San Valentino di crisi a Urbino. Ristoranti e hotel vuoti. “I fiori alla grande”

Di EMILIA LEBAN

URBINO – Quest’anno la festa degli innamorati non ha “acceso” Urbino. Le giornate si fanno più calde e più lunghe, la primavera si avvicina, e il giorno di San Valentino è capitato proprio a ridosso di un weekend. Ma non è bastato ad attirare i turisti e coppiette nella città ducale, dove le camere occupate negli alberghi e nei b&b si contano sulle dita di una mano. Niente “fuga d’amore”, e pochissime cene a lume di candela, sono scarse infatti anche prenotazioni nei ristoranti, raccontano i gestori. Tra le eccezioni, la Fornarina. I fiorai invece fanno ancora affari d’oro.

“Tra zona arancione e caro bollette la gente non esce più”

“Abbiamo cinque prenotazioni oggi, due a pranzo e tre a cena”, spiega al Ducato Nicola, cameriere al ristorante La Balestra. “L’anno scorso siamo stati chiusi perché era zona rossa, ma negli anni precedenti avevamo il locale pieno zeppo di coppie. Organizzavamo anche serate a tema, con candele e rose”.

In una via poco distante un cartello rosso prova ad attirare l’attenzione: “Il 14 febbraio si accettano prenotazioni a pranzo e cena”, dice. Eppure, sul libretto delle prenotazioni è segnato un solo nome. “Puoi riempire il locale di cuoricini, ma è tutto inutile – ci spiega rassegnata la proprietaria dell’Osteria Km Zero – Tra zona arancione e caro bollette la gente non ha più voglia di uscire”. La Cucina di Taty ha riaperto oggi dopo un mese intero di chiusura. San Valentino, però, non ha portato loro nuovi clienti e continuano a sperare nel ritorno degli studenti e dei turisti. Nel frattempo, però, non possono tenere aperto tutte le sere, e questa sera non fa eccezione. Invece, sembra che il rifugio delle coppiette felici di Urbino sia La Fornarina, storico ristorante del centro. A quanto pare loro fanno eccezione: “Abbiamo una ventina di prenotazioni per questa sera – dice Marica, la titolare del ristorante – Sono quasi tutte coppie”.

“Il comune non ha valorizzato le nostre bellezze”

Anche gli alberghi se la passano male. Al b&b Albornoz ci sono solo due camere prenotate e all’Hotel dei Duchi tre. All’Hotel Raffaello preferiscono non dire il numero ma confermano che “le cose vanno male, abbiamo molte meno prenotazioni rispetto al periodo pre-Covid”. “In passato ci agganciavamo a Gradara, la città di Paolo e Francesca, e molti turisti venivano anche qui”, racconta Fabrizio dell’Hotel dei Duchi. Dello stesso parere è anche il personale dell’Albergo Italia. “Il problema è che il comune non ha organizzato nulla – ci spiegano – Gradara è riuscita a valorizzare il patrimonio artistico attirando turisti a San Valentino, mentre Urbino è ancora molto indietro sotto questo punto di vista”. Effettivamente il Palazzo Ducale è chiuso, ci dice delusa una coppia di turisti romani in visita.

I fiorai fanno affari d’oro

Ma chi non sembra avere di questi problemi sono i fiorai, troppo occupati persino per rispondere alle nostre domande. Fuori da La primavera di Galeotti c’è una lunga fila. La maggior parte sono studenti che escono dal negozio con in mano un piccolo bouquet di rose. “Ho comprato i fiori alla mia fidanzata, ma non andremo a cena fuori”, ci dice Alberto. Stessa cosa Tiziano, che in fila davanti al fioraio ci racconta che ha in programma solo una passeggiata romantica. Dietro al bancone, le due ragazze che oggi faranno orario continuato sono molto indaffarate: “Non ci lamentiamo – dicono – per fortuna i fiori a San Valentino vanno alla grande”.

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