Nasce “Lo Strillone”, la newsletter del Ducato sui media

Lo Strillone

Ciao,
questa non è un’esercitazione. Ripeto: questa non è un’esercitazione.

Questo è il numero 0 de Lo Strillone, una newsletter settimanale sulle trasformazioni nel mondo dei media curata dalla redazione del Ducato e realizzata in collaborazione con Good Morning Italia. Partirà a settembre, ma ve la presentiamo con qualche mese di anticipo perché nasce da un laboratorio in cui abbiamo testato formato, tono e contenuti prima del lancio ufficiale.

Negli ultimi anni il modo in cui produciamo e consumiamo informazione è cambiato profondamente. Le piattaforme hanno ridefinito la distribuzione, i modelli economici sono diventati più fragili e il rapporto con il pubblico si è fatto più diretto – e più complesso. In questo contesto orientarsi non è semplice. Le notizie non mancano, ma spesso manca una selezione che le metta in relazione tra loro e le inquadri.

Lo Strillone nasce da qui. Ogni settimana selezionerà alcune delle notizie più rilevanti sul mondo dei media e dell’editoria, le affiancherà a letture dalle principali testate internazionali e analisi della redazione del Ducato.

Ci ritroviamo a settembre su Substack.



Affare fatto? Il Gruppo Gedi è passato al gruppo Antenna: le testate, tra cui Repubblica, le radio e la concessionaria pubblicitaria della famiglia Agnelli-Elkann diventano di proprietà degli armatori greci Kyriakou, attivi nei media, nella produzione di contenuti e nell’intrattenimento. Antenna è gestita da Theodore Kyriakou che ha legami con Donald Trump e con l’Arabia Saudita, Paese che attraverso il controverso fondo sovrano possiede una quota del gruppo. I giornalisti si sono mobilitati contro la vendita perché ritengono possa mettere a rischio la continuità occupazionale e la linea editoriale delle testate (Il Post). Il 4 marzo inoltre il Gruppo Gedi ha firmato un contratto preliminare per cedere La Stampa al Gruppo Sae (Sky TG24), guidato dall’imprenditore abruzzese Alberto Leonardis e che comprende le testate locali precedentemente di Gedi, oltre a La Nuova Sardegna


Restrizione illegittima. Il 20 marzo il giudice federale Paul Friedman ha deciso che le restrizioni imposte dal Pentagono ai giornalisti violano il Primo Emendamento. A ottobre 2025 il Dipartimento aveva imposto ai reporter di pubblicare solo dichiarazioni ufficiali. Il 31 marzo Friedman ha convocato una seconda udienza perché il Pentagono non starebbe rispettando la decisione, impedendo alla stampa di accedere al “corridoio dei corrispondenti”, area in cui i giornalisti entrano in contatto con i funzionari (Politico).

Appello ai lettori. L’editore del New York Times Arthur Gregg Sulzberger ha invitato in uno spot i lettori ad abbonarsi anche ad altri media, non solo al proprio giornale: un modo per richiamare l’attenzione sul declino del settore dell’informazione. Secondo Nieman Lab, il quotidiano statunitense può però permettersi di incoraggiare i propri lettori ad abbonarsi ad altre testate grazie all’elevato numero di abbonamenti digitali sottoscritti lo scorso anno, 1,4 milioni.


Braccia incrociate. Il 27 marzo i giornalisti hanno scioperato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da dieci anni. È la seconda giornata di mobilitazione di un pacchetto di cinque: la prossima sarà il 16 aprile. Dal 2016 i carichi e i ritmi di lavoro sono aumentati, mentre le retribuzioni sono rimaste ferme, scrive il sindacato dei giornalisti Fnsi. In Italia i giornalisti assunti sono circa 17 mila, ma sono il triplo i freelance. In media lo stipendio è di 59 mila euro lordi l’anno, ma questo dato nasconde forti differenze a seconda dell’inquadramento e della grandezza delle testate. Le donne guadagnano in media il 18% in meno degli uomini (Internazionale). 

  • In sciopero anche i giornalisti di Citynews: la mobilitazione – iniziata il 25 marzo e durata 48 ore – nasce in risposta al licenziamento senza preavviso di cinque giornalisti dipendenti e ai cambiamenti nel contratto di lavoro (Roma Today). Tra le probabili cause dei tagli, la sanzione da otto milioni di euro che l’Inps ha comminato a Citynews e Ciaopeople per contributi non versati (Il Fatto Quotidiano). 

Questione etica Alcune testate hanno pubblicato, anche se oscurando alcune parti, il video trasmesso su Telegram dal ragazzo di 13 anni che a Trescore Balneario, Bergamo, il 25 marzo ha accoltellato la sua professoressa. Il sindacato Usigrai si è opposto alla pubblicazione, sollevando un problema deontologico, richiamando alle regole sulla tutela dei minori. Secondo il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, la pubblicazione del video inoltre è un fatto grave perché può indurre all’emulazione. Alcune testate hanno deciso di non rilanciare il filmato (Professione Reporter). Ripubblicare il video, sottolinea Today contribuirebbe inoltre a normalizzare le atrocità e alimentare il voyeurismo secondo le logiche dei social, ma senza aggiungere niente alla notizia.

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Sono i milioni di euro destinati agli editori tramite finanziamento pubblico quest’anno. Oltre la metà dei fondi va a Rcs, Gedi, Cairo Editore, Editoriale Nazionale, Mondadori e Nem. Per la prima volta anche Il Fatto Quotidiano ha chiesto fondi pubblici (gli spettano circa 722 mila euro) (Professione Reporter). 


Luca Bagnariol, giornalista della redazione del Ducato, spiega in un’analisi pubblicata sul nostro sito il caso del presunto dossieraggio sul Secolo XIX da parte del presidente della Regione Liguria Marco Bucci.

Lo Strillone nasce nel laboratorio dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino ed è realizzata dalla redazione del Ducato in collaborazione con Good Morning Italia.

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