di CARLA DELLE VEDOVE e CHRISTIAN REGIS
URBINO – La popolazione di Urbino è scesa da 15.627 abitanti nel 2010 a 14.040 nel 2025. Secondo il sociologo urbano Eduardo Barberis, intervistato dal Ducato, questo abbassamento non deriva da carenze economiche, ma da questioni sociali e culturali. A riprova di ciò, Barberis evidenzia lo squilibrio commerciale tra l’alto numero di attività di ristorazione e la scarsità di altre tipologie di negozi e servizi come botteghe e casalinghi. Il Pug (Piano urbanistico generale) può “diventare l’occasione per riflettere su che città si vuole essere domani, oltre l’emergenza quotidiana”. La chiave? “Costruire un ecosistema articolato di attività plurali: lavorative, culturali, sociali e sportive”.
Il Pug come possibile soluzione
Secondo il sociologo, “il piano urbanistico generale potrebbe essere una grande opportunità per la città ducale, purché sia ben concepito”. Il successo del piano “dipenderà in gran parte dalla definizione della strategia che il Comune deciderà di seguire e quali meccanismi di partecipazione verranno adottati”.
A tal proposito, Barberis suggerisce il modello delle “future conferences”, un metodo progettato per guidare il cambiamento organizzativo coinvolgendo attivamente tutti i cittadini: “Il percorso prevede assemblee aperte anche a bambini, anziani e immigrati, chiamati a collaborare per affrontare le sfide di Urbino e delinearne il futuro”. Anche l’architetto Mario Cucinella che durante la presentazione dell’inizio lavori del Pug ha posto l’accento proprio sulla partecipazione della cittadinanza alla stesura del piano: “Il dialogo sarà necessario. Il piano deve rappresentare tutti, si fa insieme. Verranno organizzati degli incontri per intercettare desideri, vocazioni e ambizioni di tutti. Si farà poi una sintesi” aveva detto.
I problemi della città ducale
“Non sono le opportunità economiche il problema fondamentale”, precisa Barberis, puntando invece il dito sul rischio di un’economia “che gira solo intorno all’università”. Pendolari da Pesaro raggiungono la città per lavoro, ma non come casa in cui vivere: “Urbino è vista come meno attrattiva per una rete di opportunità sociali e culturali carente”.
Lo spopolamento non incide solo sui numeri, ma sulla la vivibilità quotidiana: “Dove compro le cose? – si chiede il sociologo – se c’è desertificazione commerciale e il centro è ridotto a un posto dove si mangia e basta? Urbino perde vivibilità, con servizi di vicinato assenti e un rapporto complicato con la movida studentesca che spinge molti a scegliere di vivere fuori, alimentando scetticismo sul centro storico”.
Trattenere gli abitanti “storici” e attrarne di nuovi
Un ulteriore problema riguarda i giovani qualificati che tendono a lasciare la città, ma “in sé non è un male: significa circolazione di opportunità”, spiega Barberis. La sfida è creare occasioni su misura per gli urbinati che non sono mai andati via e frenare le chiusure dei negozi con “startup e iniziative locali”.
La sfida principale resta trattenere i nuovi cittadini: “Io faccio parte di una generazione che 20 anni fa ha studiato a Urbino e ci è rimasta – ricorda il sociologo – ma oggi è più difficile rispetto al passato”.




