifica dei giudici che sbagliavano apposta per danneggiare le squadre avversarie”.
La sua competenza e la sua correttezza sono state costruite nel lavoro quotidiano e riconosciute a tutti i livelli: “Ricordo – racconta il figlio – le notti che passava a studiare i criteri di squalifica. È rimasta in federazione perché tutti le riconoscevano la neutralità”.
Un punto di riferimento nello sport e nella vita
“Abbiamo fatto una carriera insieme. Senza di lei oggi non ci sarebbe stata la facoltà di Scienze motorie a Urbino”. Così Anna Rita Calavalle, ex professoressa di Scienze Motorie di Uniurb e ginnasta, racconta il suo legame con la sua maestra, poi diventata collega. “Se non avessi incontrato lei – continua – sarei diventata una teppistella, perché avevo diversi problemi familiari. Sono entrata in questa avventura bellissima ed è diventata la mia vita”.
Tra i principi cardine trasmessi agli studenti vi era il senso di responsabilità, con la cultura del lavoro e del sacrificio per raggiungere gli obiettivi. L’etica professionale andava di pari passo con la gentilezza: “Sono entrata all’Isef con lei come esercitatrice, poi è diventata ispettrice centrale al Ministero della pubblica istruzione. Ha aspettato che io avessi l’abilitazione per potermi cedere l’insegnamento” dice Calavalle. Anche un vicino di casa, fortemente legato alla sua famiglia, ne parla al Ducato: “Era una signora sempre disponibile. Aveva molta fiducia in me, tant’è che mi diede anche le chiavi del suo cancello per guardare la sua proprietà. Mi parlava sempre di quando era stata in Unione Sovietica, anni fa”.
Sono numerosi i ricordi e gli attestati di stima sotto all’ultimo post Facebook, in cui Egle Abruzzini ha salutato amiche e amici. Tra i commenti non mancano le parole dei suoi ex studenti: “Lei non ci ha insegnato soltanto l’educazione fisica e la ginnastica ritmica, ma è stata anche una maestra di vita, con la sua dedizione al lavoro, con la sua intelligenza e lucidità mentale, pronta a seguire ogni progresso con conoscenza e fermezza, continuità e impegno. Lei è stata una donna eccezionale, al di fuori degli schemi, studiosa e battagliera, composta e solida. Grazie per averci insegnato a essere insegnanti”.




